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Anche ad Asti si discute sui limiti dei pagamenti con il bancomat

Siamo andati a sentire cosa ne pensano commercianti e clienti della proposta del governo Meloni di rendere facoltativo l’utilizzo dei pagamenti digitali sotto una certa soglia

Anche ad Asti arriva l’eco nazionale della “battaglia del POS” tra favorevoli e contrari alla soglia, comunque non ancora stabilita, sotto la quale i commercianti non saranno più tenuti ad accettare pagamenti digitali.

La prima versione della nuova legge indicava i 60 euro di soglia, ma da più parti sono arrivate proteste, soprattutto dalle associazioni dei consumatori. Lo stesso Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha aperto a possibili ritocchi che dovranno essere definiti in sede di discussione della normativa.

È dal 1971 che il pagamento con carta di credito è diventato elettronico. Una sottile striscia che ha rivoluzionato in modo decisivo le abitudini di pagamento di molti a cui si è affiancata, nel 1983, la prima carta di debito italiana chiamata Bancomat.

Nel giro di pochi anni queste carte si sono evolute e a loro si sono aggiunti altri modi virtuali di pagamento, soprattutto tramite smartphone.

In caso di violazioni agli obblighi di legge scatterebbero le sanzioni corrispondenti a 30 euro, più il 4% della transazione rifiutata.

L’opinione degli astigiani

«Forse una multa è l’unica misura convincente adottata, – commenta Gianfranco, cliente in una libreria – per far sì che gli esercenti accettino pagamenti elettronici».

Ma c’è anche un preciso periodo storico in cui l’uso di questo tipo di pagamento, forse per paura di contagi, ha preso più piede. «Prima del Covid – sottolinea il dott. Marco Gatto, titolare della Farmacia Piazza Roma – i due terzi dei pagamenti in farmacia venivano effettuati con contante, adesso la situazione si è ribaltata: infatti, sul totale, abbiamo circa due terzi di transazioni elettroniche. È chiaro – continua il farmacista – che dovrebbe essere il cliente a non usare il POS per acquisti da pochi euro su cui noi paghiamo poi delle commissioni, ma dovrebbe essere anche il governo, d’accordo con le banche, a toglierle per cifre, ad esempio, al di sotto dei dieci euro».

Senza dimenticare Satispay

Commenti simili arrivano da altre attività della zona. «Circa il 90% dei clienti – dichiara Elda Narbonne, titolare di “Cogliati & Romanò” – paga con carta elettronica, tra questi una minima percentuale usa Satispay che ha una commissione molto bassa, regola che dovrebbero adottare anche le banche».

«Siamo d’accordo – approvano Alessandra Francese e Davide Langella, titolari dell’Antica Drogheria di Asti – che sotto i 60 euro non ci siano obblighi».

Ma per i clienti il pagamento digitale dev’essere una libera scelta, senza vincoli. «In veste di cliente concordo sull’uso del POS, – aggiunge Renata Di Bonito – è un diritto poter decidere come pagare, anche se comprendo il punto di vista dei commercianti».

Il problema delle commissioni

Quindi una riduzione delle commissioni se non l’abolizione, sotto cifre minime, è la richiesta dei più tra i commercianti che abbiamo interpellato. «Già negli ultimi anni era aumentato questo tipo di pagamento, – afferma Andrea Stirano, titolare di Buffetti ad Asti – dopo la pandemia ancora di più e questo avviene anche per cifre piccole, ma, visto che ormai la tendenza è questa, le banche dovrebbero abbassare le commissioni».

«Io – aggiunge Vincenzo Giamundo, responsabile del Caffè Secondo Statuto – ho sempre accettato qualsiasi tipo di pagamento anche per un solo caffè, dal contante, al POS a Satispay, perché mi metto nei panni del cliente, ma sono molto contrario alla manovra dei 60 euro, preferirei ci fosse libertà di scelta e, comunque, commissioni più basse».

Una piccola percentuale di esercenti, infine, oltre ad essere contraria alla soglia minima consentita, è contraria anche all’uso del POS e non intende installarlo nella propria attività. «È una forma di controllo – dice uno di questi – un modo poco efficace per combattere il “nero” mentre ci sarebbero molte altre soluzioni a cominciare da pene più severe per chi viene colto sul fatto o a tasse più eque».

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