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Asti-Alba: si riattivi la linea con o senza treni a idrogeno

Dopo il ritorno dei convogli turistici le associazioni chiedono la riapertura totale

Non accenna a diminuire la querelle tra l’amministrazione regionale Cirio e le associazioni che si battono per ottenere la riattivazione delle linee ferroviarie sospese lungo le tratte dell’Astigiano, ma non solo.

Il Co.M.I.S. (Coordinamento Mobilità Integrata e Sostenibile), l’A.F.P. (Associazione Ferrovie Piemontesi) e l’Associazione FuturAlba intervengono a seguito di alcune recenti dichiarazioni del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e di altri in merito alla riattivazione della tratta Asti-Alba «sfruttando le risorse per la sperimentazione della trazione ad idrogeno».

«Siamo rimasti sorpresi dalla repentina inversione d’intenti dell’amministrazione regionale piemontese – commentano dai tre sodalizi – che in pochi mesi ha portato il presidente Cirio ad intimare ai sindaci dei territori attraversati dalla ferrovia una decisione sulla conversione in pista ciclabile mentre oggi ne propone la riattivazione. Accogliamo comunque positivamente la nuova impostazione. Precisiamo però che il ripristino del servizio dovrebbe avvenire a prescindere dalla tipologia di trazione in quanto è un’opera fondamentale per i territori e la mobilità delle persone che ci vivono. La ferrovia, prima delle sospensioni del 2010 e del 2012, trasportava più di 2.000 passeggeri al giorno». Di recente il primo treno turistico ha percorso la tratta Alba-Canelli attraversando la galleria Ghersi «che sembrava essere, a detta di molti, un problema insormontabile, – ricordano dalle associazioni – risolvibile solo con elaborazioni faraoniche che prevedevano preventivi di spesa altrettanto esorbitanti, temi che, come da più parti evidenziato fin da subito, abbiamo capito essere stati utilizzati solo come pretesto per non affrontare il problema e ricercarne una soluzione».

Co.M.I.S., l’A.F.P. e FuturAlba suggeriscono a Cirio di utilizzare le risorse del PNRR per riattivare la linea anche per il transito dei treni ordinari e non solo turistici «in quanto era chiaro fin dalle prime indicazioni che nei piani del Governo e della Commissione Europea queste risorse fossero destinate allo sviluppo sostenibile con una percentuale consistente destinata alla mobilità ed al trasporto pubblico, soprattutto su ferro».

«Ci hanno poi stupito, inducendoci parecchi interrogativi, – concludono dalle associazioni – le recenti esternazioni dell’assessore Gabusi il quale con enfasi ha dichiarato che entro l’inizio dell’anno prossimo verrà sottoscritto il contratto per il servizio ferroviario regionale, unica Regione a non averlo, che a suo dire permetterà di mantenere l’offerta attuale laddove invece dovrebbe prevedere, come elemento essenziale, il ripristino del servizio pre-Covid ma con prospettive di ampliarlo con progetti concreti che riguardino anche le linee sospese. Gabusi ha inoltre comunicato che il Consiglio regionale ha stanziato 15 milioni di euro per 10 anni destinati al trasporto su ferro che, essendo aggiuntivi, dovrebbero servire ad aumentare ulteriormente l’offerta mentre invece così non sembra. Accogliamo comunque con favore il rinato interesse per le tratte ferroviarie dell’Unesco, verso Asti e verso Alessandria, a difesa delle quali, fin prima della loro sospensione, in molti ci siamo adoperati in tutte le sedi e con tutte le modalità a nostra disposizione».

Al presidente Cirio i sodalizi propongono, invece, di realizzare ad Asti il polo dell’idrogeno «in quanto la posizione baricentrica della città permetterebbe di raggiungere tutti i territori della Regione. Unendo poi le numerose linee, sospese, non elettrificate presenti sui territori dell’Astigiano e del Cuneese si formerebbe un banco di prova ideale e naturale per testare la trazione ad idrogeno. Invitiamo il presidente Cirio e l’assessore Gabusi ad accogliere le nostre numerose richieste d’incontro per condividere insieme i progetti per il futuro servizio di cui abbiamo realizzato elaborati ed ipotizzato modalità».

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