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Asti, «Perché non è più aperto il Museo del Risorgimento?»

La consigliera di minoranza Angela Quaglia denuncia il caso, ma l'assessore Imerito spiega che tornerà visitabile già dalla prossima settimana

Il “giallo” denunciato dalla consigliera Quaglia

E’ tutta incentrata sul Museo del Risorgimento e annesso rifugio antiaereo, entrambi ospitati a Palazzo Ottolenghi, l’ultima querelle politica scoppiata in Comune.

Il casus belli è la “chiusura” del museo, inaugurato nel 2011 per festeggiare i 150 anni dall’Unità d’Italia, poi allargatosi con l’allestimento del vicino Museo Nazionale della Divisione italiana partigiana “Garibaldi”. Chiusura denunciata dalla consigliera di minoranza Angela Quaglia (CambiAMO Asti) per mezzo di una vivace lettera di protesta inviata ai giornali. «Con grande rammarico – racconta – ho scoperto da qualche tempo che il museo è stato chiuso e che l’umidità di risalita sta completando la distruzione di un vero e proprio gioiellino che costituiva già un primo tassello del recupero di Palazzo Ottolenghi, nell’ambito del “quadrilatero della cultura” nella zona di corso Alfieri tra piazza Roma e piazza Cairoli. Dopo aver passato alla Fondazione Asti Musei tutto (o quasi) il patrimonio culturale astigiano, la nostra Giunta ha pensato di disfarsi (lasciando che il tempo faccia la sua parte) della restante parte del patrimonio. E’ questa l’attenzione che la Giunta riserva alla cultura?»

E chiama in causa l’assessore alla cultura Imerito

Per Angela Quaglia l’aspetto più inspiegabile sarebbe il ruolo dell’assessore alla cultura Gianfranco Imerito «appassionato di storia che era stato, con la sottoscritta, un convinto sostenitore della creazione del Museo del Risorgimento quando la Giunta era guidata da Galvagno e io ero assessore ai lavori pubblici».

Il Museo del Risorgimento e i plessi attigui non sono gestiti dalla Fondazione Asti Musei, ma direttamente dal Comune e, come riportato dal cartello affisso alla porta d’ingresso, si possono visitare solo nei giorni di sabato o domenica, oppure su appuntamento. La chiusura in parte c’è stata, provocata, nel rifugio antiaereo, da problemi di infiltrazioni d’acqua causati, sembra, dalle piogge della scorsa estate. Anche la nota mancanza di personale, che aveva convinto la precedente amministrazione ad affidare all’Associazione Bersaglieri l’apertura del plesso, non ha aiutato a risolvere le criticità. Certo, non si tratta del primo museo cittadino per numero di visitatori (5.210 accessi nel 2017), ma resta un polo culturale utile a scoprire particolari e curiosità del Risorgimento astigiano.

Imerito: «Il museo non è mai stato completamente chiuso»

E’ per questo che l’assessore Gianfranco Imerito non ha perso tempo nel rimandare al mittente le accuse della consigliera Quaglia precisando che «il Museo del Risorgimento non è mai stato completamente “chiuso”, perché aperto su appuntamento dall’Istituto per la Storia della Resistenza e dall’Ufficio Musei».

«Il sindaco Rasero e io, grandi appassionati di storia, abbiamo sempre dato prova di attenzione e sensibilità verso questo museo – continua l’assessore – Attenzione dimostrata anche con l’accettazione di una nuova donazione di due litografie della serie “Storia del Risorgimento Italiano”, ideate e stampate in un periodo compreso all’incirca tra il 1878 e il 1917 e destinate all’affissione nelle scuole per scopi didattici».

E’ aperto o no?

Ma, in definitiva, il museo è visitabile o no?

Anche su questo l’assessore replica senza indugi: «Bastava una telefonata in assessorato per sapere che, a partire dal primo fine settimana di aprile, il Museo del Risorgimento e quello della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi saranno aperti al pubblico grazie alla disponibilità manifestata dall’Associazione Culturale l’Altra Asti».

L’accordo verrà ratificato in Giunta martedì con l’approvazione della convenzione che affida al sodalizio il presidio e la sorveglianza del museo nelle giornate di sabato, domenica e nei festivi «ritenuto – aggiunge l’assessore – che in questo modo si realizzi una sinergia virtuosa, indispensabile in un momento di grandi difficoltà finanziarie, tra un’associazione no profit e il Comune». Resterà comunque possibile la visita, su appuntamento, grazie all’ISRAT e all’ufficio Musei.

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