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Asti: «Rasero non ha alcuna visione di città e le sue politiche non funzionano»

Mancanza di visione e di progettazione, ma si contesta di aver scritto un bilancio in maniera ragionieristica

La minoranza commenta il bilancio di previsione e lo boccia su tutta la linea

Impegni mai mantenuti, obiettivi mancati, assenza di chiarezza, di carattere e di considerazione per la città. Sono questi alcuni dei motivi per cui il bilancio comunale di previsione 2020, appena approvato, è stato invece bocciato dalle minoranze.

«Abbiamo un sindaco tuttofare – ha esordito Angela Quaglia (CambiAmo Asti) – onnipresente ma privo di qualsiasi visione strategica; nel bilancio non sono stati affrontati problemi importanti come turismo, cultura, lavoro, sviluppo. Questa giunta ha rinunciato a molte opportunità delegando la cultura alla Fondazione Asti Musei, il turismo agli albesi, il commercio alle associazioni di categoria e sulla questione nomadi, da “fuoco e fiamme”, si sono ridotti a “fuoco e fumi”, manca la capacità di studiare i problemi e trovare le soluzioni. Per quanto riguarda l’ISRAT, monitorerò attentamente l’evolversi della vicenda».

Pensieri simili anche negli altri esponenti di minoranza: «Sono stati fatti tagli su tutto tranne che sulle spese degli organi istituzionali – ha sottolineato Mario Malandrone (Ambiente Asti) – e le poche riduzioni fatte hanno semplicemente riportato le tariffe ai livelli 2017, non si parla di investimenti per tematiche ambientali, agricoltura, politiche giovanili, servizi sociali, frazioni; la posizione, per quanto riguarda i patti parasociali con ASP, non è chiara e sulla questione culturale ci stupisce la questione delle tariffe museali poco sociali e la tassa di soggiorno destinata, per 90.000 euro, ad ATL ma che non ha creato sviluppo o miglioramento».

«Mancanza di una pianificazione reale»

Mancanza di pianificazione, bilancio tecnico piuttosto che politico è stato anche detto: «Durante il Consiglio comunale, Rasero ha dimostrato una totale mancanza di interesse verso i temi trattati – ha aggiunto Beppe Passarino (Uniti si può) – e voglia di chiudere in fretta il confronto; abbiamo sperato in una convergenza sui temi dell’ISRAT e Avviso Pubblico che invece non c’è stata, sembrava di essere in un teatrino dove ognuno era regista di se stesso, il tutto senza approfondimenti e ruoli propositivi».

Massimo Cerruti dei 5 Stelle ha dato dei “copioni” agli attuali amministratori: «Oltre a non avere idee – ha detto – si limitano a scopiazzare da Alba la promozione turistica, da Siena il Palio, per lo smantellamento del campo nomadi sono andati a Pisa e a proposito di Palio, il sindaco non vuole prendere atto che il suo Palio non funziona e che sta diventando un “pacchetto turistico” invece che rimanere una festa della città. Anche la fiera del tartufo o i mercatini di Natale sono manifestazioni ormai affossate e le risorse non vengono utilizzate per divulgare il nome di Asti nel mondo. Per quanto riguarda i temi più seri – ha continuato Cerruti – sono lacrime e sangue, nulla sull’ambiente, il piano del traffico sembra morto in partenza, e sul fronte partecipate, ASP e teleriscaldamento si ravvisa un fallimento così come i tanti progetti sugli edifici come l’ex ospedale che sono rimasti tali».

«A proposito di turismo – ha soggiunto Giorgio Spata (5 Stelle) – il denaro della tassa di soggiorno non è stato investito in opere di rafforzamento ma in pubblicità su non sappiamo cosa».

«Dalle ruspe a 25.000 euro per farli andare via»

«Non c’è una visione di città – ha detto Michele Anselmo (Uniti si può) – sono stati fatti passi indietro, non ci sono state risposte e alcuni consiglieri non erano preparati nemmeno sui loro emendamenti; per quanto riguarda i rom si è passati dalle ruspe a una “mancetta” di 25.000 euro per fargli abbandonare i campi. Un bilancio un po’ così dove anche per lo sport non sono stati destinati fondi».

Maria Ferlisi del PD ha raccontato di come il sindaco abbia scavalcato il presidente del consiglio Boccia, proponendo ai capogruppo il ritiro della pratica di Avviso Pubblico in cambio di una serata di consiglio che costa 1.200 euro: «Una sorta di ricatto – ha denunciato Maria Ferlisi – che ci ha lasciati basiti; un bilancio partito male anche per questo fatto quindi, dove non c’è carattere, né futuro, dove manca la capacità di interloquire e che non si può emendare. Non si è parlato di lavoro e non si sono visti progetti importanti per i lavori pubblici i cui problemi li abbiamo sotto gli occhi: strade rotte, buche e nessuno che si preoccupa di dare retta alle segnalazioni dei cittadini. Con la pratica dell’ISRAT poi, abbiamo visto una destra che si è astenuta. Adesso è il tempo dell’impegno mentre la maggioranza è assente sulle tematiche importanti e preferisce l’apparenza».

«Siamo diventati la stampella di Alba»

«Da chi governa ci si aspetta l’attuazione delle promesse per cui sono stati eletti – ha rincarato Angela Motta di Italia Viva – non l’approvazione di un bilancio in modo tecnico. Asti è una città che soffre per la deindustrializzazione ma, ad oggi, anche se il sindaco aveva detto “porterò nuove aziende sul territorio”, non c’è stata nessuna riqualificazione della nostra città. E, se dal punto di vista turistico, richiamiamo turismo anche a livello internazionale, non c’è ricaduta economica quindi la fondazione Asti Musei non sta dando i risultati sperati come anche l’ATL in cui noi avevamo chiesto di includere l’Alessandrino per avere un ATL dell’Unesco. L’unico risultato è stato diventare la stampella di Alba. C’è carenza di investimenti, non si faranno ristrutturazioni dei Palazzi storici per mancanza di fondi, abbiamo bisogno che l’Asp, braccio monco del Comune, faccia contratti di servizio per pulire la città e per la raccolta rifiuti, servono più telecamere per la sicurezza, per quanto riguarda il commercio si continua a parlare dello spostamento del mercato ma nessuno sa quando e dove, mancano risposte sul futuro del Mercato Coperto che potrebbe invece diventare un punto di riferimento o sull’ex Ortofrutta ormai abbandonata ma, questi, non sono argomenti tra le priorità dell’amministrazione. Nella prima serata – ha ironicamente concluso Angela Motta – Rasero ha chiesto “l’onore delle armi” non sapendo, forse, che lo si dà agli sconfitti, insomma anche qui ha sbagliato. O intendeva “riconoscetemi la buona volontà” oppure, a metà mandato, siamo già arrivati a una resa quando quello che serve è semplicemente molto coraggio in più».

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