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Il caso

Asti: il negozio di cornici "chiude" per protestare contro il green pass obbligatorio

belle arti protesta green pass
Quella di Stefano Soriani è una decisione notevole, presa per protestare, pacificamente, contro una misura che ritiene sbagliata e ingiusta. Soriani, 60 anni, è il titolare del negozio di cornici "Belle Arti" di viale Partigiani 83, ad Asti. Attività che gestisce da 30 anni dopo averla rilevata dai suoi genitori. Per gli appassionati di arte il negozio di viale Partigiani è un punto di riferimento importante, ma da domani, venerdì 15 ottobre, qualcosa cambierà. Soriani ha deciso di chiudere al pubblico per buona parte della settimana per protestare contro l'istituzione obbligatoria del green pass sui luoghi di lavoro. Il negozio rimarrà aperto ai clienti solo nei giorni di venerdì e sabato «perché - spiega il titolare - mi sottoporrò al tampone solo una volta alla settimana, il giovedì». «Fino ad oggi ho sempre rispettato le regole anticovid: - continua - mascherina in presenza di altri, ho sempre igienizzato le cornici toccate dai clienti e permesso l'entrata in negozio a una persona alla volta. Ma l'obbligatorietà del green pass è un'altra faccenda considerato che il lavoro è la base della nostra democrazia. Mi viene imposto l'obbligo del green pass nonostante io lavori da solo, non abbia dipendenti e abbia sempre rispettato tutte le regole. Non è giusto». Sbaglia chi pensa che Soriani sia un "no-vax" perché, in realtà, è un "no a questo vaccino". «Non mi sono sottoposto al vaccino anticovid perché non lo ritengo come gli altri che ho fatto senza problemi. Ho fatto tutti i vaccini, ma dico no a questo che non è un vaccino. Abbiamo lavorato quando c'era davvero il pericolo di essere contagiati, ma ora che il rischio è molto più basso, ci impediscono di farlo. A queste condizioni non ci sto». Il titolare del negozio "Belle Arti" non vuole incitare ad alcuna rivolta violenta e prende le distanze da frange estreme di "no-vax", tipo quelle che hanno scatenato la guerriglia a Roma. «La mia è una forma di protesta molto semplice, ma ho già deciso che se questo obbligo dovesse durare a lungo, anche dopo il 31 dicembre, sarò costretto a chiudere definitivamente il negozio. Andrò a fare altro». [foto Billi]

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