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Rasero e Malandrone
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Ambiente Asti interroga il sindaco sulle sorti del Trovamici di via Vigna

Chiuso da tre anni, aveva una forte valenza sociale – Il Comune sta valutando i costi per una ristrutturazione dei locali

«Quando verrà riaperto e riutilizzato il Trovamici di via Vigna?». A chiederlo al sindaco Rasero e agli assessori competenti è il consigliere di minoranza Mario Malandrone di Ambiente Asti che ha depositato un’interrogazione urgente sul Trovamici, inaugurato nel 1998 e ormai chiuso da più di tre anni, ma anche sul progetto PinQua che avrebbe dovuto, se finanziato, permettere la ristrutturazione degli alloggi delle case popolari di via Dogliotti (ex case operaie Lina Borgo), un’ala del Cpia e i locali dell’ex Trovamici per farli diventare un dormitorio maschile.

«Durante il Consiglio comunale del 10 marzo 2022 – si legge nell’interrogazione – l’amministrazione Rasero ci aggiornava dicendo che aveva cambiato idea sul Trovamici, anche a fronte di problematiche educative emerse e che non sarebbe stato un dormitorio, ma sarebbe tornato ad essere uno spazio educativo. Ci dissero che per renderlo agibile il costo era di circa 35.000/50.000 euro». Malandrone ricorda non solo l’importanza strategica del servizio, ma anche la necessità di trovare nuovi spazi per i servizi sociali, a cominciare dai “luoghi neutri” deputati all’incontro con i genitori o gli assistenti sociali. «In città i servizi su alcune problematiche relative a bambini con bisogni educativi speciali sono carenti – continua il consigliere di Ambiente Asti – tanto che per molti servizi, come logopedia e altre problematiche sanitarie, i genitori si rivolgono ad Alba».

Poi domanda all’amministrazione quanto costerebbe ristrutturare il Trovamici, quale destinazione d’uso ha scelto il Comune per i locali di via Vigna e quali servizi educativi hanno bisogno di più spazi, magari tra quelli venuti meno dopo la chiusura del centro.

Una prima risposta alla interrogazione di Malandrone arriva proprio dal sindaco Rasero che, interpellato sul Trovamici, spiega: «Ho chiesto agli uffici di valutare i costi per ristrutturare i locali perché ci servono dei luoghi neutri e altri spazi da dedicare alle attività dei servizi sociali».

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