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Asti, i cacciatori offesi dalle critiche della Provincia sulle battute al cinghiale

Ricordano di non essere dipendenti dell'Ente e di fare un servizio di contenimento dei selvatici a titolo puramente volontaristico

Strigliata di presidente e consigliere delegato

La “strigliata” della Provincia sugli abbattimenti di cinghiali e caprioli non è affatto piaciuta ai cacciatori. Lo ha fatto attraverso una lettera firmata dal presidente Lanfranco congiuntamente al consigliere delegato alla Caccia Davide Massaglia, sindaco di Passerano. Si chiede una maggiore incisività nel contenimento dei cinghiali con organizzazione di squadre praticamente tutto l’anno e una verifica di “produttività” sui capi abbattuti. Ma chi va a caccia non l’ha presa bene.

«Non siamo dipendenti da comandare e facciamo tutto a spese nostre»

«Una mossa che ci ha irritato molto – afferma Piero Terzolo, cacciatore e componente del direttivo dell’Ambito Territoriale Caccia per la zona del sud astigiano – E che ha prodotto un effetto contrario: in tanti hanno espresso la volontà di piantare lì e smettere di andare a fare le battute. Perché mica tutti i cacciatori sono nati per andare a caccia in squadra. Lo fanno solo perché è stato chiesto e per contribuire a limitare i danni dei cinghiali. Ci stanno trattando come se fossimo dipendenti della Provincia, ma non è così. Non riceviamo compensi, spendiamo 500 euro di tasse all’anno e siamo ancora accusati di non “rendere”».

Sottolineando che il controllo della caccia è di competenza di Provincia e Regione.

«La Provincia ha sparato nel mucchio»

Terzolo non vuole venire meno alla collaborazione con i due enti. «I cacciatori sono sempre stati disponibili ma con quella lettera la Provincia ha sparato nel mucchio. Se c’è qualche squadra che lavora male si richiami quella, non si distribuiscano critiche a pioggia su tutti».

Quello che non piace ai cacciatori è anche questa richiesta di allungare il periodo venatorio praticamente per tutto l’anno. «La Provincia non può andare contro la legge nazionale e chiedere di cacciare i cinghiali oltre al periodo venatorio nelle “finestre” per la caccia di contenimento della specie. Così si ha sempre della gente che caccia sui territori con logorio delle squadre e malcontento dei cittadini».

Terzolo dipinge poi un ritratto dei 2400 cacciatori di Asti e provincia un po’ diverso da quello dell’immaginario comune.

«Facciamo volontariato»

«Quello che facciamo noi è un servizio di volontariato e di protezione civile perché oltre a liberare il territorio dagli animali selvatici, ogni primavera andiamo a fare lavori di manutenzione nei boschi. Regaliamo la legna che ne deriva agli anziani che non possono più permettersi di andare a farla e regaliamo pacchi di carne di cinghiale alle famiglie più bisognose».

Quasi un lavoro, più che una passione.

Daniela Peira