Addio ai principi, la politica si muovein base alla realtà contingente
Attualità

Addio ai principi, la politica si muove
in base alla realtà contingente

"Tremino le classi dominanti all'idea di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere fuorché le loro catene e hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i Paesi,

"Tremino le classi dominanti all'idea di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere fuorché le loro catene e hanno un mondo da guadagnare. Proletari di tutti i Paesi, unitevi!". "I nostri sforzi devono tendere all'uomo proprietario e libero, il nemico della libertà è il totalitarismo di Stato, [?] la verità è che prima viene l'uomo poi lo Stato". Queste citazioni, estratte rispettivamente dal Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels e dal discorso di De Gasperi dopo la liberazione di Roma dal nazifascismo, esprimono i due fronti di un mondo politico che o non c'è più o è ormai in via di estinzione. L'eliminazione del capitalismo da una parte, l'arte del governare tra spinte contrapposte dall'altra: in entrambi i casi comunque erano alcuni principi fondamentali a dettare le linee-guida dell'azione.

E' azzardato dire che oggi sia la realtà contingente a indirizzare i programmi dei partiti politici? Ammesso che di partiti, come eravamo abituati a intenderli fino a quindici anni fa, si possa ancora parlare? le classi dirigenti sembrano aver lasciato il posto ai leader e in proposito, molti faticano a inquadrare il profilo del nostro Premier, guida di un partito storicamente di centrosinistra che però raccoglie più consensi da chi crede nei valori del centrodestra. Salta agli occhi inoltre la costante crescita della disaffezione (quando non dell'avversione) dei cittadini verso la politica, come testimoniano le statistiche dell'affluenza alle urne nelle ultime occasioni in cui i cittadini sono stati chiamati al voto.
Questi spunti di riflessione generale, ci hanno spinto a interrogarci sulla condizione della nostra città a un anno e mezzo dalle elezioni comunali del 2017.

Difficile intravedere un panorama roseo all'orizzonte: da decenni Asti si regge sul trapezio di un paradossale "cambiamento immobile", generato dall'assenza di continuità amministrativa e dalla perdita d'identità culturale, che hanno favorito l'ingerenza sempre più massiccia di dinamiche d'interesse a scapito delle idee e dei progetti. Il diritto e il merito paiono aver abdicato in favore della democrazia dei favori, come diffusamente espresso da Ottavio Coffano nel suo corsivo. Il sistema di governo della "vetocrazia", nell'impedire il completamento di ogni iniziativa intrapresa, ha avuto ripercussioni molto negative sulla città, a giudicare dai preoccupanti recenti dati che riguardano sicurezza, turismo, istruzione, economia ed ecologia e vedono la nostra provincia relegata agli ultimi posti del Settentrione, quando non d'Italia.

Per avere un quadro globale, abbiamo interpellato esponenti di partito locali e protagonisti della politica astigiana nel presente o nel recente passato. Insieme ad un'analisi dell'attualità, abbiamo chiesto loro anche di gettare uno sguardo sul futuro prossimo: quali caratteristiche dovrebbero tracciare l'identikit del sindaco ideale di domani? Chissà se le speranze troveranno attuazione nella realtà?.

Luca Parena

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