Roberto Vercelli
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«Ad Asti c’è bisogno di una scuola di formazione politica che insegni ai giovani la partecipazione»

Il consigliere comunale del PD Roberto Vercelli porge una mano al sindaco Rasero per andare oltre allo scontro continuo: «Dobbiamo lavorare insieme per dare ad Asti progetti e più capacità di incidere dove serve»

«Se la politica si riduce a liti, insulti e denigrazione dell’avversario è ovvio che le persone continueranno ad allontanarsi sempre di più da essa con il rischio che si perdano anche i più bravi, quelli che, invece, vogliono confrontarsi per trovare soluzioni ai problemi». È con un invito al dialogo che il consigliere comunale del Partito Democratico, Roberto Vercelli, lancia un appello al sindaco di Asti Maurizio Rasero per gettare le basi di una nuova stagione di confronto e dialogo, pur su posizioni diverse, per lavorare al servizio della città.

«Dobbiamo trovare il modo di lavorare insieme per Asti – continua Vercelli – perché in molti ambienti siamo diventati marginali, non abbiamo la capacità di incidere. Non siamo capaci di fare sistema, siamo divisi e i risultati ne sono la ovvia conseguenza». Vercelli cita casi specifici come la Camera di Commercio di Alessandria e Asti «dove la nostra capacità di dare la rotta è limitata, oppure l’ATL con Alba, dove Asti ha un peso nettamente inferiore».

Ma va oltre i casi specifici azzardando un paragone con Siena e il suo storico Palio. «Ad Alba lavorano insieme con un obiettivo comune – spiega il consigliere del PD – qui soffriamo della sindrome del Palio di Siena, preferiamo impedire all’altro di vincere anziché impegnarci a farlo noi stessi». Anche la recente indagine sull’indice di sportività su scala provinciale, pubblicata da Il Sole 24 Ore, che ha posizionato la provincia di Asti al 91° posto nazionale diventa un momento di riflessione nell’ottica di trovare soluzioni condivise tra chi amministra la città e le forze di minoranza.

«Le statistiche lasciano il tempo che trovano, ma ci danno comunque un indicazione che non dobbiamo sottovalutare. Ad Asti lo sport rischia di diventare troppo selettivo e costoso per i ragazzi da 6 a 18 anni. Abbiamo poche società e, anche a causa dei costi che devono sostenere le famiglie, c’è il rischio di farlo diventare elitario. Per aiutare lo sport bisogna guardare ai ragazzini, alle squadre di quartiere, non creando palestre solo accessibili ai più benestanti. Anche costruire nei parchi strutture e piattaforme libere – continua Vercelli – non è sufficiente per “fare sport” perché occorre predisporre la presenza di educatori. E chi pensa allo sport fuori dalle scuole? Ad oggi pochi o nessuno. Ecco perché dobbiamo investire nei progetti dell’educativa territoriale».

Così ancora una volta si torna alla questione di partenza: valorizzare i talenti, nello sport, nella musica, tra i giovani offrendo loro qualcosa che li aiuti a prendere consapevolezza di se stessi e a crescere. «Allo stesso modo nella politica c’è bisogno di fare un’azione simile – aggiunge il consigliere del PD – ed è per questo che proponiamo di creare una scuola di formazione politica, insieme alla maggioranza, per far crescere nei giovani il senso civico e la partecipazione. Se vogliamo davvero riattivare una relazione tra città e politica dobbiamo dare ai giovani, ma anche ai cittadini più in generale, la possibilità di discutere per elaborare idee e progetti, programmazione e coprogettazione. I giovani fanno molto volontariato, ma la politica è di più».

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