Nasce l’osservatorioper vigilare sulla Sanità
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Nasce l’osservatorio
per vigilare sulla Sanità

I comitati e le associazioni di pazienti e volontari ospedalieri, che nelle scorse settimane si sono mobilitati per raccogliere firme a  sostegno dell’ospedale di Asti, si sono ritrovati sabato

I comitati e le associazioni di pazienti e volontari ospedalieri, che nelle scorse settimane si sono mobilitati per raccogliere firme a  sostegno dell’ospedale di Asti, si sono ritrovati sabato mattina presso il circolo “Way Assauto” per fare il punto sulla situazione venutasi a creare con la modifica della delibera regionale, che mantiene cinque (Radioterapia, Chirurgia vascolare, Gastroenterologia, Centro trasfusionale e Geriatria) delle dodici SOC del “Cardinal Massaja” destinate in un primo tempo ad essere cancellate.

Angela Quaglia ed Enrico Bestente non hanno nascosto perplessità e timori per il futuro. «I Comitati di cittadini e dei volontari – ha detto Angela Quaglia – hanno costituito l’Osservatorio della Sanità allo scopo di mantenere uno sguardo vigile sull’ospedale astigiano, con lo spirito di chi vuol capire i problemi e farli presente in Regione. Siamo soddisfatti della mobilitazione che ha raccolto 35.000 firme, ma dobbiamo constatare che la riforma penalizza l’Astigiano; sulle 111 Strutture Ospedaliere Complesse (SOC) presenti in Regione, basti dire che ad Asti ce ne sono 25, mentre Alessandria ne ha 45. Quanto al ricorso, non so dire se sia meglio o peggio non averlo presentato: forse il sindaco ha deciso così per non mettere in discussione il risultato, o forse per non disturbare la Regione a livello politico».

Enrico Bestente ha precisato che i Comitati sono sorti senza etichettature politiche: «Pensare il contrario è offensivo per i cittadini – ha detto – perché la qualità dell’ospedale è un problema di tutti. Personalmente, non sono interessato a rilanci politici. L’integrazione della delibera non è un punto di arrivo, ma di partenza e l’Osservatorio, aperto a tutti, va in questa direzione. Restano aperte molte questioni, come le SOC di Dermatologia, di Malattie infettive o Maxillo facciale, che senza un primario rischiano di impoverirsi e di svuotarsi; è facile perdere reparti di eccellenza che richiamano pazienti anche da fuori Regione. Ci sono poi i problemi drammatici del “tempo 0”, in cui la gente si accapiglia per la prenotazione, o del Pronto soccorso, dove in questi giorni sono state sistemate 90 barelle perché i reparti non sono in grado di accogliere i pazienti. Sindaco e direzione generale dovranno ascoltare le segnalazioni dell’Osservatorio e farsene carico».

Sono poi intervenuti i rappresentanti dei volontari, fra cui Ezio Labaguer, che ha espresso la grande preoccupazione dei diabetici per i futuri sviluppi; Beppe Gatti (“Epistomasti”) ha sostenuto la necessità di fare proposte per avere servizi migliori, mentre Sergio Tacchi (“La via del cuore”) ha annunciato la costruzione di una struttura destinata ad ospitare pazienti oncologici. Claudio Lucia, presidente dell’Ordine provinciale dei medici, ha ribadito «la necessità di investire sul territorio, seguendo i pazienti a casa, con costi molto inferiori. Lanceremo il progetto di un “hospice” per le cure palliative ai malati oncologici, per diminuire il carico dei reparti e ridare dignità alla persona. Inoltre, anziché ridurre il “Massaja”, perché non si può pensare ad un mini quadrante con gli ospedali di Alba e Bra?».

Gianfranco Imerito, medico di base, ha ricordato che «gli attuali 30 posti in meno si aggiungono ai 50 già persi nel 2009. Per 2.200.000 abitanti la provincia di Torino ha 28 ospedali, o strutture analoghe, mentre per 220.000 abitanti Asti ne ha uno».
La sensazione generale è che si veda con forzato ottimismo una situazione che è una sconfitta per l’ospedale: quel che invece il senso comune non comprende è il fatto che si siano spesi pochi anni fa milioni di euro per una struttura bella e modernissima che, anziché rilanciare, oggi viene ridimensionata.

Renato Romagnoli

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