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Asti: cambiano le modalità di accesso alla guardia medica

Chiude la centrale e si attiva il numero 116.117 dove rispondono operatori laici – Il sindacato dei dottori: «Così non si definiscono le priorità di intervento»

Voci di modifiche del servizio si rincorrevano da anni, ma, ora che vengono messe a regime, sono i dottori della Continuità assistenziale, l’ex guardia medica, a domandarsi perché la popolazione non sia stata informata in tempo. Lunedì, 7 giugno, anche nell’Astigiano è prevista l’entrata in funzione di un nuovo numero da chiamare e nuove modalità di interfacciarsi con la guardia medica. Non più l’800.700.707 (che resterà però attivo ancora per qualche tempo), ma il numero europeo “armonizzato” 116.117, sempre gratuito, al quale non risponderà subito la guardia medica, ma una centrale di Alessandria, con operatori laici (non sanitari) incaricati di inserire in una piattaforma digitale nome e cognome del chiamante, la sua localizzazione e il numero telefonico.

Gli operatori laici, diversamente da com’è avvenuto fino ad oggi, non essendo medici non possono effettuare il triage, ma devono aprire delle schede che sono visionate solo dalla guardia medica di turno. Se il chiamante dovesse lamentare un qualche dolore “sospetto”, tale da lasciar supporre un possibile pericolo imminente (ad esempio un malore riconducibile a un arresto cardiaco) gli operatori devono inoltrare la telefonata al 118 per la gestione del caso.

Ma sono soprattutto le schede, aperte senza triage telefonico, che i sindacati della guardia medica trovano sbagliate perché non definirebbero le priorità di intervento.

«Chiediamo che la telefonata venga passata in centrale»

«Fino ad oggi il paziente chiamava direttamente la guardia medica che, al massimo entro 5 minuti, poteva stabilire se visitarlo a casa, chiedergli di venire in ambulatorio o, se ritenuto un caso urgente, avvisare il 118 – spiega Gioele Sasso, dottore della servizio di guardia medica e delegato sindacale FIMMG – Questo permetteva di risolvere l’80% delle problematiche, di sgravare il 118 da interventi non necessari e di impedire che le persone si rivolgessero al pronto soccorso per non urgenze. Fino ad oggi Asti ha funzionato con una centrale della guardia medica, presieduta da due dottori, che andava benissimo gestendo le chiamate e definendo le priorità a seconda dei casi. Ora, eliminando la centrale e spostando il servizio ad Alessandria, la guardia medica risponderà a una sola chiamata alla volta mentre le altre richieste saranno inserite in schede che potranno essere valutare dopo aver chiuso il “caso” precedente. Potrebbe quindi capitare che mentre il dottore visita qualcuno per un problema banale, ci sia in attesa qualcun altro molto più grave, ma di cui non può conoscere immediatamente l’effettivo stato».

Insomma, secondo il delegato sindacale, il nuovo servizio, così impostato, non farebbe differenza tra pazienti perché l’operatore “filtro” non sarebbe in grado di approfondire i sintomi come un dottore. Se la guardia medica è libera, risponde subito, altrimenti si apre la lista d’attesa con le schede personali. Ma c’è dell’altro.

«Abbiamo molti pazienti che chiamano più volte, magari per togliersi dei dubbi sul farmaco da prendere; oppure mentre attendiamo in ambulatorio qualcuno, sentiamo un altro utente per abbattere le attese – continua il dottor Sasso – Invece con questo sistema la dinamica sarà molto diversa. Però attenzione: siamo d’accordo nell’uniformare il servizio di risposta con un solo numero regionale, ma chiediamo che la centrale di Alessandria inoltri tutte le telefonate alla nostra centrale così che la guardia medica possa definire l’urgenza e come trattarla. Tutto questo non avrebbe alcun costo in più per l’ASL e garantirebbe che il servizio continui a operare come avvenuto fino ad oggi. Perché smantellare qualcosa che funziona bene?»

I numeri del servizio

La guardia medica astigiana, almeno sulla carta, prevederebbe una sessantina di dottori, ma in realtà sono cinquantadue che si alternano ad Asti e nei Distretti provinciali con contratti di solito da 12 o 24 ore settimanali.

Ad Asti operano tre medici, poi c’è un dottore per ogni Distretto: a Montemagno, Montechiaro, Cocconato, Villanova, Costigliole, San Damiano, Canelli, Nizza e Monastero Bormida. Il servizio è attivo sabato e prefestivi (10 – 20), festivi (8 – 20) e di notte (20 – 8) per l’intera settimana.

La replica dell’assessore regionale alla sanità Icardi

Le telefonate all’attuale numero 800.700.707 della guardia medica di Asti verranno prossimamente gestite dalla Centrale Unica di Alessandria, stiamo lavorando per portare a conclusione gli ultimi aspetti tecnici.

Come da indicazione europee e ministeriali la Regione Piemonte si sta uniformando su tutto il suo territorio al N.E.A. Numero Europeo Armonizzato 116.117 per richiedere assistenza medica o consigli non urgenti.

Nella realtà astigiana di fatto non cambierà ancora nulla in termini di riferimento telefonico per l’utente, che, telefonando al numero della guardia medica, sarà preso in carico da un operatore laico opportunamente addestrato, il quale acquisirà l’anagrafica del chiamante insieme ad informazioni generiche mediante l’utilizzo di un software che lo supporterà nell’identificazione della necessità sanitaria da affidare alla gestione di un medico.

Rimarrà ancora attivo per qualche tempo il numero 800.700.707 per contattare la guardia medica che in caso di urgenza sarà repentinamente supportata anche dal sistema 118.

Dopo la raccolta dei dati da parte dell’operatore laico, l’utente sarà messo in contatto con il medico della guardia medica competente per territorio e qualora questo fosse impegnato, il chiamante verrà ricontattato direttamente dal medico non appena disponibile.

Preciso che le necessità di guardia medica non rivestono carattere di urgenza in quanto queste sono gestite dal Sistema di Emergenza Sanitaria Territoriale contattabile tramite il N.U.E. 112.

Tuttavia il progetto regionale prevede anche la presenza di un medico all’interno della Centrale Unica ad ulteriore supporto degli operatori laici e per il confronto con i colleghi del territorio.

La scelta della Regione di non comunicare, al momento, l’attivazione del nuovo modello deriva dalla necessità di uniformare tutto il sistema concludendo il percorso di attivazione su tutto il territorio regionale.

Oggi sono già attive le centrali di Novara, Cuneo e Alessandria, ognuna per le proprie competenze territoriali e a breve sarà la volta della provincia di Torino e della provincia di Asti afferente alla centrale operativa di Alessandria.

Assessore Luigi Icardi

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