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131 anni di storia: dal dinamitificioalla chimica e all’inquinamento
Attualità

131 anni di storia: dal dinamitificio
alla chimica e all’inquinamento

«Hai mai visto la Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta i rifiuti della fabbrica di Cengio e sulle sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e

«Hai mai visto la Bormida? Ha l’acqua color del sangue raggrumato, perché porta i rifiuti della fabbrica di Cengio e sulle sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna…» scriveva in Un giorno di fuoco Beppe Fenoglio. Il 26 marzo 1882 il Comune di Cengio autorizza la costruzione del Dinamitificio Barberi, a poche centinaia di metri dal confine con il Comune di Saliceto al confine tra Piemonte e Liguria su un’ansa del fiume Bormida. Nel 1909 il pretore di Mondovì vieta l’utilizzo a scopo potabile dei pozzi nei Comuni di Saliceto, Camerana e Monesiglio. Già da anni non si può più derivare l’acqua per irrigare, la nebbia e le piogge portano il fenolo nei terreni. Nel 1922 viene ordinata la chiusura dell’acquedotto di Cortemilia. Nel 1925 l’Italgas rileva l’impianto per riconvertirlo alla produzione di coloranti. Nel 1929 viene costituita l’ACNA, acronimo di Aziende Chimiche Nazionali Associate.

Nel 1931 l’Italgas cede l’ACNA alla Montecatini e alla IG Farben. L’acronimo ACNA non cambia. Riprende la produzione di esplosivi e di gas tossici. Nel 1938, 600 contadini citano l’azienda per danni causati dall’inquinamento. Il 12 maggio 1956 si svolge una grande manifestazione che termina con oltre cinquanta arresti. Nel 1960 il Ministero dell’Agricoltura rinnova all’ACNA la concessione a derivare le acque del Bormida per 70 anni. Nel 1962, dopo 24 anni, la sentenza dà torto ai 600 contadini e li condanna al pagamento delle spese processuali. Nel 1966 l’ACNA confluisce in Montedison. Nel 1969 viene chiuso l’acquedotto di Strevi ad oltre 100 km da Cengio. Le acque del fiume si tingono di un colore diverso ogni giorno. Nel 1970 il sindaco di Acqui Terme sporge denuncia contro ignoti per avvelenamento delle acque. Nel 1974 vengono denunciati i dirigenti dell’ACNA. Quattro anni dopo saranno assolti. Nel 1976, dopo il disastro di Seveso, viene promulgata la Legge Merli.

La fabbrica comincia a scaricare i propri rifiuti di notte. Nel 1982 l’amministrazione provinciale di Asti, con altri Comuni, denuncia i dirigenti ACNA. Alle condanne lievi in primo grado seguì l’assoluzione in appello. Il 1º settembre 1987 viene fondata a Saliceto l’Associazione per la Rinascita della Valle Bormida. Nel 1988 la Montedison conferisce le attività della controllata ACNA alla neonata società Enimont. Il 20 marzo 1988 oltre 8 mila persone sfilano per le vie di Cengio chiedendo la chiusura della fabbrica e il ricollocamento degli operai. I sindacati stanno con l’azienda. Il 2 giugno 1988 si corre la tappa del Giro d’Italia a Colle Don Bosco, duemila persone bloccano la corsa.

Il 18 giugno, alle elezioni europee, il 92% dei cittadini della val Bormida si astiene. Nel 1989 la Regione Liguria approva la costruzione sul sito ACNA di un inceneritore per il recupero dei solfati (RE-SOL). Dai prelievi risulta un rischio di emissioni di diossina. Nel novembre 1990, 10 mila persone e 130 sindaci manifestano a Cengio. In seguito allo scandalo e al fallimento Enimont le attività ACNA passano interamente sotto il controllo dell’EniChem. Nel 1998 la legge 426 inserisce l’ACNA di Cengio fra i siti di interesse nazionale ad elevato rischio ambientale. Nel 1999, dopo 117 anni, lo stabilimento chiude. Da allora è cominciata la bonifica. Nel 2014 è prevista la sentenza sui risarcimenti ambientali. Nella biblioteca civica di Asti oggi non ci sono testi che parlano dell’Acna.

l.p.

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