Processo delicatissimo quello che il collegio di giudici presieduto da Alberto Giannone accanto ai colleghi Sparacino e Dunn ha visto sfilare numerosi testimoni, sia ancora della pubblica accusa sostenuta dal pm Macciò che della difesa sostenuta dall’avvocato Minotti.
Imputato un ex professore di cucina della Scuola Alberghiera di Agliano (allontanato da anni subito dopo l’emergere della denuncia) e i fatti riguardano il reato di violenza sessuale nei confronti di una studentessa all’epoca ancora minorenne.
La ragazza, costituita parte civile con l’avvocato Grattarola, non ha mai testimoniato davanti ai giudici che hanno acquisito il verbale di quanto dichiarato nel corso dell’incidente probatorio.
La ragazza ha raccontato di eccessive attenzioni da parte del professore, con episodi limite che sono stati una strana interrogazione in uno sgabuzzino durante la quale il prof le avrebbe sbottonato il camice per palparle il seno e quello, gravissimo, in cui ha accettato un passaggio sulla sua auto per tornare ad Asti ma l’uomo si è appartato e l’avrebbe stuprata sul sedile della vettura.
In aula il suo fidanzato di allora ha confermato che il professore, in aula, “scherzava un po’ troppo” con alcune studentesse carine, con apprezzamenti sul loro abbigliamento, sulle loro forme fino a taccamenti e palpate evidenti.
Alla domanda del pm che ha chiesto perchè non avessero riferito ad altri professori o alla direttrice ha risposto candidamente: «Ma lui era il professore». Ammettendo di aver ricevuto la confidenza dalla sua allora fidanzatina su quanto successo durante l’interrogazione nello sgabuzzino (lui è stato testimone diretto della “chiamata” nello stanzino) e della denuncia della violenza sull’auto, seppur avvenuta a distanza dal fatto.
Di diverso tenore la testimonianza di una ex studentessa che ha invece detto che il prof si comportava bene con loro. «Vero che faceva battute e complimenti, a volte ci abbracciava, ma sempre in tono paterno, mai a sfondo sessuale».
Al banco dei testimoni anche Lucia Barbarino, cofondatrice e storica direttrice per oltre 40 anni della scuola. E’ stata tranciante: «Ho lavorato 9 anni con questo professore e non ho mai ricevuto la benchè minima segnalazione di comportamenti inappropriati da parte sua. Altrimenti sarei intervenuta».
Lunga testimonianza anche della moglie dell’imputato che, non solo ha ribadito l’estraneità del marito da queste accuse, ma ha anche ricostruito dettagliatamente gli orari di lavoro dell’uomo che era anche titolare di un ristorante suo. Soprattutto per quanto riguarda i giorni di chiusura in cui, secondo una ricostruizione della difesa, sarebbe avvenuto lo stupro denunciato dalla ragazzina.
«Mi ha detto che lui non ha fatto nulla e io gli credo», ha concluso.
Indagini difensive
Nella stessa udeinza sono stati sentiti anche tre consulenti chiamati dalla difesa per sostenere l’estraneità proclamata dall’imputato.
Il primo, dottor Vincenzo Agostini, biologo, sostiente che anche a distanza di anni dai fatti, sul sedile del passeggero dell’auto dell’imputato (sempre la stessa) si potrebbero ancora trovare tracce biologiche a conferma o smentita dei fatti. Di qui la richiesta del difensore al collegio di giudici di incaricare un perito che verifichi la presenza o meno di queste tracce.
Il dottor D’Ambone, clinico forense di psicologia ha invece messo in totale discussione il metodo usato in incidente probatorio nell’interrogare la parte offesa che non è stata mai risentita in aula acquisendo quel racconto direttamente agli atti. E che, oggi, rappresenta il caposaldo dell’accusa.
Anche l’altro consulente, il criminologo Pietro Provenzano ha difeso l’imputato sostenendo che, per via della conformazione dei sedili del suv del professore, non sarebbe stato possibile consumare un rapporto così come raccontato dalla studentessa. Anche in questo caso ha dato agio alla difesa di chiedere un “esperimento giudiziale” sulla stessa auto simulando un incontro e ha chiesto di ripercorrere la stessa strada di quel giorno per verificare anche i tempi che, sempre secondo la difesa, non collimano con il racconto fatto.
Il collegio di giudici si è riservato di decidere su queste richieste e scioglierà la riserva nell’udienza di metà luglio quando verrà sentito l’ultimo testimone della difesa per il quale è stato disposto l’accompagnamento coatto.