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Attualità

Asti, l’Atc anticipa il rimborso danni da cinghiali, caprioli e ghiri per il 2019

Sono aumentati di oltre 42 mila euro rispetto al 2018. Il presidente Murgia chiede che la politica intervenga per soluzioni più efficaci

Userà il saldo dei danni del 2018

In piena stagione di colture e raccolti con un appello sempre più accorato degli agricoltori a trovare soluzioni di contenimento degli animali selvatici che continuano a devastare campi lavorati, l’Atc annuncia di poter cominciare a rimborsare i danni per quanto riguarda i danni denunciati nell’anno 2019.

Sono infatti stati accreditati nei giorni scorsi, da parte della Regione nei confronti degli Atc (Ambiti territoriali di caccia) i fondi relativi ai danni risalenti all’anno 2018. Per quanto riguarda l’Astigiano si tratta di una somma totale di poco più di 176 mila euro suddivisa in 59.405 euro per l’Atc Nord Tanaro e 116.862 per l’Atc Sud Tanaro.

Avendo già anticipato con fondi propri i danni agli agricoltori per l’anno 2018 l’Atc ha annunciato che utilizzerà questo nuovo accredito regionale per anticipare i danni per l’anno 2019.

Antonello Murgia, presidente

Cifre in crescita

Danni che sono tristemente in crescita.

Infatti nell’anno 2018 per quanto riguarda la zona a sud del Tanaro sono stati contati oltre 43 mila euro di danni provocati dai caprioli e il resto suddiviso fra danni riscontrati a carico di cinghiali e ghiri. Nella zona nord, invece, i danni sono stati fatti tutti dai cinghiali.

Nell’anno 2019 il totale dei danni è salito a 218 mila 500 euro, oltre 42 mila euro in più.

Una boccata di ossigeno per le aziende agricole

«In questo momento difficile per le nostre aziende agricole, soprattutto quelle legate alla viticoltura, questi fondi ci consentiranno di pagare parte dei danni riferiti al 2019 – ha commentato Antonello Murgia, presidente dei due ambiti Atc – A questo proposito voglio ringraziare per conto degli ATC che rappresento l’assessore all’agricoltura Marco Protopapa e il vicegovernatore Fabio Carosso, per aver mantenuto le promesse ed essere stati solerti nei pagamenti».

Tocca alla politica fare la sua parte

Il Presidente prosegue: «È arrivato il momento che la politica, a livello governativo centrale, faccia la sua parte. La scelta se aprire o chiudere la caccia, nei confronti di ciascuna di queste specie, deve essere lasciata a coloro che ne hanno diretta esperienza: gli agricoltori, che ne ricevono milioni euro di danni; gli automobilisti, che rischiano direttamente veicoli e incolumità personale; nonché le regioni e province che hanno il polso della situazione del proprio territorio».

E’ una piaga sociale

Perché, sottolinea Murgia, quella degli animali selvatici che provocano danni sta assumendo i contorni di una piaga sociale che va a colpire le fasce più deboli della popolazione, quelle che non possono neppure contare sul risarcimento danni che invece spetta alle aziende agricole. Si riferisce a famiglie che, per risparmiare, coltivano un orto domestico o agli automobilisti che si trovano l’auto distrutta in un incidente contro un cinghiale e magari non sono in condizioni di ripararla o sostituirla. E non tutti possono permettersi l’assicurazione apposita.

Nessuno vuole far scomparire le specie

Murgia non esclude che i provvedimenti possano esulare dall’attività venatoria in senso stretto: «Nessuno vuole l’eradicazione delle specie, di certo non i cacciatori. Comprendiamo l’attenzione e le cautele delle associazioni animaliste, ma quando parliamo di specie dannose per le colture, pericolose per l’incolumità degli automobilisti è importante mettere il buonsenso al primo posto. A soffrire a causa degli animali selvatici può essere un numero di persone molto più ampio dei soli agricoltori».

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