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Asti, il monumento agli operai caduti della Way Assauto cerca casa

Non ha più senso che resti nel cortile dello stabilimento abbandonato. Quattro le proposte in campo per spostarlo

Ogni anno che passa si fa sempre più urgente salvare un importante monumento alla memoria del 25 Aprile astigiano.
E’ quello che campeggia in un ormai desolante cortile interno dell’abbandonata sede storica della Way Assauto, dedicato agli operai caduti sul lavoro ricordando che nella più grande fabbrica astigiana all’epoca della seconda guerra mondiale, misero radici le prime bande partigiane, perchè molti operai lasciarono gli stabilimenti per salire sulla colline a combattere nelle fila della Resistenza dopo aver coraggiosamente affrontato le conseguenze degli scioperi.
Tradizionalmente, dall’istituzione della Festa della Liberazione, l’omaggio ai caduti partigiani è sempre partito proprio dal monumento Waya, nell’ultimo giorno lavorativo prima della sentita festa, per consentire a tutti gli operai di partecipare.
Ma ad un certo punto la Waya ha ridimensionato i suoi dipendenti, puoi è andata in cassa integrazione, si è svuotata, poi è passata di proprietà e della fabbrica più grande di Asti sono rimasti solo una quarantina di operai che lavorano per i cinesi in un altro stabilimento. La vecchia sede è deserta da anni e così lo è il cortile in cui sorge il monumento. Ogni anno bisogna chiedere con molto anticipo il permesso alla proprietà cinese di poter entrare per mezz’ora, in quell’unico giorno, per ricordare il sacrificio degli operai nella guerra di Liberazione.
Per questo è importante che quel monumento venga spostato, lasci il deserto della fabbrica e torni a raccontare a tutta la città quello che rappresenta.
Ma qui si aprono diverse soluzioni.
Da una parte Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) e Cgil che vorrebbero ricollocarlo nel giardino antistante il Circolo Way Assauto. «Rimarrebbe sempre in un luogo molto legato alla Waya – spiega Paolo Monticone presidente Anpi di Asti – non distante dalla sua storica sede e siamo sicuri che il circolo se ne prenderebbe cura. In alternativa riteniamo che il suo posto ideale sarebbe ai giardini pubblici che, non a caso, si chiamano Parco della Resistenza dove già si trovano l’altro monumento ai Partigiani e quello in omaggio a Bona».
Di diverso avviso i sindacati Uil e Cisl.
«Pur apprezzando la disponibilità del circolo Way Assauto non si può dimenticare che si tratterebbe comunque di un’area non pubblica, con accesso solo ai soci – spiega Silvano Uppo della Uil – e ai Giardini pubblici sarebbe troppo lontano dalla sua sede storica. Noi e Cisl avevamo pensato al grande cortile ex Waya che si affaccia su corso Pietro Chiesa, aperto a tutti e vicino agli stabilimenti. Sarebbe anche l’occasione per riqualificare un angolo di quel parcheggio». Con una terza “scelta” che è quella di installarlo nella piccola area verde al fondo di viale alla Vittoria, all’incrocio con corso Pietro Chiesa.
Proprio la Uil pone però anche un problema squisitamente tecnico.
«Il monumento è realizzato con un’anima in cemento armato ricoperta da lastre di travertino – spiega ancora Uppo – Questo significa un alto rischio di cedimento durante il trasloco. A questo punto abbiamo incaricato un marmista astigiano affinchè ci faccia un preventivo per replicarlo, in tutto e per tutto, ma interamente in pietra, per renderlo indistruttibile. Stiamo aspettando l’analisi dei costi».

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