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«Asti, ha tutte le carte in regola per suscitare l’effetto “Wow”»

Il neo direttore della Fondazione Asti Musei, Filippo Ghisi, racconta le priorità strategiche per la gestione del patrimonio culturale della città

Nel 1977 l’astronomo Jerry Ehman, impegnato nella ricerca di vita extraterrestre per conto del progetto SETI, captò il celebre “segnale Wow!”: proveniente dalla costellazione del Sagittario stupì per intensità e durata, ben 72 secondi, lasciando immaginare la presenza di altre forme di vita nell’universo. Ancora oggi, a distanza di 41 anni, quel segnale tiene acceso l’interesse per il SETI e spinge migliaia di appassionati ad avvicinarsi all’astronomia. Allo stesso modo l’effetto “wow” è ciò che devono provare i turisti quando arrivano ad Asti scoprendo un patrimonio culturale, storico e museale davvero straordinario. A dirigere questo patrimonio, in buona parte entrato nella Fondazione Asti Musei, è stato chiamato il dottor Filippo Ghisi, 40 anni, laureato in scienze politiche con una tesi in storia medievale e per 10 anni responsabile del Borgo Medievale di Torino.

Un incarico prestigioso, ma non semplice perché il direttore è un manager che si deve occupare di tutto. Qual è stata la sua esperienza al Borgo Medievale?

Sono stato responsabile direttivo per 10 anni. Il Borgo è un luogo costruito nel 1884 per restare 6 mesi, quindi con una gestione molto articolata che comprende il lavoro museale, l’organizzazione di mostre, la didattica con le scuole, l’organizzazione del personale, la stesura dei bilanci, il reperimento di finanziamenti e, ovviamente, i tanti lavori di manutenzione. Qui, ad Asti, la situazione è simile perché Palazzo Mazzetti e la Fondazione Asti Musei hanno analoghe necessità.

Come valuta il patrimonio museale di questa città?

Asti ha un potenziale enorme e la parte di corso Alfieri tra piazza Roma e Palazzo Alfieri concentra 5 musei, uno vicino all’altro. Una particolarità che solo poche altre città possono vantare. Ho visto che il Comune e la Fondazione hanno voglia di fare e di sviluppare questo settore che dev’essere motivo di orgoglio degli astigiani e una spinta a credere nella città. La mostra di Chagall è una prova dell’impegno della Fondazione e dell’Ente comunale di andare in questa direzione.

Quali sono le sue priorità e come intende gestire questo patrimonio?

Prima di tutto è necessario creare la rete dei musei, uniformando le procedure amministrative, gli orari di apertura, la gestione del personale, etc.. Altrettanto importante è la comunicazione integrata che deve prevedere la parte più culturale e quella prevalentemente indirizzata ai turisti. Bisogna lavorare sulla didattica come forma di sviluppo del sapere e dell’identità astigiana; infine c’è la necessità di reperire i fondi e partecipare ai bandi perché dobbiamo essere autosostenibili. Anche su questo è importante usare le professionalità che ci sono nella Fondazione Asti Musei.

 

Perché è importante “l’effetto wow” per la promozione di Asti?

Nel 2006 le Olimpiadi di Torino hanno fatto riscoprire l’orgoglio dei torinesi per la loro città che è stata interessata dall’effetto “wow”. I visitatori, i turisti, che si recavano a Torino erano convinti di trovare una città brutta, senza appeal: invece, appena scesi dal treno, trovavano un luogo bellissimo che non si aspettavo di vedere. Ecco l’effetto “wow” che dobbiamo suscitare tra i turisti in visita ad Asti, una città così ricca di storia, musei e cultura.

Musei che sarebbero molto più fruibili se si affacciassero su una strada pedonale e non così trafficata. E’ d’accordo?

Sono molto d’accordo e più che convinto che sia necessario pedonalizzare questo tratto di corso Alfieri per creare l’isola pedonale della cultura, una sorta di prolunga dopo l’isola pedonale dei negozi.

Cosa risponde a chi afferma che “con la cultura non si mangia”, specie ad Asti?

Secondo me c’è un equivoco di fondo perché è vero che con la cultura non si mangia direttamente, ma si mangia con l’indotto che crea, in primis con il turismo. Tutti noi dobbiamo fare in modo che Asti diventi una città culturale e turistica di primo piano e per realizzare ciò bisogna lavorare con la nuova ATL, che si sta espandendo territorialmente verso Alba, con gli enti locali, ma anche con i singoli che ci aiuteranno a realizzare questo progetto. Un esempio lo voglio citare: qualche giorno fa un ristoratore mi ha detto che ora tiene aperto ogni domenica perché vede tanti turisti grazie alla mostra di Chagall. Ecco, questo è l’indotto di cui parlo.

Vittorio Sgarbi, intervenendo al battesimo della Fondazione Asti Musei, ha sostenuto che le mostre, ma più in generale gli stessi musei, dovrebbero essere gratuiti perché contengono il patrimonio della comunità. Al massimo si dovrebbe prevedere un prezzo simbolico lasciando che a pagare di più siano gli stranieri, quindi chi non appartiene al tessuto sociale nel quale sono inseriti. Condivide questa idea?

Si tratta di un pensiero molto diffuso, ma dal punto di vista etico se dai un prezzo a qualcosa gli stai dando un valore. Una cosa gratuita la sottostimi, stai dicendo che non vale granché. Quindi la gratuità ci può essere se esiste una reale consapevolezza del valore di quel bene. Il Borgo Medievale di Torino offriva gratis laboratori e visite guidate per le scuole, ma per noi era un costo in termini di guide o altro. Quando qualche classe non veniva, magari per imprevisti, nel 50% dei casi non avvisava perché, essendo gratis, non dava il giusto valore all’esperienza.

Come nel commercio, anche nella cultura il marketing è fondamentale, ma come e dove investire per far conoscere i musei di Asti?

Abbiamo due pubblici trasversali fondamentali: gli astigiani, proprietari delle opere conservate nei musei civici del Comune o, volendo, di quelle acquistate dalla Fondazione con gli utili della banca dei cittadini, e i turisti. Vogliamo portare qui un turismo di qualità, alto, anche non italiano. Oggi Asti ha soprattutto un turismo animato da famiglie che visitano il Piemonte di cui la città è un pezzo del tour. La maggior parte di loro arriva dal nord Europa o sono francesi, come avviene ad Alba. Questo conferma che una promozione Langhe, Roero e Monferrato ha molto senso. Per fare marketing useremo internet, il sito della Fondazione e quello dei singoli musei, i social network, anche se i ventenni di oggi non usano più Facebook. Siamo pronti a dialogare con tutti, dagli enti locali agli operatori turistici.

Tecnologia, ma senza trascurare l’aspetto umano e il valore aggiunto delle professionalità di cui potrà avvalersi.

La rete museale si è dotata di una dotazione tecnologica importante, come lo smart ticket che già permette visite autonome alla Torre Troyana e alla Domus Romana, ma io voglio investire sul personale, sulle professionalità che sono davvero un valore aggiunto quando si parla di cultura e musei.

Tra le priorità di cui dovrà occuparsi c’è anche il ritorno della Mummia di Asti dopo il meritato successo avuto a Jesolo nella mostra “Egitto. Dei, faraoni, uomini”. Per il futuro c’è l’intenzione di allestire la nuova area museale egizia al Lapidario, ma ci dà qualche anticipazione?

Quella della Mummia di Asti è una bella storia, un pezzo in più che andrà sicuramente valorizzato, ma dobbiamo ancora confrontarci per capire in che modo renderla fruibile al pubblico.

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