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«Quella delibera non aiuta i disabili»

Scoppia la querelle sulla nuova delibera della giunta che cambia i parametri per accedere ai contributi della Regione

«Il progetto Vita Indipendente, oltre ad essere previsto anche da una convenzione dell’ONU, è un diritto, non un’elemosina o un atto di assistenzialismo che il Comune di Asti può fare verso i portatori di handicap. Il nuovo regolamento, approvato dall’amministrazione Rasero, è un’involuzione del progetto, rompe la continuità dello stesso e, di fatto, mette a rischio il diritto all’autodeterminazione di quei soggetti che oggi usufruiscono del finanziamento pagato con soldi della Regione». E’ durissima la presa di posizione dei consiglieri di minoranza contro la riforma delle linee guida sulla Vita Indipendente disposta dalla delibera 588 della Giunta comunale.

La prima ad aver dato voce alla protesta dei beneficiari di Asti è stata la consigliera Angela Quaglia che già a inizio dicembre aveva presentato un’interrogazione urgente sul caso. La stessa si era attivata dopo aver appreso che l’amministrazione aveva avvisato via mail i soggetti interessati dicendo loro che da gennaio il regolamento sulla Vita Indipendente sarebbe cambiato e anche le modalità per accedere al contributo. Modalità che i consiglieri di minoranza Quaglia (CambiAMO Asti), Luciano Sutera e Angela Motta (Partito Democratico), Giorgio Spata e Alessia Sapuppo (Movimento 5 Stelle), Beppe Rovera (Ambiente Asti) insieme a Beppe Passarino e Michele Anselmo (Uniti si può) hanno contestato in una conferenza stampa congiunta annunciando battaglia contro l’assessore ai servizi sociali Mariangela Cotto e contro il sindaco Rasero se la delibera non sarà ritirata e riscritta stralciando i vari passaggi che metterebbero a rischio la continuità del progetto e, in definitiva, la reale possibilità dei disabili motori di poter gestire la loro vita in maniera autonoma.

I punti contestati

La nuova delibera modifica i criteri di accesso ai contributi, fino ad oggi erogati annualmente e garantiti per tre anni, rendendoli mensili (da 200, 400 o 600 euro), con validità annuale e dopo opportuna valutazione del caso da parte di un’unità multidisciplinare dell’Asl e del Comune. Non solo. I fruitori del contributo, le associazioni che li rappresentano e gli stessi consiglieri di minoranza hanno confrontato, punto per punto, il vecchio e il nuovo regolamento scoprendo che alcune modifiche, apparentemente tecniche, farebbero la differenza tra garantire la vita indipendente al portatore di handicap e obbligarlo a rimanere confinato in casa. Perché i contributi erogati dalla Regione Piemonte, che l’assessore Cotto ha spiegato essere diminuiti nel corso degli anni, mentre la consigliera comunale e regionale Motta sostiene il contrario, che non ci siano stati tagli alla voce in bilancio, servono ai portatori di handicap motori per pagare un assistente che garantisca loro la mobilità da casa al luogo di lavoro garantendo all’aiutante lo stipendio previsto dalla legge, il versamento dei contributi e la tredicesima mensilità.

«Premettendo che le domande per accedere al contributo si possono presentare fino al 31 gennaio – spiega la consigliera Quaglia – e, nella migliore delle ipotesi, i destinatari potranno usufruire del contributo a partire da marzo, ci saranno almeno due mesi di scoperto nei quali i disabili non potranno pagare l’assistenza con buona pace della continuità del progetto». Ma non solo. Nel nuovo disciplinare del Comune ci sono state altre modifiche che hanno fatto infuriare i disabili: «Si passa dal garantire una “piena autonomia” a “un’accettabile autonomia”, – continuano i consiglieri – poi si prevedono i contributi ai disabili che “ricoprano incarichi dirigenziali all’interno di associazioni di volontariato con sede nel Comune di Asti, regolarmente iscritte ai relativi registri” anziché “a persone inserite in contesti sociali con rilevanza a favore di terzi”, quindi si erogano contributi “in base al progetto individualizzato” e si tolgono riferimenti temporali all’assistenza dei disabili privi di rete familiare, prima chiaramente indicati anche nella durata delle 24 ore, festivi compresi». Oltre a tutto questo, c’è un altro aspetto che ha messo i consiglieri dell’opposizione sul piede di guerra: l’erogazione del contributo commisurato non più solo sul reddito personale, ma sull’ISEE che tenga conto anche della pensione di invalidità e/o dell’indennità di accompagnamento.

«C’è una sentenza del Consiglio di Stato che parla chiaro: – aggiungono i consiglieri – le pensioni di invalidità e/o dell’assegno di accompagnamento non devono fare cumulo sull’ISEE mentre il regolamento del Comune di Asti le considera un reddito. Questo è inaccettabile».

Le richieste

Revoca immediata dei nuovi criteri di assegnazione dei contributi sulla Vita Indipendente, apertura di un tavolo di lavoro, insieme ai rappresentanti delle associazioni preposte, per identificare i nuovi parametri di accesso al contributo e un Consiglio comunale aperto «al fine di discutere i temi della disabilità nel suo complesso e delle azioni che l’Ente pubblico deve mettere in campo per garantire piena dignità e libertà di autodeterminazione alle persone portatrici di handicap» sono le richieste mosse dai consiglieri presenti in conferenza stampa ai quali si aggiungono i colleghi Maria Ferlisi e Giuseppe Dolce (PD) con Massimo Cerruti e Davide Giargia (M5S).

«Se l’assessore Cotto vuole puntare all’assistenzialismo e a fare l’elemosina ha commesso un grande errore – conclude la consigliera Quaglia – I progetti che già ci sono devono essere garantiti, poi è giusto aprire il bando a nuovi soggetti, ma quella delibera è un pasticcio e siamo pronti a dare battaglia nell’interesse dei disabili e dei loro diritti».

Riccardo Santagati

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