“San Salvario, salvaci dai cantautoriautoprodotti dai genitori”
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“San Salvario,
salvaci dai cantautori
autoprodotti dai genitori”

“ …aggiungi un po' di vodka, in questo cazzo di bicchiere c'è solo dell'acqua tonicaIo non sono un hipster quindicenne da ubriacare,io devo scordare che resterò senza pensioneFammi

“ …aggiungi un po' di vodka,
in questo cazzo di bicchiere
c'è solo dell'acqua tonica
Io non sono un hipster quindicenne da ubriacare,
io devo scordare che resterò senza pensione
Fammi bere… ”

Losburla – L’Imbucato

E’ uscito il 10 settembre I Masochisti (Libellula/Audioglobe), disco d’esordio di Losburla, nome d’arte dell’astigiano Roberto Sburlati, classe 1981, meglio noto alle cronache musicali indi(e)pendenti come bassista e chitarrista di un altro illustre nostro concittadino, Marco Notari, con il quale Sburlati ha registrato ben tre album e suonato in lungo e in largo nei club e nei festival dello Stivale in oltre trecento concerti. Guai, però, a bollare il disco come un semplice riempitivo. L’album, il cui ascolto in anteprima è stato affidato al magazine “Rumore”, vive di lampi musicali eterogenei tra atmosfere acustico-psichedeliche e altre più marcatamente rock, mentre dal punto di vista lirico è percorso da un sottile filo rosso che sciorina perle di cinismo “bukowskiano” politicamente scorretto (Il Mio Processo Di Beatificazione), malessere malcelato (L’Imbucato) e dissacrazione (Dilettanti (San Salvario Salva)) con oggetto la disillusa quotidianità della generazione dei trentenni d’oggi (Rossetto) e un mondo capovolto dove i valori positivi sono divenuti mera merce di scambio (Regionale AT-TO).
Vista l’inaspettata onda di trasalimento che mi ha colto durante l’ascolto in anteprima del disco, ho anche pensato fosse cosa buona e giusta parlare direttamente con l’autore e compositore di questa più che discreta opera prima per capire in che modo e da quali motivazioni possano nascere dieci canzoni che sembrano distruggere, in poco più di mezz’ora di musica, il 95% delle (presunte) certezze della generazione cresciuta negli anni ’00. Ecco la cronaca del botta-risposta con Losburla.

Sei sin dall’inizio il bassista e chitarrista del progetto di Marco Notari. Losburla è da intendere come un divertissement realizzato in una pausa da quella realtà artistica o una vera urgenza comunicativa che sentivi necessaria in questo preciso momento della tua vita di musicista?
Non è un pausa. E’ un momento ben preciso della mia vita e della mia carriera di musicista. Ho sempre scritto canzoni, sin da ragazzino, ma solo negli ultimi due anni mi sono deciso ad iniziare questa nuova avventura in prima persona. I Masochisti è sostanzialmente il frutto di questa decisione, e dei due anni di lavoro che ne sono seguiti. Per quel che riguarda la collaborazione con Marco attualmente le nostre strade (musicalmente parlando) si sono separate, ma essendo amici e colleghi, sono certo che nel momento in cui sarà pronto per un nuovo disco valuteremo serenamente se e come collaborare.

L’album affronta, in modo piuttosto dissacrante, ma anche molto lucido e amaro, temi fortemente attinenti alla realtà quotidiana attuale, nel senso più viscerale del termine. Da cosa nasce questa verve creativa? Sono riflessioni maturate nel tempo o concretizzate in musica in modo istintivo?
Si tratta quasi sempre di una commistione tra l’istinto e la ragione, molto spesso in quest’ordine. Solitamente (ma non sempre) nel momento di ispirazione vado a riprendere tra i miei mille quaderni e foglietti un testo di partenza, seguendo il canovaccio sviluppo il brano e rielaboro il testo. In questo disco ho affrontato l’attualità perché è quella che in questo periodo mi interessa, mi preoccupa e mi fa incazzare. Prima hai parlato di urgenza comunicativa e credo tu abbia centrato il punto: avevo l’urgenza irresistibile di dire quelle cose e di dirle in quel modo, altrimenti sarei esploso!

