L’isola folk dell’Uomopiù alto sulla Terra
Altro

L’isola folk
dell’Uomo
più alto sulla Terra

" …Oh, I said I could rise From the harness of our goals Here come the tears But like always, I let them go Just let them go… "E’ curioso che un ragazzo svedese di 29 anni scelga un

" …Oh, I said I could rise
From the harness of our goals
Here come the tears
But like always, I let them go
Just let them go… "

E’ curioso che un ragazzo svedese di 29 anni scelga un nome d’arte del genere a fronte di un’altezza reale stimata sul metro e sessanta circa. Ma la stranezza diventa forza quando ti accorgi che lui, quel nome, in fondo in fondo, un po’ se l’è cucito addosso con merito. Classe ’83, Kristian Matsson (alias reale di The Tallest Man On Earth) è infatti, da circa cinque-sei anni, una delle più interessanti nuove rivelazioni del cantautorato di stampo classico. La critica lo paragona a Bob Dylan e la sua prolificità, così come il concetto di one man band voce + chitarra acustica, in effetti, riecheggiano vagamente le gesta del “menestrello di Duluth”. Quel che li separa è uno iato temporale di quasi mezzo secolo e un canovaccio compositivo che, per quanto fedele alla tradizione, è stato abilmente riaggiornato da Matsson e declinato all’alba di questi, in linea di massima musicalmente poco interessanti, anni ’00.

Tre album e due Ep all’attivo in crescita artistica continua, The Tallest Man On Earth, ottima presenza scenica a parte, è innanzi tutto un chitarrista acustico dalle doti eccezionali. Finger-picking (anche sul banjo) preciso e velocissimo quando vuole (vedere e sentire per credere) e ritmica sempre sul beat più interessante della progressione armonica (ecco un buon esempio). La sua vocalità è nasale e quasi sgraziata (Dylan?), ma proprio per questo tanto peculiare e impossibile a lasciare indifferenti allo stesso modo di quell’accento da redneck così marcato. Le linee melodiche delle sue canzoni non vanno quasi mai nella direzione degli accordi creando una sorta di contrappunto naturale che le rende mutevoli e sorprendenti ad ogni passaggio. E dove non arrivano gli escamotage compositivi standard, ecco spuntare le accordature alternative (open Gm, per citarne una), che Matsson adatta in modo geniale a sé stesso per poter eseguire, nel modo più lineare e semplice possibile, le complicate figure ritmico-armoniche che produce con la chitarra mentre canta. E i testi… beh… da scoprire.

Vi chiederete infine perché sto qua (= il sottoscritto) stia parlando di uno che con Asti non c’entra assolutamente nulla. Buona domanda. La risposta è che da tempo non vedevo un locale torinese (Spazio 211 lo scorso 9 ottobre) con una fila di persone lunga qualche centinaio di metri all’ingresso in attesa di un concerto (il suo). In ultimo, ma non per ultimo, la musica di The Tallest Man On Earth è cosa buona e giusta e, come tale, fa bene allo spirito. Di chiunque.
E chi potrebbe affermare il contrario di fronte a un brano come questo?

Info sul sito ufficiale.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Edizione digitale
Precedente
Successivo