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Asti, quando Gianni Goria salvò Draghi: Craxi lo voleva cacciare per il prestito alla ferrovia sudamericana

Nelle pagine della storia della politica nazionale un episodio di matrice astigiana che riguarda il nuovo premier

Il ricordo riemerge, nitido, dall’archivio della memoria di chi, a cavallo degli Anni ’80 e ’90, seguiva la politica nazionale che aveva come uomo di punta un astigiano; Giovanni Goria. Protagonista, suo malgrado, di un fatto che determinò la carriera del nuovo premier Mario Draghi. A raccontare il caso, inedito, sono Stefano Zunino, responsabile comunicazione della Coldiretti Asti, e Marco Goria, figlio dell’ex primo ministro democrisiano.

Gianni Goria e Carlo Azeglio Ciampi durante una visita alla Zecca dello Stato

«Era il 1983 quando Draghi fu chiamato dall’allora Ministro del Tesoro, Giovanni Goria, come consulente economico. Fino a quel giorno Draghi era concentrato sulla carriera accademica. Fu proprio Goria a instradarlo verso l’alta finanza, soprattutto dopo un anno che lo aveva al suo fianco, quando lo nominò rappresentante dell’Italia nella Banca Mondiale».
Episodio che, in questi giorni, alcuni testimoni dell’epoca hanno ricordato, anche con grande affetto, verso Giovanni Goria; da Bruno Tabacci, capo della segreteria tecnica di Goria, a Renato Brunetta, consulente economico di Craxi, e Innocenzo Cipolletta, chiamato al Ministero insieme allo stesso Draghi. «Nessuno si è però soffermato su un fatto ben più determinante, ovverosia su quando Goria salvò Draghi dalle grinfie di Craxi» è il sorprendente amarcord di Zunino.
A riproporlo, in esclusiva per i lettori de La Nuova Provincia, Marco Goria, figlio del compianto Ministro e presidente del Consiglio. Un fatto che avrebbe cambiato la storia.
«Dopo circa un anno dalla sua nomina – spiega Marco Goria -, la Banca Mondiale approvò un progetto di recupero della Transandina, la ferrovia che attraversava le Ande dall’Argentina al Cile di Pinochet». Il generale, come si sa, era particolarmente inviso a Bettino Craxi «che pretese le dimissioni da parte di Mario Draghi, evidentemente per non aver posto particolare resistenza a tale finanziamento. A difesa del futuro governatore della Banca Europea si schierò proprio Giovanni Goria che minacciò di dimettersi dal governo se Bettino Craxi non avesse ritirato la richiesta di defenestrazione di Draghi» è la narrazione di Sefano Zunino. «La stessa mossa di mio papà – ricorda il figlio Marco – a difesa di Mario Draghi fu attuata da Carlo Azeglio Ciampi, pronto a dimettersi dalla Banca d’Italia di cui era il governatore prima di diventare presidente della Repubblica». Di fronte al rischio di perdere in un solo colpo il «Ministro del Tesoro e il governatore della Banca d’Italia, Craxi ritirò la richiesta di dimissioni e Draghi rimase al suo posto» chiosa il responsabile Coldiretti.
L’esperienza vissuta da Draghi come consulente economico del Ministro del Tesoro Goria nel 1983 «credo sia stato un passaggio certamente molto utile per la sua formazione – ha dichiarato Innocenzo Cipolletta in un’intervista al quotidiano on-line “Formiche” -. Quell’esperienza gli dette la possibilità di passare dall’accademia, da cui proveniva, all’amministrazione che avrebbe poi caratterizzato tutta la sua carriera, dalla Banca mondiale alla direzione generale del Tesoro, dalla presidente della Banca d’Italia a quella della Banca centrale europea».

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