In questo disco sei ufficialmente un cantautore, visto che scrivi, suoni e canti i tuoi pezzi. E il cantautorato italiano negli ultimi anni sta vivendo una seconda giovinezza, anche se ancorata a certi cliché lirici e compositivi. Il tuo album invece sembra rifarsi a un cantautorato più fuori dal coro, crudo, poco rispettoso delle formule standard (anche di quelle indipendenti), figlio di una sorta di malessere (“…torno a casa con un peso, penso al treno che non ho mai preso…”) che pare aver colto la nostra generazione “figlia della crisi”. A quale tipo di pubblico senti di rivolgerti?
Ero conscio del fatto che il rischio di sembrare l’ennesimo “cantautore col chitarrino” era dietro l’angolo…per questo ho deciso di lavorare con un produttore (Luca Cognetti degli Eskinzo) distante da quel mondo, grazie a lui ho ottenuto quello che cercavo. Onestamente non saprei a chi mi sto rivolgendo, probabilmente parlo a tutti quelli che hanno voglia, tempo, curiosità e pazienza di ascoltare. Realisticamente non credo che un 15enne possa trovare qualcosa di suo tra i miei testi, ma se dovesse succedere ne sarei davvero felice.

Dal punto di vista puramente musicale il disco vive di momenti eterogenei nei quali si alternano sonorità ora acustiche, ora psichedeliche, ora rock. Senza parlare della varietà dinamica e di arrangiamenti. Sembra insomma imperniato su un contrasto concettuale: elaborazione strumentale nella semplicità, anche espressiva, dei testi. E’ una direzione che hai cercato volutamente in studio e durante la stesura dei brani oppure ho bevuto troppo prima di scrivere queste domande?
Quando si beve tanto a volte si fanno ottime domande, in effetti è un punto di vista interessante. Ti posso dire che le musiche partono da una base molto semplice, ma la costruzione del sound, degli arrangiamenti e del carattere sonoro dell’intero disco sono frutto di un lungo lavoro di pre produzione fatto con Luca, e in seconda battuta in studio con Andrea Bergesio e il batterista Massimo Lorenzon. Per quel che riguarda i testi la semplicità, almeno credo, sta nella reperibilità del messaggio, a livello grammaticale e sintattico però c’è stata una discreta elaborazione, particolare attenzione all’uso delle parole e dei loro suoni, in musica le onomatopee sono fondamentali. Ora puoi utilizzare la scusa dell’ubriachezza per farti una grassa risata.

Non dico che sia un album dai toni pessimistici, ma si respira molta disillusione. Trovi ci siano vie di fuga in alcuni dei brani?
Nel disco non ci sono vie di fuga, se non rifugi illusori e artefatti (le droghe, gli alcolici, il cinismo e la fuga stessa). Questo non significa che non credo ci siano vie di fuga o soluzioni reali ai problemi affrontati, tutt’altro! Ho semplicemente preferito sollevare delle questioni sottintendendo un invito forte a reagire nella maniera che ognuno ritiene migliore per se stesso. Odio le lezioni di vita non richieste, odio ascoltarle nei dischi, per cui le ho evitate per evitare di odiarmi!

Come mai un esordio con un full-length album anziché con un Ep?
Avevo materiale sufficiente per fare un intero album, per cui non ho neppure pensato all’ipotesi Ep… e poi sono pigro, l’idea di fare la doppia fatica di registrare prima un Ep e poi il disco mi avrebbe di certo scoraggiato.

Premesso che ha un che di geniale, perché questa copertina?
Suggestioni del fotografo Lorenzo Serra… quando gli chiesi di pensare al masochismo mi fece vedere una cartolina finlandese raffigurante un vecchio nudo che si tuffava in un lago ghiacciato. Ci siamo innamorati di quell’immagine legata all’idea di masochismo e abbiamo pensato di utilizzare lo stesso concept ricontestualizzandolo. In copertina quindi, invece del lago ghiacciato c’è il nostro fiume Po,  e al posto del vecchio finlandese c’è il vecchio Losburla.

Quanto c’è di autobiografico nell’album? Ti senti un po’ “masochista”?
Il disco non racconta la mia vita (se non in qualche punto specifico) ma sono le mie riflessioni, le mie storie, per cui in un certo senso sono io. Se per masochista intendiamo chi sa benissimo cosa gli sta facendo male ma non fa nulla per allontanarsene allora sì: sono un masochista e sono in buona compagnia. Questa è la provocazione lanciata dall’album.

Come, dove, quando promuoverai la tua nuova fatica?
Il disco uscirà nei negozi di musica rimasti aperti e in tutti gli store digitali a partire dal 10 settembre. L’anteprima verrà affidata al sito di Rumore magazine e la promozione seguirà l’iter standard con recensioni, interviste e, quando e se possibile, radio e tv. Per quel che mi riguarda, l’intenzione è quella di portare in giro il mio lavoro il più possibile. Ho con me degli ottimi musicisti (Nicolas Roncea, Andrea Bergesio, Massimo Lorenzon) e vorrei quindi fare tanti concerti, che è poi il lato del lavoro di musicista che preferisco.

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