Roberto Novara
Attualità
La storia

Asti, al parco del Borbore il sogno di Roberto: «Questa isola vince ogni paura»

Novara è l’ideatore e curatore di Isla Ripa dove i vandali hanno distrutto parte dei manufatti, ma non fermato il suo progetto di tutela dei beni comuni

Ad Asti esiste «un’isola dove non ci sono tesori più grandi se non scoprire i propri talenti». È Isla Ripa, al parco del Borbore “Emanuele Pastrone”, di recente finita sotto attacco di alcuni “pirati”, al secolo giovani vandali scatenati, che hanno devastato diverse strutture create dall’ingegno di Roberto Novara, vero ispiratore dell’isola. Gli atti vandalici al parco del Borbore non sono una novità, ma questa volta l’azione dei teppisti ha colpito il cuore stesso di un progetto di recupero e condivisione di beni comuni tra i più originali di Asti. Nata nel marzo del 2021 dalla volontà di Roberto di dare vita a un luogo «dove piccoli, grandi e anziani vincano le proprie paure», Isla Ripa è cresciuta grazie al supporto degli altri storici volontari del parco, come Teresa Lazzarato e Fiore Lazzaro, ma anche di giovani, famiglie, anziani che ormai la considerano parte di loro.

Roberto, ci racconti com’è iniziata la tua avventura al parco del Borbore?

Arrivavo da un periodo in cui eravamo tutti chiusi in casa e volevo fare qualcosa per gli altri, non solo guardare il mio giardino. Già frequentavo il parco per correre, passando sulla ferrovia, ma un giorno mi è venuta questa idea e mi sono preso la briga di iniziare a pulire una parte di sponda. Poi un giorno ho trovato un sasso con sotto un messaggio di Teresa: «Voglio conoscere l’angelo che si sta prendendo cura di quest’area». Così l’ho chiamata e abbiamo parlato a lungo.

Da qui hai iniziato a prenderti cura dell’area oggi conosciuta come Isla Ripa.

Sì. Passando vedevo l’isolotto, le cascatelle, quelle piccole rapide. Poi di sera, andando sul ponte della ferrovia, si vede il tramonto, il Monviso e ogni tanto ho portato anche la mia ragazza a prendere l’aperitivo vista montagne. È iniziato tutto per scherzo, ma ho accettato una sfida lanciata dalla mia mente.

Nessuno ti ha detto di lasciare perdere, che non sarebbe valsa la pena?

Alcuni mi hanno scoraggiato, mi hanno detto che tanto sarebbe arrivata una piena che avrebbe portato via tutto, oppure che la gente non merita niente, etc. Ho deciso di provarci ugualmente.

Così hai creato manufatti artistici da mettere a disposizione di tutti, nei pressi dell’isolotto. Com’è nata questa scelta?

Il primo si trovava sopra la ferrovia ed era una tavola di legno, dipinta, che raffigurava il corso del Borbore con l’isoletta rappresentata da una tavolozza di colori. Un’idea di inclusione di arte e cultura, con un omaggio a Franco Battiato. Un messaggio per ricordarsi che siamo essere umani anche se certe volte lo dimentichiamo, sempre troppo legati ai bei vestiti, alle belle scarpe, oggetti un po’ futili. Purtroppo quel manufatto l’hanno spaccato in metà. Poi ho realizzato un tavolino, che c’è ancora, anche se un po’ bruciacchiato. È una bobina elettrica, donata dalla Vetreria di Asti dove lavoro. L’ho creata come se fosse un vortice di onde con all’interno un messaggio: “Mai generalizzare”.

Quindi ogni opera vuole lanciare un messaggio di inclusione?

Sì, esatto. Ho abbinato questo progetto al fatto di raccogliere la cartaccia quando vado a camminare o a ripulire l’area dell’isolotto dove c’era sporcizia e immondizia varia. Poi ho costruito una panchina in pallet con la scritta “Asti” e le onde intorno. Purtroppo anche questa, insieme all’altra che già c’era, è stata buttata nel torrente anche se sono riuscito a recuperarla. Infine c’erano due sedie, prese dalla stalla della casa di campagna dei nonni, ma anche quelle hanno fatto una brutta fine.

Perché l’hai chiamata Isla Ripa?

Il nome l’ho scelto un po’ a caso perché quando venivo qua, all’inizio, la mia ragazza mi diceva: “Con tutta l’erba che hai da tagliare a casa vieni a tagliarne altra?”. Qui c’erano solo canne ed erbaccia e non si vedeva nulla. Mi piaceva la combinazione del termine “rive”, che sono presenti in abbondanza a casa mia, e la riva del fiume. Poi “ripa” mi ricorda la ripartenza: quindi ecco il nome Isla Ripa.

Come hai tagliato, da solo, tutta l’erba infestante?

L’ho fatto a mano, con il decespugliatore. Poi siamo venuti io e Teresa, abbiamo caricato tutto sul trattore e ho portato le canne a casa mia per bruciarle.

Hai fatto un bel servizio al Comune, facendogli risparmiare parecchi soldi. L’amministrazione ti ha detto qualcosa?

È venuta Stefania Morra, l’assessore, a farmi i complimenti e mi ha anche invogliato a continuare perché è stata davvero gentile.

Hai già qualche progetto per la prossima primavera?

Non vorrei cambiare più di tanto l’ambiente perché è la natura che deve fare il suo corso, non tanto i miei manufatti. Ho solo lanciato un’esca, ma mi piacerebbe che questo messaggio, di tener bene i luoghi comuni e di avere rispetto per loro, si allarghi al resto della città.

C’è una richiesta che vorresti fare al Comune?

Secondo me è necessario dare più spazio alle idee, a persone giovani che hanno voglia di fare, di dimostrare la loro creatività ed energia. È ciò che vorrei venisse fatto in questo luogo.

Se potessi parlare con i vandali che hanno devastato le tue opere cosa diresti?

Io non me la prendo per gli sbagli che si fanno a causa della giovane età, ma non posso tollerare se queste persone rimangono lì senza spingere la loro energia oltre a queste azioni. Pazienza, si va avanti, ma tutta quell’energia dev’essere indirizzata in un modo costruttivo verso qualcosa di giusto. Qualche ragazzo che ho visto mi è sembrato sciolto, senza sapere cosa farsene del suo tempo. Sicuramente bisogna aiutarli a trovare una direzione e dare loro uno stimolo positivo. Ho visto molti giovani che hanno talento, ma questo dovrebbe essere indirizzato a qualcosa di veramente bello.

Chi è Roberto Novara

38 anni, perito elettrotecnico, è l’ispiratore di Isla Ripa al parco del Borbore. Dipendente della Vetreria di Asti, ha la passione di creare, per hobby, vari manufatti e piccole installazioni artistiche che ha deciso di mettere a disposizione di tutti gli utenti dell’area verde. Il suo progetto è nato ufficialmente a marzo del 2021, ma la frequentazione del parco, dove faceva jogging, risale a tempo prima. Roberto vorrebbe che Isla Ripa ispirasse giovani e adulti nell’inseguire i propri sogni e che il parco diventasse un luogo dove sviluppare progetti aperti a tutta la cittadinanza.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Edizione digitale
Precedente
Successivo