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Querelle campo nomadi

Ambiente Asti: «Rasero vuole scaricare il problema del campo rom su un altro Comune»

Il gruppo consiliare scrive una lettera aperta in risposta alla proposta del sindaco di Asti, inoltrata al Ministro Lamorgese, di spostare temporaneamente i nomadi nell’hub di Castello di Annone

Ancora una lettera, questa volta a firma del gruppo consiliare di Ambiente Asti, sulla vicenda dell’ipotesi di spostare le famiglie residenti nel campo rom di via Guerra, ad Asti, nell’hub di Castello di Annone. Ipotesi evocata in una lettera del sindaco di Asti Rasero inviata al Ministero dell’Interno Luciana Lamorgese, ma osteggiata da un’altra lettera al ministro, questa volta a firma del sindaco di Castello di Annone Silvia Ferraris. Adesso a scrivere sul caso è il gruppo di Ambiente Asti che “per conoscenza al Ministro Lamorgese” accusa il sindaco di Asti di voler scaricare il problema su un piccolo comune senza i mezzi necessari per affrontarlo. Di seguito riportiamo il testo della lettera.

 

Non è l’ennesima lettera al Ministro Lamorgese.
E’ una lettera che richiama le responsabilità di tutti noi che sediamo in Comune. Le normative poste a base della organizzazione e del finanziamento delle autonomie locali riconoscono ad alcune tipologie di comuni condizioni burocratico – funzionali legate al particolare ruolo assegnato agli stessi. Ad esempio, il Comune di Asti dovrebbe avere un Consiglio Comunale composto da 24 componenti ma, in virtù del fatto di essere capoluogo di provincia, di consiglieri ne ha 32. Ovviamente anche la composizione della giunta comunale risente di questo allargamento potendo avere un numero maggiore di assessori (e Asti per non sbagliare ha il massimo di quanto previsto dalla legge).

Ovviamente questi dimensionamenti non sono gentili concessioni, ma si basano sul fatto che, come capoluogo di Provincia, devi farti carico di maggiori problematiche legate alla gestione dei servizi, del territorio e delle persone. La macchina organizzativa di un Comune capoluogo di provincia è composta da una discreta quantità di dipendenti di cui alcuni con funzioni dirigenziali.
Per esercitare al meglio le sue funzioni il Sindaco dispone di un comando di polizia locale e, a differenza di tutti gli altri Comuni della Provincia, di personale dei servizi sociali gestiti direttamente.

Negli ultimi anni sembra però che chi governa la Città di Asti voglia assumersi tutti i vantaggi dell’essere capoluogo di Provincia e disdegnare le responsabilità o anche solo gli oneri. Ora, un Sindaco vincitore di una campagna elettorale e prossimo candidato alla guida della Provincia, attorniato da una giunta di ben nove assessori, può permettersi di dividere la corsa del Palio tra Città e contado o consentire che il Festival delle Sagre vada in scena in forma lillipuziana, tanto non sono mica resort di lusso in cui ascoltare buoni dischi o ammirare da vicino le conchiglie del parco archeologico.

Un poco diverso, fastidioso e decisamente immorale è se Sindaco e Assessori utilizzano il loro tempo per immaginare come soluzione al problema campo nomadi il più classico dei sistemi: spostare il problema e fare in modo che siano altri a doversene fare carico. In primis, se la macchina politico amministrativa di Asti non è in condizione di affrontare e risolvere il problema di via Guerra, il Sindaco , magari in una diretta Facebook, dovrebbe spiegare come può risolverlo un piccolo comune con strutture nemmeno paragonabili a quelle di cui lui dispone. Ovviamente rimane comunque l’enormità del fatto che un Sindaco riproponga l’idea della deportazione di gruppi di persone riportando indietro l’orologio della storia costituzionale di questo paese a prima del 1961, anno in cui furono abolite le norme di legge contro l’urbanesimo.

E quale impatto si avrebbe sul sistema scolastico di un Comune come Castello D’Annone, lo stesso Comune di Asti ha faticato in questi anni a lavorare sulla dispersione scolastica. Delocalizzare e caricare su un piccolo Comune questo e altri aspetti è scaricare una responsabilità. Come garantirebbe la continuità agli studenti sulle scuole medie e scuole che già frequentano. E la stessa ospitalità che un Hub è normata, da regole come si trasferiscono tali regole su persone non sottoposte a restrizioni della libertà?

Come minoranze abbiamo recentemente interpellato il sindaco, attraverso un’interpellanza che è anche proposta di affrontare il problema del superamento del campo insieme. E’ una proposta articolata, che mette al centro il Comune e tutti gli attori sociali, ci aspetteremmo che su fondi e risorse utili per un accompagnamento sociale e un vero progetto di superamento del campo vi fosse il coinvolgimento dei Ministeri competenti. Questo andrebbe chiesto con una lettera e l’oggetto della lettere dovrebbe essere: “Cari Ministri, Vogliamo superare il campo rom, con un progetto serio, mettendo in campo tutte le competenze migliori. Chiediamo una mano e sostegno”.

Sappiamo che c’è sensibilità su come affrontare il tema, ma non giochiamo più allo scarica barile, finalmente affrontiamolo con strumenti adeguati. Allora non avremmo problemi a collaborare.

Ambiente Asti

[nella foto di repertorio l’ingresso al campo rom di Asti]

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