Ha vissuto in libertà 25 anni prima di essere arrestato negli Stati Uniti e rimpatriato in Albania, suo Paese di origine. E, soprattutto, in attesa di essere estradato in Italia.
Perché è nel nostro Paese che Kamer Duhanxhiu (conosciuto con il soprannome di “fumatore”, dalla traduzione letterale del suo cognome e dalla dipendenza da sigarette), 44 anni, era atteso da 25 anni. Su di lui, infatti, pende una condanna definitiva a 30 anni per omicidio.
Duhanxhiu fu l’esecutore materiale dell’accoltellamento mortale di Fatbardha Lleshi, la prostituta uccisa a 32 anni nel settembre del 1999 in via Porta Romana. Il suo assassino l’attese sotto casa, in uno dei palazzi con un piccolo giardino davanti all’ingresso. Lì venne aggredita e brutalmente accoltellata. L’omicida, poi, prima di darsi alla fuga gettò il coltello insanguinato al di là del muretto in cui viveva una comunità di suore e furono proprio loro a ritrovare l’arma e consegnarla agli inquirenti.
Squadra Mobile e carabinieri lavorarono sotto la guida del pm Tarditi e in poche settimane circoscrissero i sospetti ad un cittadino albanese con il quale la Lleshi, ritenuta una “caporala” delle prostitute, si contendeva le zone.
In tanti hanno lavorato per riportare Duhanxhiu in Italia, dalla forza operazionale ed Interpol di Tirana alla Homeland Security Investigation e l’US Diplomatic Service americano. Passando per il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia impegnato da anni nel monitoraggio di Duhanxhiu in collaborazione con il Comando provinciale dei carabinieri e la Squadra Mobile di Asti.
Quel coltello abbandonato dalle suore portò all’identificazione di Duhanxhiu quale autore materiale dell’omicidio visto che vi furono ritrovate le sue impronte sopra.
Dalle intercettazioni ambientali si risalì anche al mandante che venne subito arrestato e condannato, come Duhanxhiu, a 30 anni di carcere.
Solo che Duhanxhiu la sera stessa dell’omicidio fece ritorno in patria, in Albania e di lì a poco ottenne la “green card” per gli Stati Uniti dove ha vissuto fino alla sua espulsione a causa del delitto compiuto ad Asti.
Alla base dell’omicidio venne confermata una lotta intestina per la gestione delle ragazze che, allora, affollavano i marciapiedi delle zone periferiche della città.
Di quel settembre 1999, resta anche il ricordo della solitudine della vittima, originaria di Elbasan.
Nessuno reclamò la sua salma per mesi e alla fine venne tumulata nel cimitero di Asti con il cosiddetto “funerale di povertà”.