Libertà, bisogno del cuore
Altro

Libertà, bisogno del cuore

All'indomani delle manifestazioni di Parigi contro il progetto di legge sui matrimoni gay del governo Hollande, il regista, scrittore e animatore culturale Livio Musso condivide il suo punto di vista sulle lotte per la libertà. E su quella che, al contrario, ritiene invece una manifestazione per la negazione della libertà

Il titolo l’ho preso in prestito da Vittorio Alfieri, sono parole sue buone anche per augurargli buon compleanno con tutto il cuore.
Stamattina sui quotidiani e nei telegiornali ho visto e letto cose che mi hanno trasmesso alle mani una certa frenesia. Ed eccomi qua, a scrivere queste quattro parole.
Parigi. La Tour Eiffel con migliaia di persone che sfilano sotto le sue arcate. Dovrei tremare di nostalgia, dovrebbe prendermi la voglia, grande e mai appannata di essere là, in quella città fucina, culla e seno materno della Libertà. Ed invece rabbrividisco perché la dimostrazione che leggo e vedo scorrere sotto i miei occhi è un’esaltazione della negazione della Libertà, della Libertà di scelta, della Libertà di vivere come si vuole la propria vita e, in essa, il sentimento dell’Amore.

Ho visto, dalle fotografie, che anche in Francia la Storia è ormai materiale da buttare nell’immondizia perché vedere quelle donne col berretto frigio mi ha fatto venire i brividi che si provano scontrandosi con l’ignoranza, o meglio sbattendocisi contro.
Che amarezza vedere quella bella donna bionda sventolare la sua bandiera in groppa ad un uomo. Io preferisco ricordare la studentessa bionda e sorridente del Maggio del ’68. Stessa posa, stesso gesto. In quella avevo visto un sorriso e la fierezza, la speranza di un mondo diverso, migliore. In questa ho visto la rabbia e la difesa della negazione della Libertà di una scelta di vita vera e felice come ognuno ha il diritto, dalla nascita, di poter vivere giorno dopo giorno, fino all’ultimo.

Credo proprio che in quelle centinaia di migliaia di persone che sfilavano incazzate i parigini veri fossero una netta minoranza. Sui boulevards è ritornata la Vandea, una forma di restaurazione mai morta, che fa male al solo pensarla. Spero che il Governo francese approvi la legge che sarebbe, oltre ad un segnale di civiltà che sembra appannarsi, l’immagine di Parigi, di ciò che è sempre stata: la città-barricata contro la tirannia, il potere, l’arroganza, il conformismo e l’ignoranza.
Incazzato ho voltato la pagina, cambiato canale e m’è scappata una risata vedendo l’arlecchinata dei simboli depositati per le prossime elezioni in questa povera Italia martoriata, svilaneggiata, insultata, stuprata.
E’ vero, chiunque potrebbe dirmi “E bravo Musso che invochi la Libertà e poi non la vuoi concedere a chi ha opinioni diverse dalle tue”.

Voltaire mi sia di monito, mai mi pemetterei di negare la Libertà di opinione a chicchesia ma, e Francois Marie Arouet, detto Voltaire sicuramente mi capirà, io credo fermamente che chi deposita convinto un simbolo perché rivorrebbe al Potere il Sacro Romano Impero dovrebbe farsi vedere, ma da qualcuno che sia bravo davvero. Non ci resta che aspettare il 24 Febbraio prossimo e sventuro.
Nuova incazzatura alla lettura della notizia che al funerale di quella grande attrice ed immensa donna che è stata Mariangela Melato non si sia permesso ad Emma Bonino di prendere la parola in chiesa per un saluto ricordo dell’amica che, prima di morire, lo aveva richiesto personalmente alla sorella Anna ed a Renzo Arbore.

Che pena quando la Chiesa manda questi segnali, che sgomento nel doversi rendere conto che alla senatrice Emma Bonino non si sia lasciato il microfono, forse si aveva paura che il saluto si trasformasse in un comizio politico? Meglio addurre scuse insulse piuttosto che ascoltare la voce di una donna, radicale e libera, che si era battuta per l’aborto ed il divorzio? Meglio offendere e negare la volontà di una defunta?
Ho finito di sfogliare i giornali ed assorbire le immagini televisive con una risata amarognola ed un lungo applauso alle donne ucraine, le “femen”, le streghe che hanno avuto il coraggio di mettersi a seno nudo in Piazza San Pietro ed urlare, con lo sguardo rivolto verso l’alto “Omofobo, taci”.
Brave ragazze, il vostro gesto non è stato il segnale della fine di qualcosa ma un urlo di avvertimento che qualcosa sta cambiando.

Chiudo con la motivazione che mi ha spinto a scrivere queste parole. E’ un mio aforisma, scritto qualche anno fa e che ogni tanto mi rileggo come auto monito: “Alè vecchio mio, tieni duro ancora qualche anno e potrai correre il rischio di morire libero.”

Livio Musso detto Foresto

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale