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Asti, Giorgio Conte testimonial della rinascita del Bosco dei Partigiani

Affollato incontro sabato scorso per gettare le basi del Comitato spontaneo di cittadini intenzionati a ripulire il bosco e le Antiche Mura

C’è anche un testimonial d’eccezione nel progetto partito da un gruppo di cittadini per risistemare il Bosco dei Partigiani. E’ il cantautore Giorgio Conte, che per voce del presidente Anpi, Paolo Monticone, ha fatto sapere di essere totalmente solidale con questa idea che sta raccogliendo ogni giorno più adesioni.
Sabato scorso, nel cuore del bosco stesso, si è tenuta la seconda riunione di tutti quelli animati dalla buona volontà di lavorare all’appello che è stato lanciato per primo proprio dall’Anpi in occasione del 25 Aprile.
Associazione Alpini, Associazione carabinieri, scuole, Legambiente, rappresentanti di diverse scuole superiori cittadine, privati cittadini che abitano a ridosso del Bosco e vogliono restituirgli la dignità della più antica area verde cittadina. Insieme alla “liberazione” delle Antiche Mura dai rampicanti infestanti che le stanno lentamente erodendo.
Fra gli interventi più seguiti quello dell’architetto Roberto Nivolo che ha fatto un appassionato “ripasso” di tutti i progetti a cui ha lavorato dal 2000 ad oggi. «Ho lavorato molto su quest’area per elborare richieste di finanziamenti ad hoc: qualcosa è arrivato, altro si è perso, molto è stato ignorato – ha amaramente affermato l’architetto – Il più importante è stato quello in cui, grazie all’impiegno di detenuti in libertà vigilata, è stato fatto un bel lavoro di manutenzione, ma poi più nulla. Si era pensato a realizzare un ponte pedonale che passasse sopra via Giobert e unisse le due passeggiate delle Antiche Mura, si è pensato di recuperare le vecchie cisterne per farne un teatro per il Magopovero che era in cerca di nuova location, si era pensato ad un raddoppio della passeggiata lungo tutta la cinta muraria. Progetti approvati dalle Sovrintendenza ma dei quali poi non si è saputo più nulla perchè mancavano i finanziamenti. Per qualcuno non ho ottenuto neppure risposte».
Sul fronte più prettamente ambientalista è intervenuto il presidente di Legambiente Dapavo che ha posto l’accento sulla presenza invasiva dell’alianto che va assolutamente frenato come vanno abbattuti gli alberi non autoctoni che turbano l’equilibrio del Bosco».
Fra coloro che le “mani nel bosco” le hanno messe anche l’associazione alpini, impegnata in un importante lavoro di pulizia e manutenzione dei manufatti in occasione dell’ultima adunata alpina.
«Il giorno dopo alcuni vandali avevano già rovinato il nostro lavoro – ha detto Nando Del Raso della Protezione Civile ANA – Bisogna presentare un progetto tecnico per lavorare in piena sicurezza e responsabilità. E pensare a chiudere il bosco di notte e a piazzare telecamere di videosorveglianza».
Al termine dell’incontro sono state raccolte tutte le adesioni per tavoli di lavoro ristretti e per incontrare l’amministrazione comunale cui presentare i progetti.

Il Centro Sociale La Miccia contraria alla chiusura e alla videosorveglianza del parco

Riceviamo e pubblichiamo

Sabato   eravamo presenti alla prima assemblea al bosco dei partigiani. Abbiamo ritenuto importante esserci per rimarcare il fatto che quel luogo non è completamente abbandonato: infatti noi come Laboratorio Autogestito insieme a molte altre persone e realtà in questi anni abbiamo riempito il boschetto con numerose iniziative. Negli ultimi tre anni abbiamo usato la zona dell’anfiteatro per ospitare reading di poesia, pranzi popolari, chiacchierate transfemministe, spettacoli teatrali per grandi e anche per i tanti bambini presenti agli eventi, esibizioni musicali e mostre di artisti locali. Abbiamo sempre organizzato tutto questo in piena autogestione e rendendo il parco accessibile a tutti. Qualche scritta sul muro trovata al nostro arrivo o qualche ragazzo seduto sulle gradinate a fumare o bere non hanno mai rappresentato una minaccia per i presenti. Prima e dopo ogni evento ci siamo sempre attivatà per pulire gli spazi usati, perché siamo profondamente convinti che la collettività che vive un posto debba anche prendersene cura, senza deleghe di sorta.

Sabato abbiamo provato a raccontare tutto questo, seriamente preoccupati da un serie di proposte emerse da una parte dell’assemblea: quelle di chiudere il parco la notte, riempirlo di telecamere e farlo pattugliare dalle forze dell’ordine.

Scriviamo questo comunicato per ribadire quanto già detto  in assemblea: non sono chiusure, telecamere e pseudo-ronde a rendere un posto sicuro, ma le persone che lo attraversano e lo vivono ogni giorno.

Un parco per essere sicuro deve essere vissuto dalla comunità e tutto questo può avvenire attraverso momenti di incontro, arte, aggregazione e partecipazione attiva alla gestione e alla manutenzione del parco. Come collettivo ci opponiamo a ogni forma di controllo, chiusura e militarizzazione degli spazi pubblici. Per questi motivi ci rifiutiamo di collaborare con determinate organizzazioni politiche e di stampo militaresco che propugnano una visione del mondo fobica e securitaria.

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