2 - Tomba Perdomo
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Il caso

Asti: «Che fine ha fatto la tomba di Madama Perdun?»

Il ricercatore Stefano Masino ha scoperto che è stata rimossa per costruirne una nuova, ma c’è dell’altro

Che fine ha fatto la tomba di “Madama Perdun”? Quello che potrebbe essere il titolo di un libro giallo ambientato ad Asti è in realtà l’incipit di un curioso caso avvenuto al cimitero di viale Don Bianco. Ma facciamo un passo indietro.

Madama Perdun è il soprannome con cui è ricordata la maestra Faustina Perdomo (1876 – 1962) alla quale è intitolata anche una strada nel quartiere di corso Alba. Se ai più giovani il nome potrebbe non dire nulla, i più anziani la dovrebbero ricordare come la nonna di tanti bambini abbandonati e pluripremiata, anche con il Premio Montessori. Il marito, Palmiro Bianchi (1855 – 1939) era un apprezzato insegnante di musica, ma anche di lui si è un po’ persa la memoria.

Se fosse solo un problema di memoria non ci sarebbe abbastanza materiale per un giallo, mentre il caso della tomba sparita riserva diverse sorprese. È stato il ricercatore e appassionato di storia locale, nonché giornalista pubblicista Stefano Masino, che conosce molto bene il cimitero di Asti tanto da aver scritto un libro sulle sue tombe celebri, ad accorgersi che la tomba di Madama Perdun non c’è più. O meglio che dove sorgeva la tomba della coppia, una semplice scultura con una croce deposta su prato e ghiaia, ora c’è una nuova edicola funeraria di proprietà di un’altra famiglia. Niente di strano, dal momento che il Comune è solito rimettere in vendita le tombe “decadute”, quelle che non hanno più una concessione.

È successo anche con la tomba di Madama Perdun sebbene, come ricorda Masino, il Regolamento di Polizia Mortuaria prevede che gli spazi delle vecchie tombe possono essere riutilizzati «con il vincolo imprescindibile di tutela e mantenimento delle preesistenze artistiche e architettoniche su tutti i manufatti di pregio e con l’obbligo di conservare nella tomba stessa i resti delle salme sepolte, in apposito ossario, oltre che tutte le testimonianze documentarie della famiglia originaria».

Faustina Perdomo

Ma il giallo si è tinto di ulteriore mistero quando Masino ha cercato l’eventuale presenza di una targa commemorativa della maestra. Targa che non è visibile dal vialetto. Solo dopo una caccia al tesoro è riuscito a trovare «nascosta nel retro del manufatto, dove è praticamente impossibile da vedere se non rischiando di inciamparsi e farsi male (è installata a una parete stretta, in mezzo a tubature di scolo di acqua piovana)».

C’è dell’altro che lascia l’amaro in bocca. Dopo aver trovato la targa ha notato che è due volte sbagliata: «Il testo – spiega Masino – non è corretto. Riporta due volte la data di morte e non quella di nascita dei due coniugi Palmiro Bianchi e Faustina Perdomo». Probabilmente le date indicano il giorno della morte e quello della sepoltura, ma tant’è. Per questo motivo il giornalista chiede al Comune di intervenire affinché venga corretta la targa commemorativa e ripristinata in una parete visibile al passaggio dei cittadini. Masino vorrebbe inoltre sapere che fine abbia fato la precedente tomba e, se ancora presente, suggerisce valorizzarla posizionandola in una qualche area del cimitero visibile ai passanti. Infine spera che almeno con l’applicazione AstiCimiteri, che permette di trovare le tombe partendo dal nome del defunto, si possa creare un database contenente anche l’ubicazione delle ex tombe, poi riutilizzate.

La maestra che dedicò la sua vita a bimbi e orfani

Madama Perdun nasce ad Asti il 2 giugno 1876. A 18 anni appena, nel 1894, diventa direttrice dell’Asilo Infantile di Portacomaro che, aperto per sua iniziativa, in pochi mesi ospita circa 200 bambini. È la più giovane direttrice di asili d’Italia e con lei il metodo Montessori si arricchisce di una dedizione per i piccini che diventa amore materno, sacrificio, rinuncia. Si sposa nel 1908 con il maestro di musica Palmiro Bianchi che morità nel 1939.

Nel 1916 si trova ad Asti per aprire un giardino d’infanzia. Sono gli anni della grande guerra e così come si appresta a fare Lina Borgo con il suo educatorio, la città ha bisogno di dare assistenza ai bambini le cui madri, sostituendo gli uomini mandati al fronte, entravano nelle fabbriche, in particolare alla Way Assauto e per i lunghi turni lavorativi non possono accudirli. Faustina Perdomo in mezzo secolo alleva oltre 1.800 bambini raccolti un po’ ovunque, sia alle porte dei poveri tuguri sia sui gradini di una chiesa, come nei portoni di sontuosi palazzi.

Muore di polmonite il 14 febbraio 1962.

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