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A Nizza Monferrato mezzi pubblici troppo affollati: le famiglie si lamentano

Il Comitato Strade Ferrate di Nizza Monferrato, che monitora i trasporti in Valle Belbo, segnala un disservizio in termini di mobilità in tempi di distanziamento sociale

Il Comitato Strade Ferrate di Nizza Monferrato, che monitora i trasporti in Valle Belbo, segnala un disservizio in termini di mobilità in tempi di distanziamento sociale. Racconta il referente Giacomo Massimelli: «Ho ricevuto testimonianza diretta di due famiglie i cui figli utilizzavano il trasporto pubblico per andare a lezione da Nizza a Canelli». La criticità, in questo caso, riguarda la carenza di posti a disposizione: «Il bus era sovraffollato, con gli studenti costretti a sedersi troppo vicini gli uni agli altri. Inevitabile, in questo caso, il rischio di contagio». Le famiglie in molti casi ricorrevano così all’utilizzo delle auto personali. Una scelta che incrementa il traffico e permette, a eventuali valutazioni, di percepire il trasporto pubblico come “non necessario”. Massimelli precisa come in seguito alle lamentele ci sarebbe stato un incremento nel numero di autobus in transito durante specifiche fasce orarie: «Il problema rimane. Vorrei mettere in evidenza come il trasporto scolastico dovrebbe avere la priorità assoluta rispetto a ogni altra questione, in particolare in un momento come questo».

Lettera al Ministero sul trasporto sostenibile

Il Comitato Strade Ferrate è tra le realtà firmatarie, insieme a un alto numero di comitati pendolari e associazioni ambientaliste e per il trasporto sostenibile, di una lettera inviata al Ministero dei Trasporti. Spiega il referente: «L’intento è di esporre con la massima chiarezza, e con il supporto di tutti i dati disponibili, le gravi e reali criticità del trasposto pubblico piemontese addebitabili all’attuale gestione regionale. Come comitato abbiamo fornito un contributo di analisi per quanto riguarda le linee Acqui-Nizza-Asti e Alessandria-Nizza-Alba». Si legge nel documento inviato al Ministero: «La situazione che patisce la nostra regione ha radici lontane risalenti al 2010 quando si ebbero le prime sospensioni di alcune tratte ferroviarie, fino ad arrivare al 2012 quando si arrivò a contarne ben 12. A queste nel 2020 se ne sono aggiunte altre due con servizio sostituito dai bus. In tutti i casi si è addotto a motivazioni di bilancio, imputando costi di gestione ed, in taluni casi, importi per interventi tecnici e strutturali abnormi, tali da suscitare in noi numerose perplessità».

Il caso della tratta Asti-Castagnole Lanze-Alba

Viene citato come emblematico il caso della tratta Asti-Castagnole Lanze-Alba, con la famigerata Galleria Ghersi che notoriamente necessita di riparazioni: «Si tratta di lavori strutturali importanti ma non impossibili, sulla quale negli anni abbiamo assistito ad un “balletto” impressionante di cifre per la sua riattivazione. Siamo infatti partiti da un investimento iniziale di 15 milioni di euro, fino ad arrivare alla cifra di 60 milioni di euro per l’intera sistemazione della tratta, compresa l’elettrificazione». Viene citato il recente sopralluogo dei tecnici di RFI con la Fondazione FS, alla presenza del direttore Luigi Francesco Cantamessa Armati, di cui abbiamo dato cronaca sul giornale: «Il Direttore ha dichiarato che, con un investimento assai inferiore a quello ipotizzato dall’Assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, la linea sarà resa agibile al transito dei treni storici, prevedendo addirittura un primo convoglio per la primavera 2021».
Fulvio Gatti