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Aviaria: a rischio gli allevamenti sani

«Siamo ovviamente dalla parte di chi lavora per tutelare la salute dele persone, ma chiediamo anche che vengano tutelate le aziende sane, oggi colpite da danni economici importanti»

«Siamo ovviamente dalla parte di chi lavora per tutelare la salute dele persone, ma chiediamo anche che vengano tutelate le aziende sane, oggi colpite da danni economici importanti».

L’appello arriva dalla Confederazione Italiana Agricoltori, sede di Asti, ma è il frutto del malcontento registrato in numerosi allevamenti che si trovano nel raggio di “quarantena” istituito dalla Regione Piemonte dopo la scoperta del focolaio di influenza aviaria fra Montechiaro e Montiglio.

Ed è un appello rivolto ai servizi veterinari e a tutta la “filiera” di controllo ma anche burocratica che sta dietro al provvedimento preso una settimana fa direttamente dall’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta.

La notizia del rilievo di due focolai all’interno di altrettanti allevamenti di galline ovaiole nei comuni di Montiglio e Montechiaro, aveva fatto scattare l’esigenza dell’ordinanza controfirmata dal Governatore Chiamparino prevista dai protocolli sanitari.

Un’ordinanza con conseguenze pesanti: abbattimento (già avvenuto) delle galline degli allevamenti in cui sono stati accertati i focolai (50 mila animali) con conseguente distruzione delle uova, delle lettiere e dei mangimi con conseguente completa disinfezione di tutti i locali dell’allevamento e relative pertinenze.

Ma il provvedimento si estende, a cerchi concentrici, anche su tutta la zona circostante.

Gli allevamenti che si trovino nel raggio di 3 chilometri vengono esonerati dall’abbattimento, ma i titolari non possono commerciare jnè le uova prodotte nè gli animali.

Un po’ meglio per quelli che si trovano nel raggio di 10 chilometri che, dopo i controlli veterinari, possono commercializzare i prodotti e gli animali solo dietro una deroga precisa.

Insomma, un vero e proprio “fermo” delle attività degli allevamenti che ha la durata di 21 giorni.

Tutto questo è avvenuto in un periodo in cui vi è la punta massima di richiesta di uova da parte di panetterie, pasticcerie, piccoli e grandi laboratori artigianali per la produzione dei dolci per il Natale. Un danno enorme per questo settore produttivo, considerando che la zona di protezione e di sorveglianza individuata intorno ai due allevamenti astigiani, è densa di altre attività simili e se ne contano almeno una decina.l

«E’ giusto chiudere gli allevamenti a rischio e porre in essere ogni procedura di disinfezione a garanzia dell’incolumità di altri animali e delle persone – prosegue Alessandro Durando, presidente provinciale della Cia – ma siamo preoccupati per la sorte delle numerose aziende della zona che allevano ovaiole e galline e risultano del tutto esenti dall’infezione. Ad oggi sono già stati valutati danni per oltre 250 mila euro ma è una stima in costante crescita con il passare del tempo».

Quello che la Cia chiede, interpretando il pensiero di molti allevatori, è una maggiore rapidità nei controlli sanitari in modo da poter riprendere al più presto la propria attività considerando anche, sottolinea ancora Durando «che gli eventuali risarcimenti pubblici non potranno coprire più del 10% del danno e aziende sane ed immuni da ogni patogeno animale rischiano di subire danni così pesanti da portarle alla chiusura».

Daniela Peira

info@lanuovaprovincia.it

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