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Il piano di abbattimento della Provincia

Asti, spari ai piccioni solo se fanno danni alle aziende agricole

Molti dettagli sono emersi durante l’affollato corso di formazione dei cacciatori che vogliono abilitarsi.

Un primo corso di formazione, quello che si è tenuto mercoledì scorso in Provincia per i cacciatori che vogliono mettersi a disposizione per attuare il piano di contenimento dei piccioni varato nell’estate dalla Provincia.
Con un po’ di precisazioni che danno risposte a chi ha paragonato il territorio astigiano come un nuovo far west dove è possibile sparare in volo agli uccelli in qualunque momento e luogo.

La prima precisazione, già riportata ma ribadita, è quella del doppio binario del piano di contenimento.
Da una parte quello che riguarda gli interventi da fare nei centri urbani: oltre alle sistemazioni di reti e ogni altro materiale che impedisca la posa e la cova dei piccioni, è previsto l’uso di gabbie per la loro cattura. Con una attenzione particolare ai tanti che negli ultimi anni hanno installato i pannelli fotovoltaici sul tetto: sono diventati un rifugio ideale per la nidificazione dei piccioni.

Le gabbie possono essere richieste alla Provincia, che ne ha diverse in dotazione (e che di fatto sono già state esaurite dalle domande arrivate dai Comuni) oppure possono essere acquistate dalle varie amministrazioni comunali sul territorio che hanno il problema di debellare massicce concentrazioni di piccioni in determinate aree. Le stesse gabbie possono essere date in uso temporaneo ai privati cittadini che si trovino a dover fronteggiare l’invasione dei piccioni sulla loro proprietà. Perché, e questa è la seconda importante precisazione, l’abbattimento con arma da sparo è consentita solo sui terreni e nelle pertinenze di aziende agricole in possesso di due requisiti.

Il primo è la dimostrazione di danni subiti dai piccioni (semi beccati in campo e affollamento sulle mangiatoie degli animali da allevamento con rischio di trasmissione di patologie ne sono l’esempio più comune).
Il secondo requisito è la dimostrazione di aver provato prima con tutti gli altri metodi non cruenti (gabbie, mangime sterilizzato, dissuasione sonora, occlusione di accessi) che non hanno dato risultati. Solo allora, dopo aver messo per iscritto questi due requisiti, possono richiedere l’intervento in autodifesa dei cacciatori autorizzati e solo sui terreni di proprietà o in affitto.

Restano dunque fuori dalla possibilità di abbattimento dei piccioni con arma da sparo, tutte le proprietà di privati cittadini in città e in zona rurale.
Per i quali, come detto, vale solo la cattura tramite gabbie (autorizzate dalla Provincia) all’interno delle quali viene lasciato un mangime per attirare i volatili.

La Provincia, ha sottolineato il consigliere delegato Davide Migliasso, ha previsto l’istituzione di referenti comunali per le catture con gabbie che avranno, fra gli altri compiti, anche quello di visionarle regolarmente per liberare eventuali uccelli “non bersaglio” che vi finiscano dentro. Inoltre, sempre la Provincia pubblicherà on line un elenco di cacciatori che hanno frequentato il corso e dunque sono abilitati all’abbattimento dei piccioni su richiesta delle aziende agricole. Ancora, sono previsti dei censimenti ripetuti a distanza di pochi mesi per monitorare l’andamento del piano.

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