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Attualità
Referendum

Eutanasia legale: oltre 700 astigiani hanno già firmato

A spiegare la proposta referendaria è Mauro Bosia, consigliere comunale di Uniti si può e autenticatore delle firme raccolte

Il 30 giugno è iniziata in tutta Italia la raccolta firme per la proposta referendaria di eutanasia legale, presentata dall’Associazione Luca Coscioni. Ad Asti sono già state raccolte oltre 700 firme da diversi volontari e si potrà firmare fino al 30 settembre. A spiegare la proposta referendaria è Mauro Bosia, consigliere comunale di Uniti si può e autenticatore delle firme raccolte.

In cosa consiste specificatamente la proposta?

È una proposta referendaria per introdurre l’eutanasia. A differenza di altre volte in cui si erano promosse iniziative di legge popolare (per cui occorrevano 50mila firme) che prevedevano che la proposta andasse in Parlamento, qui bloccata, questa volta si è puntato a una proposta di referendum che richiede 500mila firme, quindi uno sforzo nettamente superiore. Però una volta che le firme saranno raccolte sarà inevitabile il referendum. Nello specifico questo referendum andrebbe ad abolire l’articolo 579 del Codice Penale, cioè l’omicidio del consenziente. Serve in determinate situazioni di casi clinici accertati per persone che vogliono porre fine alla propria vita.

Perché ritiene sia necessaria per l’Italia una legge che garantisca la possibilità dell’eutanasia?

Questa legge è necessaria e ne abbiamo avuto la prova in questi giorni di banchetti dalle persone che vengono a raccontare come hanno vissuto gli ultimi mesi di vita del loro marito, di loro padre, di loro figlio, mesi in cui è già diagnosticata la fine, la situazione clinica è compromessa, c’è uno stato magari poco più che vegetativo e c’è la volontà di morire della persona interessata a causa del dolore atroce. È un provvedimento di umanità, largamente accettato dalla popolazione; quindi direi che è l’ora di introdurlo.

Quali sono i principali ostacoli che sono stati trovati in Parlamento, ma non solo, all’approvazione della legge?

L’ostacolo è sempre un po’ lo spirito tradizionalista. C’è una parte dell’opinione pubblica che vede in un provvedimento del genere un attacco al buon costume; in realtà come è già successo con le altre grandi battaglie per i diritti civili, la situazione è molto più trasversale: abbiamo visto firmare persone apertamente di destra.

Quali sono stati per adesso i riscontri sulla nostra città? La percezione degli astigiani?

Il riscontro è assolutamente positivo, siamo stati contattati da un sacco di gente interessata. Penso che il problema del referendum sarà poi far sapere che c’è. La difficoltà sarà quella di uscire dall’angolo e che sia all’angolo l’abbiamo visto anche in questi giorni perché il tema è stato seguito trasversalmente da tutte le persone dell’ambiente progressista, ma in televisione non ho ancora sentito parlarne una volta. Penso, però, che con un’adeguata formazione sia un referendum dove possa vincere tranquillamente il sì.

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