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Asti Pride: il caso del sottopassaggio “conteso” finisce in Consiglio comunale

Quattro consiglieri di minoranza interpellano il sindaco mentre gli accusati replicano: "Spiace aver provocato il mal di pancia a qualche gendarme della memoria" - Nel caso interviene anche un felino

Asti: i consiglieri di minoranza interpellano il sindaco sull’affidamento dei lavori di riqualificazione all’associazione “Sole che sorgi”

Giovedì sera l’associazione “Sole che sorgi”, coordinata dal presidente Franco Chezzi, ha tenuto una riunione tra i tesserati per discutere sul caso che sta tenendo banco da alcuni giorni: l’assegnazione dei lavori di riqualificazione del sottopassaggio di piazza Marconi alla stessa associazione, ma in condivisione con un altro sodalizio “ideologicamente” distante: Asti Pride.

Una scelta salomonica, voluta dal sindaco Rasero, che, questa volta, non soddisfa l’associazione Asti Pride che per prima si era proposta di riqualificare il sottopassaggio di piazza Marconi, imbrattato da ogni genere di scritta. L’intenzione di Asti Pride era riqualificarlo con i colori dell’arcobaleno per ricordare le rivendicazioni della comunità LGBTQI e per commemorare il primo Asti Pride avvenuto nel 2019.

Poi anche l’associazione “Sole che sorgi”, culturale negli intenti, ma su cui si è aperta una querelle per una serie di post dalle ideologie molto vicine alla Destra pubblicati sulla pagina Facebook, ha chiesto al Comune di riqualificare la stessa area. Tra questi post spicca quello con la foto di una targa commemorativa a ricordo di Benito Mussolini e la scritta: “Oggi l’associazione compatta come un unica Legione si è recata a Dongo e S. Giulino di Mezzegra” (Giulino di Mezzegra è il paese dove furono giustiziati Mussolini e Claretta Petacci il 28 aprile 1945). Da qui la scelta di Asti Pride di fermare tutto e ritirare il suo progetto.

“I valori promossi dall’altra associazione culturale sono distanti dai nostri e crediamo che condividere quello spazio sia impossibile – commenta Patrizio Onori, vice presidente di Asti Pride – Quindi ritiriamo il nostro progetto perché avremmo preferito che l’amministrazione scegliesse uno o l’altro, ma non l’ha fatto. Ci chiediamo se prima di concedere spazi pubblici il sindaco approfondisca quali siano gli ideali e valori promossi dalle varie associazioni”.

Come se ciò non fosse sufficiente a innescare la querelle, le parole del vice sindaco Marcello Coppo (“Avrei scelto subito il progetto di quelli che coloreranno il sottopassaggio con la Bandiera Italiana – commenta riferendosi a “Sole che sorgi” – e che hanno una concezione di Dio, Patria e Famiglia ancora come si deve, rispetto agli altri i quali, non rispettando le idee avverse, denotano squadrismo culturale e intolleranza”) hanno gettato benzina sul fuoco tanto da far diventare il caso più politico che culturale.

L’interpellanza in Consiglio comunale

Così i consiglieri comunali di minoranza Mauro Bosia, Michele Anselmo, Mario Malandrone e Angela Quaglia hanno depositato un’interpellanza al sindaco per capire come sia nata la proposta dell’associazione “Sole che sorgi” e quali siano state le valutazioni fatte dall’amministrazione prima di affidarle metà sottopassaggio.

Gli stessi consiglieri comunali, nell’interpellanza, evidenziano che la pagina Facebook dell’associazione “Sole che sorgi” non manca di esternare “contenuti razzisti, neofascisti e di apologia del regime fascista” e che “la Costituzione della Repubblica Italiana, e di conseguenza tutte le sue istituzioni, è nata dall’antifascismo ed è ispirata da valori che sono nettamente antitetici a quelli propugnati dall’associazione Sole che sorgi”.

