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Asti: «Ecco cosa non va nel progetto della centrale idroelettrica nel Tanaro»

«Una centrale idroelettrica che però peggiora il rischio idraulico, – è stato detto dai rappresentanti del CCTeB – un impianto che, in sostanza, non andava fatto lì.»

Asti: il Comitato Cittadini Tanaro e Borbore solleva diversi dubbi e criticità sulla nuova centrale idroelettrica attivata lungo il fiume Tanaro

Si è svolta ieri al DLF la conferenza stampa indetta dal CCTeB (Comitato Cittadini Tanaro e Borbore) durante la quale sono stati toccati numerosi punti e sollecitate altrettante risposte riguardanti la sicurezza dei due fiumi che attraversano il nostro territorio. Relatori dell’incontro sono stati Nella Musso, amministratrice del Comitato, Mario Tanino, il presidente, e Luciano Montanella, consulente tecnico; una conferenza che ha svelato le tante inquietudini riguardanti la centrale idroelettrica posta sulla sponda destra del Tanaro (vicino al ponte della ferrovia Asti-Acqui) appena terminata dalla società ValPel2 e che già presenterebbe numerosi aspetti negativi.

I dubbi sulla centrale

In pratica la centrale è costituita da dighe flessibili o “gommoni” il cui scopo è quello di fare da sbarramento creando una cascata necessaria alla generazione di energia elettrica. «Una centrale idroelettrica che però peggiora il rischio idraulico, – è stato detto dai rappresentanti del CCTeB – un impianto che, in sostanza, non andava fatto lì.» «Bisogna porre particolare attenzione alla sicurezza idraulica – ha esordito Mario Tanino – per evitare altre disastrose alluvioni. Da quaranta giorni aspettiamo risposte dalle autorità competenti della Regione Piemonte, della Provincia di Asti e dell’ARPA, risposte e interessamento che ci sono invece stati da parte del Comune di Asti.»

Opere permanenti

Si è parlato dei temi legati all’acqua dei fiumi e ai cambiamenti climatici che rendono ormai indispensabile l’intervento dell’uomo, intervento che deve essere mirato «soprattutto se si pensa che queste opere sono permanenti, – ha sottolineato Nella Musso – destinate a cambiare il destino del fiume, della città e l’ecosistema». Quello di ieri è stato il primo di una serie di incontri per cercare risposte e soluzioni a una storia ancora da raccontare e per informare e responsabilizzare i cittadini, «per non dover poi scrivere – ha detto Musso – di un’ennesima catastrofe che si poteva evitare». È stato anche presentato un breve documentario girato con l’apporto del geometra Verrua che ha messo in evidenza le presunte criticità dell’impianto, necessario per utilizzare la corrente del fiume come energia rinnovabile, ma che presenterebbe diverse pecche evidenziate durante le prove di invaso, (il 29 giugno scorso, non autorizzata, e il 1° luglio) prima fra tutte l’alta moria di pesci dovuta all’abbassamento dell’acqua nell’alveo e la disordinata presenza di blocchi in calcestruzzo che venivano posti come rinforzo ma che adesso sono in stato di abbandono e pericolosi. «In più – ha aggiunto Tanino – diminuendo l’acqua, anche il depuratore (che necessita di acqua per il suo funzionamento), rischia di avere ripercussioni sull’igiene pubblica»; una catena di conseguenze perché anche la valvola basculante, chiamata Clapet, che dovrebbe entrare in funzione quando il depuratore lo richiede, è invece intasata dai residui del fiume.

L’altezza del gommone

«Un problema che si poteva evitare, così come quello di un’eventuale alluvione, – ha rimarcato Luciano Montanella – con un progetto che prevedesse l’altezza del “gommone” a 1,20/1,30 metri, anziché gli attuali 1,80». Altro tasto dolente è l’installazione delle pompe idrovore, necessarie anche per lo smaltimento delle acque fognarie, in ritardo di quasi due anni e poi mappe sbagliate usate durante i lavori, errori di valutazione, dimenticanze, tutti argomenti che bocciano, a detta del Comitato, la nuova centrale idroelettrica.

«Ma il problema più grande – sottolineano dal CCTeB – è la foce del Borbore che con la nuova centrale potrebbe avere un aumento di depositi la cui rimozione è prevista per il mese di novembre», «quando sarà ormai tardi» afferma Nella Musso. A tutto ciò si aggiunge la sicurezza sul lavoro perché in caso di pericolo è previsto un accesso pedonale a una leva che deve essere alzata manualmente, percorso che però risulta essere rischioso e complicato. Insomma una conferenza che è stata una denuncia e il cui intento è stato quello di informare, di risolvere, «di pensarci adesso», quando forse c’è ancora tempo.

(foto servizio Billi)

 

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