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Luigi Florio
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Referendum sulla giustizia: l’avvocato Florio nel Comitato Promotore per il Piemonte

Spiega le ragioni del suo impegno affinchè passino i cinque quesiti che saranno sottoposti al giudizio degli elettori con le amministrative del 12 giugno

C’è anche l’avvocato astigiano, ex sindaco ed ex europarlamentare Luigi Florio nel Comitato promotore a sostegno dei Referendum Giustizia per il Piemonte.

Un Comitato trasversale di cui fanno parte, insieme a Mario Barbaro (componente della Segreteria del Partito Radicale) e a Sergio Rovasio (Presidente dell’Associazione Marco Pannella di Torino) importanti personalità piemontesi del mondo della politica e della società civile.

«I 5 referendum sulla giustizia, sui quali voteremo il prossimo 12 giugno unitamente al primo turno delle elezioni amministrative – spiega l’avvocato Florio – rappresentano un’occasione pressoché irripetibile per dare un benefico scossone a un sistema giudiziario profondamente in crisi, che il parlamento da circa trent’anni cerca invano di riformare.

In qualità di avvocato che da quasi quarant’anni quotidianamente frequenta le aule dei tribunali italiani, sono purtroppo testimone del progressivo decadimento del “servizio giudiziario” sotto ogni profilo: tempi dei processi, errori giudiziari, efficienza degli uffici, rapporti magistrati – avvocati, ecc., anche se le eccezioni per fortuna non mancano.

Sia chiaro – specifica –  quello che succede nei palazzi di giustizia non è diverso da quello che succede nel resto della pubblica amministrazione, dove assistiamo da anni ad un progressivo peggioramento dei servizi.  Ma la giustizia necessita di rimedi specifici, cui i 5 referendum rimasti in piedi (il sesto, quello sulla responsabilità civile dei magistrati, è stato cassato dalla Corte Costituzionale) possono dare un positivo contributo.

Per questo ho aderito già lo scorso anno alla campagna di raccolta firme promossa dal partito radicale (cui si è unita la Lega) ed ho accettato ora di fare parte del comitato piemontese a sostegno dei referendum istituito dallo stesso partito radicale».

Ma cosa si chiede esattamente con i 5 referendum sulla giustizia?

«Si chiede  di favorire giudizi più obiettivi sulle capacità dei singoli magistrati, permettendo anche alla componente cosiddetta laica del Consiglio Superiore della Magistratura, fatta in prevalenza di avvocati, di partecipare alle valutazioni di giudici e pubblici ministeri – prosegue l’avvocato Florio – E poi di smantellare il sistema correntizio all’interno della magistratura;  di eliminare il rapporto privilegiato che oggi esiste tra giudici e pubblici ministeri, spesso a discapito della difesa, separandone le carriere; di eliminare l’automatica incandidabilità o decadenza da funzioni elettive per chi ha ricevuto una condanna penale non definitiva, destinata frequentemente ad essere capovolta in appello o in Cassazione. Infine si chiede di porre limiti più stringenti alla carcerazione preventiva, sempre più spesso utilizzata come anticipo della pena anziché come strumento per evitare ulteriori reati, quando ne sia evidente il rischio».

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