prima
Attualità
Genova 20 anni dopo

Asti al G8 di Genova: cronaca di un disincanto lungo 20 anni

Lungo servizio dedicato ai ricordi dell’Asti Social Forum e alle riflessioni di chi a Genova ci è stato e non dimentica. Ricordando anche i messaggio “visionari” che si sono trasformati in realtà

Vent’anni fa questi erano i giorni caldi, caldissimi del G8 di Genova. I grandi della Terra si incontravano all’ombra della Lanterna mentre fuori dagli splendidi palazzi storici di rappresentanza in cui si tenevano i summit la città era invasa da centinaia di migliaia di cittadini provenienti da tutta Europa decisi a far sentire la propria voce nelle decisioni strategiche future mondiali.
Doveva essere un confronto pacifico. Come è finita è cronaca di quei giorni. Dalla morte di Giuliani alle devastazioni della città, dalle incursioni dei black bloc alle cariche delle forze dell’ordine contro i dimostranti fino all’incursione alla Diaz.
E, nell’opinione pubblica italiana e mondiale che si era fatta una propria idea di quanto accaduto solo attraverso le immagini dei telegiornali e delle trasmissioni giornalistiche, l’equivalenza dei guerriglieri urbani con i manifestanti pacifisti. Un errore che persiste ancora a distanza di 20 anni e che ha oscurato i messaggi all’epoca “visionari” che il Genoa Social Forum (insieme di tutti i movimenti in piazza) aveva portato al cospetto dei Grandi della Terra.
Al corteo del sabato mattina e, anche nei due giorni precedenti, per le strade e le piazze di Genova c’erano molti astigiani. Importante la presenza di avvocati della nostra città nel Legal Social Forum e di cronisti e reporter (per La Nuova Provincia Daniela Peira e Alberto D’Anna) chiamati come “osservatori” di quanto sarebbe accaduto.
Compito eseguito con obiettività e non poco stupore di fronte a scene di guerriglia urbana cui la città di Asti non li aveva sicuramente mai abituati.
Una presenza astigiana che, soprattutto per gli avvocati, è proseguita anche nei giorni del drammatico processo per i fatti della Diaz e che ad ognuno degli “osservatori” ha regalato una lettura di primissima mano di quanto accaduto in quei tre giorni di delirio. Una lettura che ha prodotto un disincanto così lontano da quanto consegnato dai documenti ufficiali.
Per chi ha voglia di altre riflessioni a vent’anni dal G8 di Genova, questa sera, martedì, alle 21, il Diavolo Rosso ospiterà un dialogo tra i movimenti di ieri e di oggi. Al centro delle riflessioni sempre lo stesso tema: pensare che un altro mondo è possibile.

Il gruppo di avvocati e giornalisti astigiani “osservatori”

«Le nostre magliette gialle da presidio di legalità a bersaglio»

E’ davvero difficile riassumere cosa è stata Genova, tanti i pensieri, i ricordi e le emozioni che si accavallano. Sono stati giorni di entusiasmo ma anche di paura, lacrime e rabbia. Come avvocati eravamo in piazza per fornire una presenza di garanzia, ben presto ci siamo accorti che, con le nostre magliette gialle, eravamo diventati un bersaglio anche noi, come i giornalisti e i medici. Osservatori non graditi.
Difficile riassumere cosa resta. L’ingiustizia che sento per la sproporzione tra le pene da 6 a 14 anni per le vetrine rotte e quelle da 3 a 4 anni, molte prescritte, per le teste spaccate, le brillanti carriere di quei dirigenti di polizia, la mancata ricerca delle responsabilità politiche, lo sconforto nell’ascoltare ancora oggi, dopo tutte quelle immagini testimonianze e sentenze, che i manifestanti se la sono cercata, i poliziotti si sono difesi o che è stato giusto sparare in faccia ad un ragazzo. Ma restano soprattutto i temi di quel movimento che non portava sogni ma proposte, valide oggi più di ieri. E resta la volontà di non rassegnarsi. Degli oltre 300 agenti che hanno partecipato al massacro della Diaz nessuno è stato identificato, solo quelli che hanno firmato la relazione di servizio, così anche i responsabili delle violenze in strada su manifestanti inermi. La campagna sull’introduzione del codice identificativo credo sia un’azione concreta su cui impegnarci. Lo dobbiamo a noi che a Genova c’eravamo e lo dobbiamo soprattutto alle generazioni future.

avv. Paola Bosca

 

«Il nostro G8 spiegato ai miei figli»

