Dopo qualche mese di silenzio e lavoro degli avvocati civilisti, oggi, domenica, arriva la scadenza del pagamento del conguaglio per l’esproprio di Collina Volta – via Spandre.
Una vicenda che arriva da molto, lontano, oltre 30 anni, quando la cessione della vasta area destinata alla costruzione di abitazioni residenziali in Peep (Piani di edilizia economica agevolata) aveva portato ad un lunghissimo contenzioso fra gli eredi della proprietà del terreno e il Comune di Asti che aveva proceduto all’esproprio.
Anni di causa civile, con “andate e ritorni” nei vari gradi di giudizio con sentenza di Cassazione definitiva del gennaio 2024.
Una sentenza che parla chiaro: agli eredi della proprietà vanno ancora circa 1 milione e 700 mila euro per la differenza di valore indicato in allora (nell’anno dell’esproprio 1992) e quello accertato al termine della causa. Cui aggiungere circa un milione di euro di interessi legali, 74 mila euro per l’occupazione abusiva di tutti questi anni e poco meno di 200 mila euro di spese legali.
Cifra che il Comune, ad aprile di quest’anno, ha chiesto a tutti i nuovi proprietari di ville ed appartamenti, chiamati, in solido, a saldare il conguaglio.
Ma in tanti non ci stanno e hanno affidato agli avvocati l’opposizione a questo pagamento.
Prendendone uno ad esempio, sono contenuti tutti i motivi per i quali i nuovi proprietari non ritengono di dover tirare fuori questi soldi.
Il primo motivo è quello che riguarda gli atti di acquisto dalla cooperativa nell’ottobre del 2014. A quella data, ai nuovi proprietari non era stato detto nulla della vertenza ancora in corso fra Comune e proprietà e loro, in buona fede, avevano corrisposto un prezzo che intendevano definitivo.
Il Comune ha detto, anche ad un’assemblea pubblica, di essere tenuto per legge a rientrare di quanto già anticipato a seguito della sentenza.
Ma l’avvocato sostiene che l’obbligo di conguaglio grava solo sul concessionario (in questo caso la cooperativa) e non sull’acquirente finale. Che, peraltro, non ha avuto alcuna possibilità di partecipare al lungo contenzioso fra Comune e proprietà per trovare eventuali soluzioni meno onerose.
In realtà una clausola parla genericamente di un obbligo a pagare eventuale conguaglio del costo delle aree fondiarie, ma è ritenuto un impegno ampissimo, non è mai stato negoziato e trattato specificatamente e, a conti fatti, risulta troppo oneroso per essere rispettato.
Quindi i proprietari attuali di ville e alloggi puntano a non pagare nulla. Al più, volendo invece riconoscere al Comune il diritto di riscuotere, si dichiarano disponibili al solo pagamento della differenza del costo delle aree espropriate nel 1992, senza nulla dare di interessi, occupazione di suolo pubblico e interessi legali.