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Alla scoperta di Giovanni Gerbi, il mitico Diavolo Rosso

Il ciclista con le sue imprese ed il suo carattere indomito infiammò i tifosi italiani e francesi

Alla scoperta di Giovanni Gerbi

Nel salone della casa di Riposo di Asti, alcuni giorni fa, si è parlato del Diavolo Rosso, Giovanni Gerbi, astigiano nonché il più forte ciclista italiano dell’inizio del xx secolo. La manifestazione è stata organizzata dall’Utea di Asti (Università delle tre età). A presentare l’evento il Prof. Bricchi, presidente dell’Utea. A condurre il giornalista Paolo Cavaglià che si è avvalso della collaborazione del giornalista Paolo Monticone e dell’appassionato di ciclismo, oltre che attuale direttore di gara, Valter Massasso. L’affiatata terna un anno fa aveva partecipato a Provincia Capitale della Rai che aveva esplorato il mito Giovanni Gerbi davanti al locale Il Diavolo Rosso di piazza san Martino. Si è iniziato con la visione di un Cd presentato nel 2005, denominato Sudore e Polvere, del regista Livio Musso, dove Cavaglià, attore, dopo aver toccato i luoghi di Gerbi, intervistava i suoi coetanei presso la cooperativa di Montemarzo e poi sulla salita del Gerbido. Molto interessante il video, altrettanto affascinante la colonna sonora che ha meravigliato i presenti. Si è poi passati alla storia del Piciot” (scaltro,sveglio) epiteto che era stato affibbiato al ragazzo, nato in regione Trincere il 4 giugno 1885. Ma come è stata la sua gioventù?  Cavaglià: “E’ stato uno scavezzacollo, sparò con una carabina flobert ad un altro contadinello, investì una donna anziana in bicicletta in Piazza campo del Palio: entrambi ad una decina di giorni dagli eventi cessarono la loro vita terrena. Fece molti mestieri: dallo scalpellino al sarto, dal macellaio al garzone di osteria e al contadino, dal conciatore di pelli al muratore e all’armaiolo. Con 30 lire il papà gli comprò la bicicletta. Se egli aveva il dono, cioè il destino, mancava ancora la rivelazione che arriverà nel 1902 con la coppa del Re”. Quale fu la sua prima vittoria? “Nel 1900 vinse la Asti-Moncalieri-Asti. In quella corsa, in fuga a Villanova d’Asti, capitò in mezzo ad una processione ed il parroco vedendo questo ciclista con la maglia rossa disse < Chi a l’è chel diau? >. Da quel giorno Gerbi viene chiamato il Diavolo Rosso”. Quante corse vinse Gerbi? “Vinse 32 corse. La più importante fu il primo giro di Lombardia, disputato il 12 novembre 1905. Il ventenne astigiano, squadra Maino, cadde nell’attraversamento di un paese. Trasportato in una farmacia per una medicazione, volle risalire in bicicletta, superò tutti e giunse a Milano con 40’45” di distacco su Rossignoli. Impiegò 9h13’52” per percorrere i 230,5 km del percorso alla media di 24,970 Km/orari. Partirono in 55, arrivarono in 12”. Quali sono stati altri momenti eclatanti della sua storia? “Nel 1902 vinse la Milano Torino con quasi mezz’ora sul secondo. Non vi era ancora lo striscione del traguardo e iniziò a parlare con una persona che era giunta per vedere l’arrivo. Era il giornalista Emilio Eugenio Costamagna, fondatore del giornale La tripletta, che diventerà poi direttore della Gazzetta dello Sport. Fu il primo italiano a partecipare al Tour de France. Nel 1904 nella prima tappa la Parigi-Lione giunse quinto, nella seconda Lione-Marsiglia viene bastonato al Col de la Repubblic. Nel 1908 al Tour de France nella tappa Grenoble-Nizza di 467 km, a venti km dal traguardo, il gruppo di testa è formato da 7 corridori. Sono sorpassati da una macchina che solleva una scia di polvere. In questa spessa nube si getta Gerbi che va in fuga. A 1 km dall’arrivo in un crocevia, percorso da vari binari di tram, Gerbi cade. La ruota posteriore della sua bicicletta entra nella doppia rotaia, si incassa e si spezza netta. Non gli rimane che correre al traguardo con la bici in spalla, sorpassato dagli inseguitori. Il racconto di quella avventura fece passare un soffio di commozione negli animi di tutti gli italiani interessati al ciclismo. Partecipò a 9 giri d’Italia, arrivando terzo nel 1911. Nel primo giro, 1909, partì il 13 maggio da viale Monza a Milano di notte alle ore 2h55’. Nel 1913 ottenne a Firenze il record delle 6 ore con 207km e 555 metri alla media di 34,696 km/orari. Gerbi sarà il primo a dirci che il passato è uno e non ritorna, l’animo degli sportmen italiani non potrà non vibrare di commozione alla notizia di questo ennesimo trionfo. In quel anno diede l’addio alle corse da protagonista e si dedica alla produzione e al commercio della bicicletta Gerbi. Si sposa con Giuseppina Traversa e avrà una figlia, Paolina”. Con altro spirito parteciperà ancora nel 1920, alla Milano Sanremo, dove giunge 18°. Nel 1931 scommette con i suoi amici di trattoria che sarebbe riuscito a percorre la salita in frazione Montemarzo di Asti, 500 metri con pendenza massima del 32%. Ci riesce in 4’59”. E da allora riprende a gareggiare fino al termine del 1941, quando il 15 novembre vince il 3° Giro del Monferrato per veterani con 6’ di vantaggio sul secondo.

Come lo considerarono gli italiani? “Gerbi con le sue imprese ed il suo carattere indomito infiammò i tifosi italiani e francesi. La folla voleva Gerbi. Il famoso Diavolo Rosso era qualcosa di accettato. Ha tutte le qualità di base del demonio: l’astuzia maligna, la rabbia inaspettata, la forza di attrazione e di emulazione fra le masse giovanili, esempio e maestro così degno e così bello che i giovani si affannavano per fare come lui, onde giungere ad essere come lui. Paolo Conte nel suo disco Appunti di viaggio del 1982, ha inserito il brano Diavolo Rosso”. Per finire Gerbi termina la sua parabola terrena il 7 maggio del 1954, in seguito ad un incidente stradale occorsogli dopo aver fatto visita al pavese Giovanni Rossignoli, denominato “Baslott”, suo avversario che era giunto secondo al giro di Lombardia del 1905. Molti gli appassionati di ciclismo, che hanno apprezzato questa chiacchierata sul Diavolo rosso, fra tutti la signora Mafalda che nella prossima primavera compirà 100 anni e ricorda molto bene il ciclista Gerbi, dal quale comperò due biciclette.

 

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