L’ex Maternità di Asti sarà comunque ristrutturata con o senza i fondi del Pnrr. Tutto questo anche se i tempi per allestire e terminare il cantiere, con tanto di collaudi (31 marzo 2026) sono già sfumati prima ancora di iniziare. L’intenzione è quella di andare avanti sebbene le difficoltà oggettive siano tante e la Regione, per questo motivo, stia già preparando un eventuale piano B.
Il direttore generale dell’Asl AT, Giovanni Gorgoni, ha rilasciato qualche giorno fa una lunga intervista al nostro giornale spiegando lo stato dell’arte del Pnrr in capo all’Asl astigiana, ma soprattutto ha sollevato le sue preoccupazioni sull’ex Maternità, dove con il Pnrr si sarebbe dovuto ristrutturare l’immobile per allestire un Ospedale e una Casa di Comunità, oltre a realizzare la Cot (Centrale operativa territoriale). Ma oggi, a meno di un anno dal termine ultimo per i collaudi, non è stato ancora aperto il cantiere per il quale il cronoprogramma prevede 820 giorni di lavori. Interventi coperti solo in parte dai fondi del Pnrr (circa 3 milioni) anche se il direttore generale Gorgoni, proprio confrontandosi con la Regione, è riuscito a ottenere altri 3 milioni di euro per completare l’opera. Intanto nell’edificio è spuntato l’amianto con ulteriori 180 giorni di bonifica per un costo di circa 600.000 euro che l’Asl è pronta a coprire con risorse proprie.
Una prima rassicurazione sull’ex Maternità arriva dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. «Non esiste il rischio di perdere il finanziamento – osserva Riboldi – Sarà richiesta al Ministero della Salute una proroga, in quanto l’immobile deve essere bonificato per la presenza di amianto (motivo per il quale si può chiedere una proroga). Se la proroga non fosse concessa, i fondi del Pnrr saranno utilizzati per altre esigenze delle Asr». «In ogni caso, qualora non fosse possibile accedere ai fondi PNRR, – conclude Riboldi – l’ex Maternità sarà comunque completata come da programma attingendo ai Fondi ex Articolo 20 o ai Fondi europei Fsc».
«Le rassicurazioni dell’assessore Riboldi ci confortano e ci confermano nella convinzione che l’opera sia considerata strategica dalla Regione nell’interesse di tutta la Comunità astigiana – commenta il direttore generale dell’Asl Gorgoni – Seguiremo l’iter dell’intervento con la stessa cura e attenzione dedicate quotidianamente a tutti i cantieri del Pnrr».
I dubbi e le critiche mosse dal centrosinistra
Quindi tutto bene? Neanche per idea. Le reazioni politiche dopo lo scoppio del “caso ex Maternità” non si sono fatte attendere e tante sono le domande sollevate dal centrosinistra, sia a livello locale, sia regionale.
Il consigliere regionale del Pd Fabio Isnardi lamenta che, nell’ultima Commissione Sanità del Consiglio regionale e su richiesta delle minoranze, l’assessore Riboldi ha relazionato sullo stato dei lavori finanziati con il Pnrr: «Su mia precisa domanda relativa all’ex Maternità di Asti, l’assessore non ha saputo fornire una risposta precisa, ma si è limitato a menzionare un possibile contenzioso – spiega Isnardi – Ho cominciato a temere il peggio, che oggi è stato puntualmente confermato». Isnardi si chiede se anche Asti città comincerà a vivere sulla propria pelle un film che gli abitanti della Valle Belbo conoscono fin troppo bene: «Opere annunciate e mai finite, cantieri interminabili e scarsa chiarezza sui servizi sanitari da fornire ai cittadini».
Il gruppo consiliare di Asti di Uniti si può aggiunge: «Prendiamo atto delle dichiarazioni dell’assessore regionale relativamente all’apertura del cantiere e chiusura dei lavori all’ex Maternità indipendentemente dalla perdita o meno dei fondi stanziati dal Pnrr. L’assessore dichiara che qualora la ristrutturazione non fosse finanziata con i fondi Pnrr, la Regione acquisirà le risorse tramite l’ex Art.20 o i Fondi di coesione europei. Ne prendiamo atto anche se non possiamo non evidenziare come Riboldi glissi sulle responsabilità di chi, oltre ad aver perso i finanziamenti del Pnrr, ha fatto perdere 4 anni di tempo con il cantiere non aperto, considerando che occorreranno almeno altri 4 anni prima di vedere funzionanti i servizi sanitari previsti all’interno di un contenitore abbandonato da 20 anni. Deve essere chiaro a tutti gli astigiani – concludono dal gruppo – che questa cattiva gestione della cosa pubblica ha una responsabilità politica complessiva attribuibile alla destra».
Dal Movimento Cinque Stelle è il consigliere comunale Massimo Cerruti a commentare quanto emerso sull’ex Maternità: «Stilare già in partenza un cronoprogramma che non è coerente con la fonte di finanziamento, quindi parliamo di un errore progettuale, è una fatto gravissimo. I fondi del Pnrr erano stati raccolti da Governo Conte che tanto si era speso e battuto per portare dei finanziamenti che riuscissero a rivitalizzare le nazioni dopo la pandemia; mancare l’obiettivo è doppiamente grave, ancora di più quando questa amministrazione aggiunge un’inerzia per quanto riguarda già i casermoni vuoti abbandonati come il vecchio ospedale. Mi auguro – conclude Cerruti – che ci siano dei margini di manovra, però la situazione è veramente grave e denota una grave incapacità amministrativa suffragata da fatti».
Non manca la presa di posizione della Cgil astigiana, tramite il segretario provinciale Luca Quagliotti: «Sono almeno 15 anni che, come sindacato, chiediamo la riqualificazione dell’ex Maternità e dell’ex Ospedale. Come spesso capita arriviamo impreparati ed in ritardo rispetto ai progetti e perdiamo occasioni. Speriamo di non dover aspettare altri 20 anni prima di riqualificare la struttura per avere servizi territoriali adeguati alle necessità. Certo che cambiare ogni due anni il Direttore Generale non ha giovato alla nostra Sanità e le responsabilità della Regione sono, a mio avviso, evidenti».