Non capita spesso che Asti si cimenti in dibattiti di ampio respiro, non temendo il confronto e anzi scegliendo di dialogare con realtà non squisitamente locali. La prima volta dellASTI Fest,
Non capita spesso che Asti si cimenti in dibattiti di ampio respiro, non temendo il confronto e anzi scegliendo di dialogare con realtà non squisitamente locali. La prima volta dellASTI Fest, tenutosi nel weekend per iniziativa dellordine degli architetti, ha avuto questa ambizione.
Muovendo da alcune questioni aperte della città ha chiamato a raccolta architetti e urbanisti non solo italiani per illustrare realizzazioni in contesti paragonabili a quelli nostrani. Andreas Kipar, che ha ricevuto il Premio intitolato a Fabrizio Gagliardi, ha allargato il discorso alle colline e spronato i colleghi e non solo. "Bisogna rinnovare i percorsi, avere grandi proposte, andare a Bruxelles dove ci sono i finanziamenti e sedersi a quei tavoli, non accontentarsi di vivere sempre delle briciole". A proposito della vicenda Unesco: "AllUnesco interessa capire se in un dato luogo cè un dibattito, se cè una città viva, se ci sono progetti con la società civile e lassociazionismo".
Cè la crisi, lo sappiamo. Quello che abbiamo fatto fino a ieri non funziona più. Ma cosa si può fare? Che cosa ci manca, da dove partire? Sono considerazioni buone per un professionista, per unimpresa, per una pubblica amministrazione. Nellera delleconomia della conoscenza, a latitudini che hanno esaurito il sogno industriale e ipotizzano nuove vocazioni salvifiche, lo stato di salute del Pensiero, del Sapere e della Ricerca dovrebbero interessare almeno quanto il numero di persone che si radunano in una piazza o la quantità di porzioni servite allultima sagra.
Eppure ad Asti lapproccio non è affatto scontato. La curiosità per ciò che accade al di là del Tanaro spesso latita, gli orizzonti si chiudono sui soldi che non ci sono, il circolo vizioso dello status quo soffoca anche la speranza.
Stefano Labate