Ogni anno, in prossimità dell’anniversario dei fatti di Genova, ricordo ai miei figli che nel 2001 la loro allora giovane mamma partecipò alle manifestazioni del G8. Quest’anno,
Visto il ventennale e il fatto che che abbiano 14,12 e 8 anni ho deciso di raccontare loro la mia esperienza. Avevo da poco iniziato il praticantato e, affamata di esperienza, avevo deciso di seguire il mio dominus a Genova: facevamo parte dei legali dell’embrionale social forum.
Nei giorni precedenti la partenza avevamo seguito i preparativi: la zona rossa, quella gialla, il divieto di stendere le mutande ai balconi, ma mai avremmo potuto immaginare ciò che sarebbe accaduto.
Partimmo quasi per una scampagnata, ma appena giungemmo a Genova ciò che percepimmo immediatamente fu un clima di tensione, peraltro a mio parere immotivata, causata dallo spiegamento di forze dell’ordine, dalle barriere invalicabili della zona rossa, dalle strade chiuse così come la maggior parte delle serrande dei negozi. La giornata di venerdì trascorse tutto sommato tranquillamente tra un corteo e una riunione a Piazzale Kennedy ci furono occasioni di confronto ed ebbi la fortuna di conoscere don Andrea Gallo. Verso la fine del pomeriggio, però, venimmo a sapere che in uno scontro era morto un giovane, che alcuni manifestanti erano stati ingiustamente arrestati e che vi erano state numerose cariche delle forze dell’ordine.
La mattina de sabato sembrava che la calma fosse ritornata e che la manifestazione principale potesse iniziare e continuare senza alcun problema. Erano nel frattempo arrivati altri colleghi astigiani, si erano uniti a noi e avevamo iniziato a “scortare ” il corteo che si snodava cantando colorato verso il mare. Qualche centinaio di metri prima di Piazzale Kennedy, però all’improvviso il cielo si riempi di fumo e l’aria di urla. Il corteo fu smembrato e cominciamo tutti a correre verso il mare. Non si capiva più da chi scappare se dai black bloc o dalle forze dell’ordine. Ciò che era fondamentale era salvarsi. Chi mi aiutò in quegli istanti concitati nella fuga sugli scogli fu Gianleo Occhionero con cui raggiunsi poi i colleghi e gli amici di Asti a Boccadasse. La nostra fortuna fu che ci aggregammo al pullman partito per Asti, l’alternativa era essere ospitati alla scuola Diaz.
Nei mesi seguenti ci furono momenti di riflessione, incontri e ciò che a vent’anni di distanza ricordo bene sono le ore passate davanti alla TV per vedere i servizi televisivi e i documentari sui fatti di Genova: volevo vedere cosa avrebbero raccontato, come avrebbero rappresentato quello che noi avevamo effettivamente vissuto. Continuai per anni a documentarmi: le inchieste, i libri, i film.
Ciò che mi sento di dirvi dopo vent’anni è che le mie aspettative erano quelle di trovare persone che manifestavano per esigenze e valori comuni e oggettivi quali la tutela dell’ambiente, l’uguaglianza, l’accettazione dell’altro, il diritto al lavoro e la libertà di manifestare il proprio pensiero in modo del tutto pacifico tutelate dalle forze dell’ordine. Quello che vivemmo fu invece un’esperienza impattante che mi apri gli occhi su una realtà inaspettata e deludente che mi fece comprendere quanto l’uso distorto del potere politico da un lato e dei mezzi di comunicazione dall’altro sia pericoloso. Da mamma oggi mi sento comunque di invitare e stimolare i miei figli a manifestare pacificamente per i loro ideali perché ritengo che Genova sia servita anche a questo.

 

avv. Renata Broda

 

«Giorni in cui ci fu la sospensione dei diritti civili»

Il venerdì tragico della morte di Carlo Giuliani, mi trovavo, con gli altri colleghi di Asti, partecipanti al gruppo di osservatori legali, in piazza Dante ai confini con la zona rossa. Quando iniziarono i violenti scontri di Corso Buenos Aires, una ragazza in motorino venne ad avvisare i manifestanti che le Forze dell’Ordine picchiavano con i manganelli indiscriminatamente anche i manifestanti più pacifici. Di lì a poco vidi nostri colleghi di altre città feriti al volto e alla testa, risalire dai vicoli e gli prestammo soccorso. In quei frangenti, oltre alla paura e alla angoscia comprensibili per la propria incolumità, comprendemmo subito che ci trovavamo in una situazione di repressione militare della libera critica democratica.
Mi sovvennero in mente episodi letti sui giornali e nei libri concernenti il Cile, il Brasile e altre simili eventi che mai avrei creduto di vivere in prima persona.

