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Asti attende il suo primo Pride che vuole aprire la porta del dialogo

Mentre si intensificano le attività collaterali all'evento del 6 luglio è stata deciso il nome del cantante che si esibirà quella sera ad Astimusica: Donatella Rettore

Asti Pride: mancano 87 giorni

Mancano 87 giorni al primo “Asti Pride”, in programma il prossimo 6 luglio, e si intensificano le attività degli organizzatori che vogliono offrire alla città punti di riflessione sul tema e momenti di approfondimento sulle rivendicazioni che la comunità LGBTQI porta avanti attraverso i vari Pride organizzati in tutto il mondo.
Il prossimo appuntamento si terrà il 23 aprile, alle 21, alla Casa del Popolo dove il giornalista dell’Espresso Simone Alliva, autore del reportage “2019, l’Italia è omofoba”, ripercorrerà un anno di cronaca scaturita da episodi di stampo omofobico contro persone omosessuali o appartenenti alla comunità LGBTQI. «Sono tanti gli episodi registrati – spiega Patrizio Onori (CGIL Nuovi Diritti) uno degli organizzatori dell’Asti Pride – e, purtroppo, il clima si sta deteriorando anche a causa dei toni dell’attuale classe politica, in particolare di questo Governo». A moderare l’incontro con Simone Alliva sarà la giornalista Laura Secci. Onori, insieme a Stefano Bego (Comitato ARCI) e Antonia Adurno (Love is Love), anche loro tra gli organizzatori dell’evento del 6 luglio, ricordano quanto successo al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona dove alcuni esponenti del Governo hanno partecipato, simpatizzando per la causa di chi riconosce come famiglie «solo quelle formate da una coppia di uomo e donna». «Invece – continuano Onori e Adurno – noi chiediamo che si dia piena attuazione a quanto previsto dalla Carta Costituzionale dove tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno pari diritti».

La rivendicazione dei diritti

Diritti che alcuni rivendicano anche con azioni “incisive”, come far trascrivere all’anagrafe i figli nati dalla compagna attraverso la fecondazione in vitro, ma in un altro Paese. E’ successo di recente a Calamandrana dove il sindaco ha ufficializzato il riconoscimento dei gemelli di Monica e Giovanna, ma anche altrove e, come precisa Onori, «la Corte europea ha deciso che il bambino nato all’estero con la surrogata deve essere riconosciuto come figlio di entrambi i genitori. Se anche il Ministero impugnasse queste registrazioni, come avvenuto a Bologna, perderebbe».
E’ in questa situazione di grande incertezza legale, dove singoli casi stanno chiedendo al Legislatore di prendere atto di una nuova concezione di famiglia, che le rivendicazioni del Pride vengono chiarite nero su bianco nel manifesto dell’evento: “E’ necessario che l’istituto del matrimonio sia accessibile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso – si legge sul documento – E’ necessario garantire la possibilità di adozione di minore da parte di singoli, singole e coppie indipendentemente dall’orientamento sessuale e introdurre nel nostro ordinamento la possibilità per ogni genitore di riconoscere alla nascita i propri figli prescindendo dal legame biologico attribuibile a uno di essi e indipendentemente dall’orientamento sessuale”.

Asti: che aria tira?

In tutto questo l’organizzazione del Pride, ad Asti, ha creato opinioni contrastanti, specie dopo la concessione del patrocinio da parte del sindaco Maurizio Rasero. La domanda per gli organizzatori è quindi una: Asti è Gay friendly?
«Asti non è molto diversa da tante altre città di pari grandezza – risponde Bego – C’è una parte della città che vive tranquilla tutte le situazioni legate all’identità sessuale e un’altra un po’ meno».
«Non la vedo né amichevole – aggiunge Onori – né omofobica e d’altro canto manca un po’ la quotidianità su queste tematiche».
In sintesi, le coppie dichiaratamente gay sono ancora poche rispetto al numero reale, non ci sono luoghi fisici dove la comunità LGBTQI possa ritrovarsi e per gli astigiani, sabaudi anche sotto questo aspetto, essere gay è una questione personale di cui, però, si discute poco o solo in un ristretto contesto familiare/sociale.
Eppure almeno due episodi di cronaca sono avvenuti nell’Astigiano e hanno avuto come vittime persone appartenenti alla comunità LGBTQI: Miguel, vittima di una violenta aggressione a sfondo sessuale nei giardini Alganon, suicidatosi dopo pochi mesi da quel fatto, ma anche Emanuela e Linda che hanno dovuto lasciare l’abitazione di Baldichieri dopo essere state aggredite brutalmente.
«Il Pride servirà ad alimentare questo dibattito sull’omofobia – continuano gli organizzatori – ed è nostra intenzione proseguire su questa strada anche dopo il 6 luglio».

Il “dopo Pride”

Già, il dopo Pride: cosa cambierà ad Asti dal 7 luglio? «Vorremmo che il giorno seguente i media titolassero che l’Asti Pride è stata una bella giornata, contro l’omofobia e contro le fake news spesso diffuse sulla comunità LGBTQI».
Quali? «Dicono che noi vogliamo imporre il nostro stile di vita – continua Patrizio Onori – Che la nostra idea debba essere migliore di altre. Ci contestano, come successo a Verona, che l’omosessualità sia un abominio al cospetto di Dio, ma invece noi siamo per le libertà, affinché ognuno viva la propria identità sessuale nel rispetto della Costituzione e degli altri».

Ad Astimusica canterà Donatella Rettore

Nel frattempo è stato svelato il nome del cantante che sabato 6 luglio, giorno del Pride, salirà sul palco di Astimusica: sarà Donatella Rettore, icona e artista sensibile alle rivendicazioni della comunità LGBTQI. Sebbene Astimusica sia organizzato in maniera del tutto indipendente dal Pride, la scelta del cantante è rimasta a lungo in forse mentre tra i promotori del Pride e il Comune si è aperto un confronto sulla scelta del nome. Quella della Rettore ha messo d’accordo tutti e il concerto, gratuito in piazza Cattedrale, chiuderà una giornata decisamente ricca di appuntamenti poiché il Pride avrà un suo corteo che sfilerà per le vie del centro fino a piazza San Giuseppe dove si terranno i discorsi ufficiali. Come più volte precisato dai diretti interessati, «l’Asti Pride non otterrà finanziamenti pubblici, ma sarà completamente autofinanziato grazie a sponsor e alla raccolta fondi avviata in rete sul sito Buonacausa.org dove chiunque può contribuire per le spese organizzative». Sono già disponibili vari gadget (magliette, canotte, spille) la cui vendita alimenterà il fondo destinato alle spese mentre il 21 giugno si svolgerà una lotteria a premi, “Artisti per il Pride”, nella quale si potranno vincere 23 opere create da artisti astigiani pronti a sostenere la causa.

In lavorazione un docufilm

L’Asti Pride sarà anche raccontato in un docufilm voluto dall’Asti Film Festival e dal Circolo cinematografico Sciarada.
L’idea, promossa da Riccardo Costa e dallo “stabile del cinema”, addetti ai lavori ed esperti che realizzano produzioni indipendenti sul nostro territorio, tra cui cortometraggi, è quella di raccontare il dietro le quinte del della manifestazione, le difficoltà, i confronti tra le parti «dando voce, in maniere equidistante, – spiega Costa – sia a chi è favorevole sia ai contrari». Un ulteriore documentario dovrebbe essere girato il giorno dell’evento da Gino Caron, giovane regista astigiano. Ulteriori appuntamenti saranno resi noti nei prossimi giorni.

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