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Succederà venerdì mattina

Asti, l’indotto dei matrimoni scende in piazza: «Quando potremo ripartire?»

In piazza San Secondo ci saranno wedding planner, musicisti e cantanti, fotografi, videomaker, ristoratori, albergatori, noleggiatori di auto e animatori di eventi

La pandemia ha messo sotto scacco molte partite iva, ma l’indotto che gravita intorno all’organizzazione dei matrimoni è stato tra i più colpiti. Tra lockdown, zone rosse, nozze rinviate o del tutto annullate, l’indotto del “wedding” è alla canna del gas e molte aziende rischiano di non riprendersi più. È per questo motivo che venerdì prossimo, 26 marzo, in 31 piazze d’Italia si terrà una grande manifestazione di solidarietà per le aziende che lavorano nei matrimoni e negli eventi, ma anche una protesta da parte delle partite iva ferme a causa dell’emergenza sanitaria e delle restrizioni dettate dai DPCM che impediscono loro di lavorare. Restrizioni utili per arginare l’epidemia, ma che spaventano anche gli sposi tanto da convincerli a rimandare in tempi più felici le nozze.

“Insieme per il Wedding”, questo il nome del gruppo promotore, è apolitico/apartitico e nasce come supporto degli operatori autonomi del comparto che o non hanno visto ristori o, diversamente, hanno ottenuto sostegni per poche migliaia di euro. «Vogliamo una data certa di ripartenza dei matrimoni – raccontano i promotori della protesta che ad Asti hanno in Irene Bortolotti la loro referente – Dal 21 gennaio sono state consentite le crociere da effettuarsi in sicurezza, con l’espressa autorizzazione di festeggiare. Perché su una nave si può? ballare e in un matrimonio no? Perché su una nave si può? cenare tutti insieme e in un matrimonio no? Perché in crociera si possono fare escursioni, andare in palestra, pranzare tutti insieme mentre non viene consentito di celebrare un matrimonio? Perché all’interno di una nave possono convivere, riunirsi e festeggiare migliaia di persone e i matrimoni sono consentiti solo se il numero degli invitati non è superiore a 30? Perché non stabilire il numero degli inviati in proporzione alla capienza ed estensione delle strutture ricettive come suggerito nei nostri protocolli? Questi ultimi, inoltre, prevedono anche la possibilità di effettuare un tampone nelle 48 ore precedenti la cerimonia, tampone da estendere a tutti gli ospiti consentendo, in tal modo, di tracciare gli stessi».

Wedding planner, musicisti e cantanti, fotografi, videomaker, ristoratori, albergatori, noleggiatori di auto, animatori di eventi sono tutti sulla stessa barca pronti ad accettare il rischio di un fallimento «per incapacità? imprenditoriale, ma non – dicono – per responsabilità? del nostro Governo».

La richiesta che fanno è di aiuti concreti in base alla reale perdita del fatturato dell’ultimo anno: «Il fatturato del comparto dipende da una lunga programmazione che viene svolta in previsione di una data, – raccontano – mancando la quale avremo come risultato certo quello di andare incontro a un ulteriore anno di fatturato a 0 euro, con conseguenze ancora più drammatiche rispetto al 2020 e al fallimento di tutta la filiera».

Il giro d’affari

I promotori ricordano che in Italia si sta parlando di 90.000 aziende e partite iva, 1.000.000 di lavoratori regolarmente assunti e 150.000 lavoratori stagionali. Attività che occupano per l’83% donne con un giro d’affari, tra indotto primario e complessivo, di 67 miliardi di euro. Così i conti sono presto fatti: 183.000 spose iscritte su piattaforma on line accreditata stanno attendendo una data certa e continuano a procrastinare; il calo del fatturato medio delle aziende è intorno all’85%; i matrimoni religiosi, nel 2020, sono diminuiti dell’80% senza contare le perdite nell’indotto turistico.

«Il comparto wedding/cerimonie/event – concludono dal sodalizio – e? uno dei pochi che supporta il prodotto Made in Italy e dunque il manifatturiero italiano. Aziende e fatturati sani che devono solo ripartire. Saremo tutti insieme con un fazzoletto bianco in mano a conferma di una protesta pacifica e di un simbolo del wedding e delle sue indimenticabili emozioni».

La protesta ad Asti si svolgerà in piazza San secondo a partire dalle ore 10. Manifestazioni analoghe sono in programma ad Ascoli Piceno, Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Caserta, Catania, Cosenza, Cuneo, Genova, Lecce, Milazzo (ME), Milano, Napoli, Nuoro, Pescara, Pistoia, Palermo, Roma, Salerno, Sanremo, Sassari, Taranto, Trieste, Udine, Venezia, Vicenza e Viterbo.

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