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Asti, addio alla staffetta partigiana Marisa Ombra

Era nata in corso Alessandria e fu una delle protagoniste della Resistenza. Attualmente era vicepresidente nazionale dell'Anpi

Aveva 94 anni

La Resistenza partigiana perde un’altra sua insostituibile testimone. Stamattina, a Roma, è morta a 94 anni Marisa Ombra,  partigiana delle formazioni Garibaldi, staffetta, donna impegnata tutta la vita nella difesa della condizione della donna e dei valori della Resistenza e attualmente ancora vicepresidente nazionale dell’ANPI.
Paolo Monticone, presidente dell’Anpi di Asti, ha espresso cordoglio al lutto della famiglia ricordando la visita di Marisa ad Asti, qualche anno fa,per presentare nelle scuole il suo libro “Libere sempre” rivolto alle giovani donne del terzo millennio.

La biografia

Marisa Ombra nasce il 30 aprile 1925 in corso Alessandria ad Asti, nel cuore di un quartiere operaio dove sono attive le più importanti industrie del tempo (Maina, Way-Assauto, Fonderia Santangeletta e Ferriere Ercole), ma che è anche il confine orientale della città con la campagna.
Il papà è Celestino “Tino” Ombra, operaio alla Way-Assauto, partigiano Commissario delle Divisioni Garibaldi “Asti” e “Alarico Imerito”, Direttore del personale della Way-Assauto fino al 1955. La mamma è Ernesta Cabiati, operaia in filatura, partigiana nella IX Divisione Garibaldi. Di due anni più giovane è la sorella Giuseppina “Pini” anche lei partigiana nella IX Divisione Garibaldi.
Marisa Ombra entra nella Resistenza nella seconda metà del 1944 occupandosi, nella zona di Agliano, dei Gruppi di Difesa della Donna. Aderisce al partito comunista e fa la staffetta, spostandosi tra Valle Bormida, Valle Belbo e Alto Monferrato. La fine della guerra la troverà, insieme a mamma e sorella, a Costigliole. Comincia subito il lavoro politico nel Pci astigiano. E’ un’apprezzata funzionaria ma nel 1956 viene licenziata dal partito perché diventata nel frattempo – cosa all’epoca inaccettabile nel Pci – la compagna del giornalista Giulio Goria, sposato e separato. Nel 1957 si trasferisce a Roma per restarvi fino ad oggi, occupandosi a tempo pieno del difficile percorso di emancipazione delle donne. Nella capitale diventa prima dirigente dell’UDI (Unione Donne Italiane), poi presidente della Cooperativa Libera Stampa, editrice di “Noi donne” e lavora alla costruzione dell’Archivio nazionale dell’Udi. Nel 1989, dopo il discorso di Achille Occhetto alla Bolognina, esce dal Pci, ma continua ad occuparsi della condizione della donna nelle rapide trasformazioni che avvengono tra la fine del secondo e l’inizio del terzo millennio. Nel 1987 ha pubblicato, insieme a Tilde Capomazza, “8 marzo, storie, miti, riti della Giornata internazionale della Donna” mentre nel 2009 ha pubblicato l’autobiografico “La bella politica” e nel 2012 “Libere sempre” dedicato alle ragazze d’oggi. Dal 2006 Grande Ufficiale della Repubblica, è vicepresidente nazionale e componente della Segreteria nazionale dell’ANPI.

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