Asti, le testimonianze dopo la piena del Tanaro
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Asti, le testimonianze dopo la piena del Tanaro

La paura, la rabbia di essersi sentiti abbandonati, ma anche i ringraziamenti per chi ha portato aiuto agli astigiani finiti sott’acqua

«Un’emergenza gestita male e sottovalutata». Il giudizio che proviene da alcune famiglie alluvionate di Asti è univoco e riporta ad un recente passato: quello del novembre 1994. «Dopo 22 anni noi cittadini ci aspettavamo che le istituzioni avessero capito la lezione – è lo sfogo di Massimo Pagliano una delle 7 famiglie finite “a bagno” in via Recinto Ponte Tanaro Est, vicino a parco Lungo Tanaro – invece si continua a credere che il pericolo di un allagamento possa arrivare solo dal fiume ma si dimenticano del depuratore che se viene chiuso, così come è avvenuto giovedì notte, l’acqua torna indietro allagando case e campi». Per Massimo Pagliano, sposato e con figli, la mancata comunicazione da parte del Comune su ciò che stava avvenendo «è stata inaccettabile».

«Fino alle 23 di giovedì siamo rimasti in contatto diretto con il sindaco. Ci era stato garantito che tutto fosse sotto controllo. Per fortuna abbiamo avuto il buon senso di spostare le auto mobili e i motorini, altrimenti avremmo perso anche quelli oltre ai mobili e agli elettrodomestici. Qui l’acqua ci è arrivata in casa a 50 cm. Poi, abbiamo dovuto ripulire tutto da soli, non si è visto nessuno se non qualche volontario della Protezione Civile. Ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni».

Un senso di abbandono anche per Marinella Monacò il cui marito (con il cognato) gestisce la società agricola “Cascina Sardegna” di Trincere. Qui, a “mollo”, sono finiti 170 vitelli. «Un disastro, se il sindaco non chiederà lo stato di calamità naturale siamo rovinati – spiega con un groppo in gola Marinella– Oltre al metro d’acqua che ci è finito in casa e ai relativi danni economici dobbiamo fare i conti con la strada che ci collegava alla tangenziale e che dopo la piena del venerdì pomeriggio non esiste più. Se non verrà ripristinata in tempo breve non potremo riprendere la nostra attività economica e per noi sarà la fine».

Per Marinella l’unico sincero ringraziamento va ai volontari della Protezione Civile di Vercelli, di Asti, dell’AIB di Nebbiuno e di Oleggio. «Senza di loro domenica sera non avrei potuto coricarmi nel mio letto» spiega esausta.

Lucia Pignari

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