Al Diavolo la TavUn pomeriggio per dire no all’opera
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Al Diavolo la Tav
Un pomeriggio per dire no all’opera

«Il No Tav non è una questione di tribunali, ma di società civile che deve rendersi conto di quale colossale errore si tratti»: questo il senso dell'incontro che si terrà oggi pomeriggio al

«Il No Tav non è una questione di tribunali, ma di società civile che deve rendersi conto di quale colossale errore si tratti»: questo il senso dell'incontro che si terrà oggi pomeriggio al Diavolo Rosso (ore 16,30) in preparazione alla grande manifestazione nazionale di sabato 21 a Torino. «Ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti e per tutte», si legge nel volantino di invito. Fra i tanti sostenitori astigiani a far girare la notizia dell'incontro ve n'è uno un po' speciale, che sta pagando sulla propria pelle la contrarietà all'opera. E' Samuele Gullino, uno dei 48 finiti sotto processo a Torino per i disordini del luglio 2011 nei pressi del cantiere di Chiomonte. Gullino si porta addosso la recente condanna a 3 anni e 1 mese per quei fatti. O meglio «Mi porto addosso il solo fatto di avere reagito all'ultima delle tante provocazioni delle forze dell'ordine che hanno turbato la legittima manifestazione di dissenso verso l'opera». Del processo tanto si è parlato e tanto si è detto.

«Ha avuto tempi acceleratissimi rispetto alla media dei procedimenti italiani – spiega Maurizio La Matina, avvocato di Gullino e componenente del Legal Team No Tav – con una e a volte due udienze a settimana, in modo da mettere in difficoltà i legali. Un processo con un uso esagerato della custodia cautelare, con uno svantaggio evidente della difesa rispetto alla Procura, celebrato in un'aula bunker dove gli imputati sono stati zittiti e ostacolati più volte, dove si sono ripetuti continui comportamenti offensivi nei confronti degli avvocati, dei testimoni delle difese, fino a sfiorare l'intimidazione con limitazioni in sede di controesame. Un processo – prosegue l'avvocato La Matina – di fronte ad un tribunale che non ha per nulla riequilibrato il ruolo di Procura e Digos rispetto alle difese. Tutto per criminalizzare il Movimento No Tav e allontanarlo sempre più dalle origini della protesta. Ma se pensano di esserci riusciti, si sono sbagliati».

Il ritorno alle origini è lo scopo dell'incontro di oggi al Diavolo Rosso e di sabato prossimo a Torino. La contrarietà a quest'opera si riassume nella sua inutilità, nel fatto che si basa su un progetto vecchio e superato, che non tiene conto dei profondi cambiamenti intervenuti non solo nelle economie transnazionali dei Paesi interessati, ma anche nelle scelte dei consumatori, nei viaggi delle merci e negli equilibri delle economie emergenti. Non esiste più il "corridoio 5" che aveva ispirato la necessità della ferrovia ad alta velocità fra Francia ed Italia. E allora perchè indebitare questa e altre due generazioni di italiani per un cantiere non necessario? Su questi numeri si discuterà oggi insieme ad Alberto Perino, storico leader valsusino della lotta No Tav, con gli avvocati La Matina e Colletta del Legal Team e Claudio Sanita del No Tav Terzo Valico.

«La lotta No Tav non è dei valsusini o di qualche sparuto gruppo di idealisti – dice accorato Gullino – ma è questione nazionale, perchè il suo costo, in termini di denaro e di scempio ambientale, ricade su ogni italiano, da oggi e per molti decenni a venire, senza avere in cambio alcun beneficio. E il Movimento No Tav non è quello che vogliono farvi credere in tv, è forse la più grande occasione di far sentire la voce dei cittadini contro lo strapotere di politici e lobbysti in tempi in cui si taglia sui servizi essenziali con la scusa dei bilanci magri ma si trovano i soldi per un'opera faraonica inutile».

Daniela Peira

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