Cè stato un tempo anche recente in cui era materia per soli urbanisti e appasionati di avanguardie tecnologiche. E invece oggi di Smart cities – o di città intelligenti come vuole una definizione
Cè stato un tempo anche recente in cui era materia per soli urbanisti e appasionati di avanguardie tecnologiche. E invece oggi di Smart cities – o di città intelligenti come vuole una definizione nostrana – si sente dire in tv, si legge sui giornali con frequenza crescente e se ne parla correntemente nei dibattiti sui destini delle nostre comunità.
Perché tanta attenzione? Nellera di internet e delle nuove tecnologie una città può essere vista come una rete. Un insieme di flussi informativi, di relazioni e comunicazioni fisiche e digitali. Si può fotografare se e quando quella connessione di saperi – quella intelligenza – genera capitale sociale, benessere per il contesto, le persone e le imprese, migliore qualità della vita.
Le Smart Cities sono allora diventate nel giro di un paio di anni un tema caldo in prospettiva anticiclica. Se ne occupa esplicitamente anche lAgenda Digitale italiana, un pacchetto di provvedimenti nazionali per sostenere linnovazione e a cui il nostro Paese affida aspettative di sviluppo e di riscatto socio-economico dalla crisi.
Ma quando davvero una città è intelligente? Cosa si può fare e con quali vantaggi? Quali esempi abbiamo, oggi, in Italia e allestero? E Asti, può essere una smart city?
Per chiarirci un po le idee abbiamo pensato a Carlo Ratti. Larchitetto e ingegnere astigiano è uno dei massimi testimonial dellinnovazione nel mondo e in modo particolare del dibattito sulle smart cities. E un faber visionario, un agit-prop che vive e lavora tra Boston, Londra e Torino: è titolare dello studio Carlorattiassociati e insegna al Massachusetts Institute of Technology dove ha fondato e dirige il MIT Senseable City Lab. Classe 1971, ha progetti in città di mezzo mondo secondo logiche smart di sostenibilità, ecologia, qualità della vita, sviluppo. La rivista Fast Company lo considera uno dei «50 progettisti più influenti degli Stati Uniti», Blueprint Magazine tra le «25 persone che cambieranno il mondo del design». E tra laltro membro del World Economic Forum Global Agenda Council for Urban Management e program director dello Strelka Institute for Media, Architecture and Design di Mosca, curatore del BMW Guggenheim Pavilion 2012 a Berlino e curatore del Padiglione Future Food District per l Expo 2015 a Milano.
Ratti ha accettato linvito della Nuova Provincia e sarà protagonista (martedì 11 giugno alle 18 alla Sala degli Oblati di San Giuseppe in corso Alfieri 384 (qui la mappa di Google), proprio di fronte la Biblioteca) di un incontro pubblico con cui il nostro giornale apre un ciclo di eventi in occasione del suo sessantenario. Per loccasione Ratti presenterà alcuni progetti realizzati negli ultimi anni e risponderà alle domande. Apriamo la discussione anche su twitter: #lnp60.
Avete domande?
@stefanolabate