ItalExit Paragone ad Asti
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Il progetto ItalExit parte dai territori delle “eccellenze”

Il senatore Gianluigi Paragone è stato ad Asti per lanciare il nuovo partito di “liberazione” dall’Unione Europea

Parola d’ordine: liberazione. Liberarci dalla «gabbia dell’Unione Europea e della moneta unica» è la missione che si è dato il senatore Gianluigi Paragone fondando il suo partito, “ItalExit per l’Italia”, che venerdì pomeriggio ha presentato agli astigiani durante un incontro al Centro Cultura San Secondo. Chi si aspettava un Paragone “dai toni infuocati”, come spesso lo si vede in diversi video pubblicati sulla sua pagina Facebook, forse è rimasto deluso, ma i contenuti ci sono stati e anche un dibattito che ha coinvolto parte del pubblico presente.

L’ex giornalista televisivo, ex direttore della Padania ed ex volto del Movimento 5 Stelle, da cui è stato espulso per aver votato contro la Legge di Bilancio 2020 rompendo definitivamente con il sodalizio fondato da Casaleggio e Grillo, ha voluto chiarire i suoi punti di vista e quali vantaggi ci sarebbero se l’Italia si riprendesse la sovranità monetaria di cui godeva prima dell’entrata nell’Euro. «La nostra non è un’operazione nostalgia, – ha esordito Paragone – ma politica e del tutto inedita in Italia. Perché mancava un partito che dicesse, apertamente, che stare dentro l’architettura dell’Unione Europea non ci conviene. Tutti gli indicatori che dovrebbero incidere sull’economia del Paese sono, infatti, a saldo negativo».

Per far capire meglio la situazione, il fondatore di “ItalExit” ha preso come esempio il calabrone: «È tozzo, grosso e con le ali corte: però vola. Ora ha diritto di volare o dev’essere sterminato? O meglio: l’Italia ha diritto di essere se stessa nei mercati globali o dev’essere snaturalizzata?»

Come aiutare le piccole e medie imprese

Paragone non ha toccato tutti i temi cari ad “ItalExit”, ma di certo ha evidenziato una delle preoccupazioni maggiori di cui si fa portavoce: la disparità di regole nell’attuale sistema imprenditoriale che tutela i grandi capitali, sovente esteri e contenuti in fondi di investimento, rispetto al piccolo o medio imprenditore locale. «L’economia italiana, prima dell’Euro, funzionava bene perché è basata sulle piccole imprese, o medie. Il Made in Italy è un prodotto di eccellenza e di nicchia che si sviluppava nei distretti con le tipicità territoriali. L’Unione Europea, invece, va bene per quei Paesi che non hanno queste forti identità, non per noi».

“ItalExit”, tra gli obiettivi che si è data, punta a riportare la grande industria di stato e dei servizi al cittadino (istruzione, sanità e trasporti) sotto il controllo pubblico togliendoli ai grandi gruppi imprenditoriali che oggi li gestiscono. Per farla breve “ItalExit” parla di «restituire agli italiani ciò che è loro», quindi tutto ciò che è stato progressivamente privatizzato dopo essere stato costruito con i soldi pubblici.

La strada per uscire dall’Europa

Considerato che non è possibile sottoporre a referendum i trattati internazionali, “ItalExit” ha davanti a sé un lungo percorso per tentare di trovare il favore degli elettori prima di poter raggiunge il suo obiettivo di uscita dall’Unione. Paragone, che durante la presentazione era affiancato dal coordinatore provinciale Franco Quaglia e da quello regionale Luciano Bosco, ha annunciato l’intenzione di presentarsi alle elezioni comunali di Milano, ma anche in altre città, tra cui Asti.

«Se in Europa ci siamo entrati senza un test democratico – ha aggiunto – diciamo che per uscirne ci misureremo con le urne». In sostanza si parte dai territori per poi, alle prossime elezioni politiche, puntare al Parlamento e pesarsi, ma senza snaturare la propria identità in favore di coalizioni con destra o sinistra. «La macchina di “ItalExit” è targata – ha sottolineato Paragone – quindi il percorso è quello». Alla domanda se esistono garanzie che “ItalExit” non faccia la fine del Movimento 5 Stelle, nato contro il vecchio sistema politico con cui, poi, ha scelto di governare prima alleandosi con la Lega, poi con il PD, il senatore replica: «A tradire sono stati gli eletti, non gli elettori. Noi ci rivolgiamo agli scontenti di questo sistema, a quelli senza lavoro, in sofferenza bancaria. Viviamo “sospesi”: dai licenziamenti alle rate dei mutui, ma quando questa sospensione non ci sarà più, che succederà? L’Europa è come la diga del Vajont: resterà in piedi, ma tutto ciò che ha intorno crollerà».

Alla presentazione di “ItalExit” hanno voluto assistere anche il sindaco Maurizio Rasero e il presidente della Provincia Paolo Lanfranco.

[foto Billi]

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