Malandrone, Bosia, Anselmo e Quaglia ricordano all’amministrazione Rasero che “le leggi Scelba e Mancino condannano e sanzionano gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo e l’incitamento alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, nonché l’utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici” e, nell’interpellanza, chiedono al sindaco Rasero, che è anche presidente del Comitato Antifascista Cittadino, “se ritenga che gli scopi ed i fini istituzionali dell’associazione Asti Pride e quelli dell’associazione Sole che sorgi siano da valorizzare con pari dignità; se non ritenga di contraddire pesantemente i suoi valori antifascisti, le sue posizioni a favore delle istanze LGBTQI, pubblicamente esposte durante la parata del 6 luglio 2019, e la sua volontà di avere Liliana Segre quale cittadina onoraria di Asti dando questo spazio ad un’associazione apertamente neofascista; se non ritenga di dover tornare immediatamente sui suoi passi non concedendo tale spazio a Sole che sorgi e renderlo invece a totale disposizione dell’associazione Asti Pride per la realizzazione del progetto presentato il 9 giugno”.

La replica del presidente Chezzi: “Dispiace aver creato qualche mal di pancia a qualche gendarme della memoria”

Appena esploso il caso, il presidente dell’associazione “Sole che sorgi”, Franco Chezzi, aveva replicato alle accuse dell’Asti Pride con queste parole: “L’associazione non è politica perché è nata per organizzare eventi, presentazione di libri, dibattiti, proiezioni cinematografiche che vogliono raccontare certi momenti della storia d’Italia anche guardando ad una sorta di lato B della vicenda. In ogni caso non siamo negazionisti o cose di questo genere. La foto contestata sulla pagina Facebook  è stata scattata durante una gita nei luoghi della fine della Seconda Guerra Mondiale, della caduta e dell’arresto di Mussolini. Lì anche il Comune di Dongo organizza gite culturali con delle guide lungo gli itinerari dei luoghi storici, ma l’attività della nostra associazione non ha nulla a che fare con ideologie del Ventennio Fascista e mai succederà che durante futuri eventi, organizzati da noi, prenderemo posizioni che lo possano far pensare”.

Il logo dell’associazione Sole che sorgi

Ora, dopo la presentazione dell’interpellanza e le accuse mosse sui social, Chezzi aggiunge: “Era mia intenzione partecipare alla conferenza di Asti Pride lunedì pomeriggio, ma non voglio prestare il fianco ad ulteriori strumentalizzazioni e quindi ne convocherò un’altra entro giovedì prossimo. Ma ribadisco con forza che non siamo in nessun modo persone riconducibili ad aree neofasciste, non abbiamo frequentazioni né amicizie con altri schieramenti politici di destra, come Forza Nuova o Casa Pound, e che il nostro Consiglio direttivo è composto da persone più che stimate, alcune che hanno lavorato nella pubblica amministrazione. Siamo stati tirati in ballo in questa vicenda contro la nostra volontà, ma se abbiamo provocato il mal di pancia a qualche gendarme della memoria mi preme ricordare che, anche se ancora per poco, in Italia vige la libertà di manifestare idee contrarie al politicamente corretto”.

Chezzi si dice anche pronto a lanciare una sorta di pubblico dibattito “con chiunque sia disposto a confrontarsi con noi – spiega – anche con chi ha idee molto differenti dalle nostre”.

Nella querelle fa la “comparsa” la Gatta Libera

Nel frattempo il caso del sottopassaggio è diventato virale sui social, ma ancora di più lo sono diventate le parole del vice sindaco Coppo su “Dio, Patria e Famiglia” che hanno ricevuto contestazioni dagli ambienti vicini al Pride, ma anche una risposta più originale affidata alla Gatta Libera.

Su Facebook è comparsa, infatti, la pagina di “Una gatta libera” che, a suo modo, prende una posizione in favore della comunità arcobaleno tirando per la giacchetta il vice sindaco Coppo pronto, a sua volta, ad intervenire con un nuovo post replicando direttamente al felino.

Insomma, quanto basta per creare un caso che supererà i confini di Asti dal momento che la comunità LGBTQI ha intenzione di spiegare tutti i retroscena della vicenda nella conferenza stampa pubblica che si terrà lunedì, alle 18, nei pressi del sottopassaggio di piazza Marconi. Tutti sono invitati, amministratori, cittadini, curiosi… anche i gatti.

IL TESTO DELL’INTERPELLANZA PRESENTATO DAI CONSIGLIERI DI MINORANZA

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