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Fondazione Cassa di Risparmio di Asti
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Aldo Pia sulle nomine in Fondazione Cr Asti: «Così si calpestano le categorie»

Venerdì 12 previste le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Fondazione CrAsti: candidati Aldo Pia e Livio Negro

“Addolorato e allarmato”: Aldo Pia sceglie con cura i due aggettivi. Il suo è uno dei due nomi in lizza per la presidenza della Fondazione Cassa di risparmio, l’altro è quello di Livio Negro manager e imprenditore del settore informatico e recentemente anche di quello dell’accoglienza turistica (suo è il resort 5 stelle lusso Le Cattedrali).

Stando ai rumors sarebbe proprio Negro il candidato con più chances (voti) per diventare il successore di Mario Sacco non più ricandidabile. La votazione è prevista per il pomeriggio di venerdì 12.
«Francamente – dice Pia, un lungo curriculum che parte da assessore e vicesindaco in Comune, per passare alla presidenza della Camera di commercio, quella della Cassa di risparmio per 16 anni, a ruoli di consigliere in FinPiemonte e nel Consiglio della Compagnia di Sanpaolo, la più importante Fondazione bancaria italiana, e attualmente presidente di Ascom – non avrei mai pensato di dovermi occupare della Fondazione».

Poi che cos’è che l’ha fatta cambiare idea?

Mi hanno cercato amici, conoscenti, anche da fuori Asti. Ripeto: non mi interessavo della Fondazione anche perché avevo sentito che si faceva il nome dell’ing. Paola Malabaila, grande professionalità e cultura, profilo a mio parere perfetto. Poi le è stato assegnato un nuovo prestigioso incarico a Bruxelles e giustamente lo ha accettato.

E che cosa le dicevano questi amici che l’hanno contattata tanto da renderla “addolorato e allarmato”?

Erano e sono preoccupati: per il metodo con cui si è arrivati alla composizione del Consiglio di indirizzo. E per come si è arrivati alla candidatura del possibile presidente.

Il Consiglio di Indirizzo è stato scelto secondo le regole: qual è il problema?

Le parlavo di metodo: io sono stato contattato dai rappresentanti delle categorie che si sono sentite calpestate. Lamentano nessuna attenzione nè coinvolgimento, si badi bene, non nella scelta di un nome piuttosto che un altro, ma di programmi. Nessuno ha chiesto loro un consiglio, un suggerimento, un parere. In sostanza: qualcuno ha deciso, gli altri si devono adeguare.

Chi ha deciso?

Beh è evidente: qualcuno che ha nominato direttamente sei consiglieri, tre come sindaco e tre come Presidente della Provincia, e poi ha indirizzato attraverso la cooptazione una settima nomina, più il candidato alle presidenza Negro. Credo che, come sostengono ormai molti autorevoli esperti, il sistema delle terne per la nomina dei Consigli di Indirizzo, sia ampiamente superato.

Però lo prevede lo Statuto che sindaco e presidente della Provincia facciano le nomine, anche nel caso come questo che siano la stessa persona.

E’ vero, ma in passato, quando fu Brignolo a trovarsi nella stessa situazione, fece le nomine come sindaco e poi si consultò con tutti per quelle della Provincia. La Fondazione non è di un singolo ente o di una singola persona, è l’ente a cui spetta nominare la governance della Banca di Asti ed è l’ente che investe sul territorio milioni di euro ogni anno. E guardi che la preoccupazione di cui le parlavo e molto più diffusa e tocca anche altri comparti.

Ad esempio?

La Sanità: ho parlato con primari, medici, dirigenti della Sanità astigiana: la Fondazione è fondamentale per il sostegno che dà nell’ acquisto di attrezzature e impianti. E devo dire che ci sono perplessità anche ai vertici della Banca di Asti. Con l’ingresso nell’ azionariato della Fondazione Crt che si aggiunge alle Fondazioni di Vercelli e Biella ora c’è una governance che richiede grande esperienza nel settore che non si improvvisa.

Mi scusi, ma a chi giova un quadro come quello da lei delineato ?

Non lo so. L’impressione è che ad Asti non si faccia nulla se non quello che decide il sindaco. Ma c’è un’Asti che non vuole essere calpestata da certa politica e che chiede più rispetto perché rappresenta il mondo di chi lavora e produce. Il modo con cui è stato composto il Consiglio di Indirizzo non è troppo dissimile da quello dei Consigli di Torino o di Palermo e sappiamo come è finita lì. Io credo che per il futuro della città non possiamo accettare certi metodi. E che la Fondazione meriti competenza.

 

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