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Asti: nel week end tanta gente in giro, anche senza mascherine

La preoccupazione del sindaco Rasero che potrebbe intervenire con un'ordinanza in vista del prossimo fine settimana

Asti: la voglia di uscire vince la paura del virus

E’ stato un primo week end tra luci e ombre quello che si è consumato ad Asti dopo la fine del lockdown. Sabato, bar e ristoranti hanno nuovamente accolto, garantendo il distanziamento minimo di 1 metro, i loro clienti, ma la voglia di tornare a rivedersi, ad assaporare un aperitivo insieme, dopo oltre 70 giorni, ha avuto la meglio e tanti sono stati i giovani che si sono riversati in strada. Molti hanno rispettato le regole, o tentato di farlo considerate le strette vie del centro storico, ma c’è chi ha dimostrato sprezzo del pericolo e una certa dose di incoscienza non indossando alcuna mascherina e non rispettando il distanziamento sociale. Un rischio che Asti non può correre perché la fine del lockdown non ha sancito la fine dell’epidemia e se la curva dei contagi dovesse risalire, l’area cittadina potrebbe finire in una zona rossa.

I timori del sindaco Rasero

«Molti non hanno tenuto un comportamento rispettoso delle prescrizioni e parlo soprattutto dei cittadini, non dei ristoratori – commenta il sindaco Rasero – Se tutte le persone in giro avessero indossato la mascherina sarebbe andata meglio, ma d’altronde anche la comunicazione del Governo non è stata molto chiara: si consiglia, non si obbliga, di indossarle all’aperto forse perché non ce ne sono per tutti. Adesso faremo delle valutazioni per capire cosa si potrà fare per abbassare i rischi di ripresa dei contagi». Claudio Bruno, direttore dell’Ascom, fa un bilancio abbastanza buono del primo week end: «Tra ristoratori e baristi c’è chi è stato contento e chi deluso perché non ha coperto i costi vivi, ma è chiaro che ci troviamo davanti a una nuova situazione che ha bisogno di tempo per carburare». Per Andrea Visconti, presidente di Confcommercio Asti, « tra i gestori dei locali c’è chi ha avuto un aumento del 70% degli incassi rispetto al semplice take away compensando, in parte, la mancata vendita delle colazioni agli studenti a causa delle scuole chiuse».

[Foto Maria Grazia Billi]

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