Come legali e cittadini provammo la profonda e amara sensazione che le garanzie democratiche e i diritti inviolabili della persona in quel frangente erano stati sospesi per una superiore volontà.
Non fu solo una sensazione, ma una piena consapevolezza avendo vissuto in prima persona i fatti di qui tragici giorni genovesi.

Ne uscimmo fortunatamente incolumi nel nostro fisico, ma molto feriti nell’anima e, soprattuto, con il risveglio del disincanto.

avv. Roberto Stella

Cosa rimane oggi dell’Asti Social Forum

 

L’adesione astigiana alle manifestazioni pacifiste del G8 di Genova 2001 non fu casuale o nata sull’onda emotiva di quei giorni. L’iniziale Rete Astigiana Contro il G8 aveva visto, come non era mai accaduto prima e come non accadde più in seguito, una convergenza di movimenti provenienti da ogni esperienza e area sociale.
La genesi di quello che in seguito si sarebbe chiamato Asti Social Forum, la ripercorre Mario Malandrone che ne fu primo portavoce con Alessandro Berruti e Patrizia Civitate.
«Fino all’aprile del 2001 le associazioni, i movimenti, le realtà che già si interessavano ai temi del G8 operavano in ordine sparso – ricorda Malandrone – Le grandi campagne contro il debito estero erano sostenute prevalentemente dal mondo missionario, quelle contro l’egemonia delle multinazionali venivano seguite dal circuito del commercio equosolidale mentre le Ong si occupavano di sovranità alimentare, lotta al contagio Aids nei Paesi più poveri, eliminazione della fame nel mondo».
Fondamentale fu l’apporto di uno straordinario testimonial del Genoa Social Forum: Don Andrea Gallo che venne ad Asti ben due volte prima del G8 e ogni volta arringò chi era andato a sentirlo con la sua inimitabile verve dissacrante (nonostante la tonaca). Altro momento fondante fu la prima assemblea della rete astigiana tenuta da Lina Ferrero della cooperativa La Ghiaia di Berzano San Pietro. E poi le conferenze di Revelli, Zoratti della Rete Lilliput e di nuovo Don Gallo in una indimenticabile serata in piazza San Secondo.
«In tre mesi furono 35 le realtà che aderirono alla Rete astigiana contro il G8 – dice Malandrone – dal mondo cattolico all’area di sinistra, dall’Anpi ai sindacati passando per cooperative sociali e realtà radicate come la Rava e la Fava. Per molti di coloro che aderirono si trattò della prima esperienza politica oltre il volontariato. Le settimane antecedenti il G8 insegnarono che il cambiamento non si poteva più operare sulle singole persone o su piccole comunità ma si doveva intervenire a livello globale per migliorare il mondo locale». Fu in quei giorni che venne coniato il termine “glocal”.
«Un pensiero diffuso e condiviso da migliaia di cittadini con una qual certa ingenuità a giudicare da quel che accadde nei giorni del G8 – commenta amaramente Malandrone – Si andò a Genova pensando di poter manifestare e ci si scontrò con una realtà di repressione».
L’Asti Social Forum resistette e rafforzò la propria unità dopo i fatti di Genova e si intravedeva un serio percorso di condivisione di tematiche comuni.
A cambiare le carte in tavola, poche settimane dopo, fu l’attacco terroristico alle Torri Gemelle che piombò il mondo intero in un clima di guerra. «Il movimento si compattò intorno ad una urgentissima idea di pacifismo – prosegue Malandrone – la quale però assorbì quasi totalmente le energie delle sue componenti. L’Asti Social Forum è sopravvissuto fino al 2007, poi, di fatto, si è spento pur rimanendo uno dei più longevi d’Italia».
Quale eredità ha lasciato?
«Intanto la consapevolezza di “averci visto giusto” – risponde Malandrone – Temi oggi attualissimi come le immigrazioni di massa, lo strapotere della finanza e del mercato globale, il cambiamento climatico, lo sfruttamento di persone e di suolo erano già fortemente presenti nei manifesti del Social Forum di vent’anni fa e nessuno li considerava. E poi, molti di quelli che fecero quell’esperienza, hanno proseguito nella loro vita lavorativa. Penso a Berruti e Mamadou Seck oggi in Cgil, a Piero Vercelli poi diventato assessore ai servizi Sociali del Comune di Asti, ad Alberto Mossino che con il suo Piam è diventato uno dei massimi referenti mondiali nella lotta alla tratta umana». Malandrone stesso è un insegnante del Cpia, scuola per adulti frequentata prevalentemente da giovani immigrati sbarcati a Lampedusa in cerca di un futuro migliore.

Il reportage pubblicato all’epoca su La Nuova Provincia

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo