I consiglieri di minoranza davanti al municipio
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Asti, minoranza all’attacco sui fondi PinQua: «Visione disordinata del futuro di importanti aree»

Quasi tutti i consiglieri di opposizione chiedono al sindaco di aprire un confronto sulle modalità di utilizzo dei 23 milioni di euro destinati alla città per migliorare la qualità dell’abitare

«Questi 23 milioni vanno a coprire le inefficienze storiche dell’amministrazione, la mancanza di cura per gli edifici popolari, i cantieri mai ultimati, le scuole escluse dal beneficio di fondi per l’edilizia scolastica. Dichiarano la morte definitiva di uno spazio educativo, il Trovamici, che il Comune non è stato in grado di gestire e riattivare nonostante le parole spese a favore delle famiglie e dei bambini; accontentano la proposta di palestre all’interno dell’Enofila dove solo poco tempo fa abbiamo buttato centinaia di migliaia di euro per costruire aule provvisorie che ci chiediamo se verranno smantellate».

Ad eccezione della consigliera comunale Angela Motta, da tempo “minoranza nella minoranza”, tutti i consiglieri di opposizione intervengono duramente su come saranno utilizzati i fondi dei bandi PinQua.
Angela Quaglia, Mario Malandrone, Maria Ferlisi, Luciano Sutera, Giuseppe Dolce, Mauro Bosia, Michele Anselmo, Massimo Cerruti, Davide Giargia, Giorgio Spata e Martina Veneto spiegano, in una lunga nota stampa, perché le scelte annunciate dal sindaco Rasero non sarebbero utili alla città, anzi creerebbero ulteriori problematiche.

«Crediamo che gli interventi previsti meritino, prima della fase di attuazione, un confronto molto ampio per evitare una progettazione che porti in sé una visione disordinata del futuro di importanti aree e di servizi utili alla città. Premesso – continuano i consiglieri – che sicuramente le case popolari Lina Borgo necessitano di interventi di riqualificazione, la realizzazione di un dormitorio maschile nell’ex Trovamici ci trova particolarmente perplessi. È un gettare la spugna su una struttura che ha segnato la storia educativa della città, è consegnare una problematica in più a spazi in cui già si concentrano problematiche sociali. Insomma è un po’ come concentrare la povertà in un unico stabile e abbandonare l’idea che servizi educativi e spazi di case popolari possano convivere».

I due edifici incompiuti a Praia che saranno completati con edilizia popolare

Anche per quanto riguarda i progetti per l’area del CPIA non c’è condivisione. «Se Il CPIA, da anni, reclama spazi scolastici adeguati al crescente numero di studenti e si dimostra sempre più capace di attrarre finanziamenti e risorse per l’insegnamento, connotandosi come un vero campus dell’inclusione, della coesione sociale e dell’intercultura, la collocazione di servizi legati alla sanità ne ostacolerebbe lo sviluppo che si sta verificando in questi anni. È evidente – sottolineano le forze di minoranza – che la struttura di piazza Da Vinci può avere solo una destinazione scolastica in cui far rifiorire laboratori, spazi culturali adibiti al mondo dell’istruzione permanente e utili per la crescita culturale della città. Ben poco ci azzecca la sistemazione, al suo interno, di un’area dedicata ai servizi per la salute e alla telemedicina, ai quali siamo interessati, ricordando però che esistono spazi inutilizzati presso la Casa di riposo Città di Asti, molto vicini all’Università (sede dei corsi di Infermieristica), e che è annunciato un recupero della ex maternità che può ospitare tali servizi. Ci chiediamo con quale visione si sia potuto pensare di accorpare servizi così diversi danneggiando una delle eccellenze astigiane».

Non va meglio per quanto riguarda l’ex Enofila, a sua volta interessata dai futuri cantieri.
«La creazione di aree adibite a palestra è un fatto a sé o invece si pensa di utilizzare la stessa Enofila e/o la ex Way Assauto per futuri poli scolastici? – domandano i consiglieri – A poche centinaia di metri, infatti, la Provincia ha già annunciato la nascita di uno spazio con palestre dedicato proprio al mondo scolastico: stiamo cercando di farci concorrenza tra Enti?»

Ma non è tutto. «Altro dubbio che poniamo è quello della pista ciclabile (finanziata anch’essa con questo progetto). Ci risulta – continuano dalla minoranza – che fossero già previsti altri fondi, di carattere regionale e nazionale, per il completamento e la risistemazione delle attuali piste ciclabili. Osserviamo poi che questi progetti servono a completare cantieri mai ultimati da parte dell’Agenzia territoriale per la casa, come il cantiere di via Ungaretti. Invece di pensare all’Enofila come a un futuro polo scolastico viene annunciato un progetto che non si capisce come si inserisca tra i progetti in atto, la collocazione delle scuole e i progetti futuribili. Su piazza Leonardo da Vinci anziché completare una cittadella dell’istruzione, della cultura e dell’inclusione si vanno a mischiare servizi: una cosa che ci stupisce perché non succederebbe per nessun’altra scuola. Insomma si usano fondi preziosi che difficilmente avremo in futuro per curare magagne e mancati interventi del passato. Noi crediamo che debbano essere convocate urgentemente le commissioni congiunte per discutere, prima dell’attuazione del progetto, di come usare bene e non in modo disordinato tali fondi, con una visione organica della città e del suo futuro».

«Non ci accontentiamo di interventi “buttati” senza logica qua e là – concludono – I soldi pubblici vanno spesi bene e ,soprattutto, nell’interesse generale. Non ci saranno, nel prossimo futuro, altri contributi statali così rilevanti».

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