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Asti: i rom di via Guerra devono al Comune più di 329 mila euro di acqua

Il Comune ha aggiornato i conti sui consumi fino al 2017, ma l'arretrato è spaventoso e più passa il tempo minori sono le possibilità di ottenere i soldi

Il campo rom di Asti deve al Comune 329.134,55 euro di acqua arretrata

Tra gli atavici problemi che da sempre appassionano l’opinione pubblica astigiana c’è l’annosa vicenda delle bollette d’acqua non pagate al campo nomadi di via Guerra e, in particolare, in quello dove abitano le famiglie rom.

L’emergenza Coronavirus ha stravolto la vita di molti astigiani, ha cambiato le abitudini che davamo per scontate fino a tre mesi fa, ma alcune situazioni perdurano al di là di ogni pandemia e, da quanto si evince dalla determinazione dirigenziale 671, pubblicata sull’Albo Pretorio on line del Comune di Asti il 15 maggio, il maxi debito dei nomadi rom per le bollette d’acqua non pagate è stato ricalcolato con le ultime letture acquisite, dando risultati scontati.

I residenti del campo nomadi di via Guerra 36 (abitato dalle famiglie rom) devono ancora pagare al Comune almeno 329.134,55 euro, di cui 32.193 euro per i consumi riferiti all’intervallo di tempo compreso tra novembre 2016 e dicembre 2017 e ben 296.941 euro per debiti che risalgono fino al 2004.

Ancora da saldare anche le bollette successive al 2017, fino al 2019 compreso, che non sono state inserite nel computo del consumato, ma che, come confermato dagli uffici, devono ancora essere pagate. In questo caso la stima è tra 30.000 e 40.000 euro per ogni successivo anno di acqua erogata.

Bollette d’acqua non pagate: una storia già vista

Il Comune di Asti ha chiesto più volte ai rom di pagare gli arretrati, senza risultati apprezzabili. Nel campo dei sinti, per volontà dell’attuale amministrazione, e in particolare del vice sindaco Marcello Coppo, era stato installato un sistema di razionamento dell’acqua tale da evitare gli sprechi e responsabilizzare le famiglie al pagamento delle bollette.

Per i rom, invece, neanche questa amministrazione (in carica dal 2017) è riuscita nell’intento di far pagare l’acqua, come non era riuscita a farlo quella precedente, di ben altro colore politico. Sembra che davanti a certe situazioni non ci siano destra o sinistra che tengano perché il problema riguarda gli strumenti in mano all’Ente creditore.

Forse, se il Comune fosse stato un normale cittadino, avrebbe già dato per persi i soldi mancanti; invece deve risponderne ai revisori dei conti e alla Corte dei Conti che non sarebbero così d’accordo nel far passare tutto in cavalleria. Adesso, da quanto dichiarato dall’assessore Coppo, si tornerà a chiedere a soggetti preposti di “effettuare tutte le indagini finanziarie necessarie per capire di quanto patrimonio dispongano le famiglie rom”. Un’indagine che potrebbe portare a procedimenti legali per il recupero del credito, anche se sembra una strada in salita.

Nel frattempo il problema dei campi nomadi non è solo quello dell’acqua non pagata dai rom (l’elettricità, invece, sarebbe regolarmente pagata al gestore della rete), ma anche dello status dei residenti che sono tutti occupanti senza titolo. Ma un conto è esserlo sulla carta, un altro è andare via, come prevederebbe un Piano sociale immaginato con alcuni progetti, poi ridimensionato nel corso del tempo. Spostare i nomadi altrove, che poi sono stanziali da generazioni, costerebbe centinaia di migliaia di euro che il Comune non ha. Si è pensato anche di dare loro dei contributi economici per abbandonare il campo, ma anche se questo espediente dovesse funzionare resterebbe il buco economico delle bollette non pagate.

Un anno fa c’erano 300.000 euro non più recuperabili

Insomma, il Comune, guardando agli strumenti di cui dispone, ha di fatto le armi spuntate e sulla partita dell’acqua potrà al massimo attivare il razionamento, ma non interrompere il servizio. Nel frattempo la pandemia ha rimescolato le carte, creato nuove emergenze, sta mettendo a rischio la tenuta dei conti degli enti locali ed è molto improbabile vedere realizzato il superamento dei campi nomadi in questa fase economica e storica.

A fine giugno del 2019 il vice sindaco Coppo spiegò, conti alla mano, che i residenti dei tre campi nomadi di Asti (rom e sinti di via Guerra e dell’area sinti di Revignano) dovevano al Comune circa 1.400.000 euro di acqua. La cifra rappresentava il consumo totale dei tre campi, ma aggiunse che circa 300.000 euro non sarebbero stati recuperati perché imputabili a persone non più reperibili.

E’ passato quasi un anno e le bollette continuano a essere lì, in attesa che qualcuno riesca davvero a trovare il modo di farle pagare. Ma più passano gli anni, più sembra un’impresa ai confini della realtà.

Un Commento

  • Musso ha detto:

    Ma qualcuno pensa davvero di riuscire a recuperare questi soldi? Viene rabbia a pensare come si sarebbero potuti investire in opere di utilità pubblica, come scuole e servizi, io come cittadino mi sento preso in giro da questa amministrazione che in campagna elettorale aveva speso paroloni in merito al “superamento dei campi” e invece siamo ancora qui a raccontarcela…

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