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La storia

Asti, “sventato” un matrimonio precoce e combinato con una studentessa

Una studentessa astigiana è stata aiutata a fuggire dal Paese africano in cui si trovava per convolare a nozze con un marito scelto dalla famiglia.

La storia è emersa durante l’incontro del Questore di Asti, Marina Di Donato e di Monica Tosin dello Zonta Club di Asti con gli studenti di alcune classi di Liceo Classico, Istituto Professionale Sella e Liceo Artistico su invito della dirigente Maria Stella Perrone.
Il tema dell’incontro era quello dei matrimoni precoci e la vicenda raccontata dal Questore ha fatto comprendere come sia un tema vicino a tutti noi. Anche più di quanto si possa pensare.
Infatti ha raccontato la vicenda di una giovane donna di origini africane ma già con cittadinanza italiana. La ragazza è stata costretta, contro la sua volontà, a tornare nel Paese di origine della famiglia per sposare un uomo scelto dai suoi parenti, in un matrimonio combinato.
Le notizie iniziali sulla sua situazione sono arrivate proprio dalla scuola che lei stava frequentando ed è partita una catena di protezione che ha coinvolto le forze dell’ordine e il Ministero degli Esteri. Grazie alla collaborazione di tutti, la ragazza è stata “salvata” dal matrimonio non voluto, è riuscita a rientrare in Italia dove ha continuato a frequentare la scuola e vivere una vita senza le costrizioni della sua famiglia.
Famiglia con la quale la ragazza ha interrotto tutti i rapporti, trovandosi in una situazione di totale “scopertura” sia dal punto di vista abitativo che da quello economico.
Ed è qui che lo Zonta Club è intervenuto con un importante sostegno. Ha trovato una persona che ha “adottato” la ragazza, pagandole tutte le spese per un alloggio in cui la ragazza vive e l’erogazione di un assegno mensile che serve a soddisfare tutte le sue esigenze di vita.
L’appello finale è stato quello a tutti gli studenti affinchè si informino su eventuali assenze “sospette” delle compagne di banco.

Più frequenti di quanto non si creda. E la difficoltà dei ricongiungimenti non aiuta

Quello dei matrimoni combinati e precoci è un fenomeno molto complesso che riguarda anche Asti. A spiegarlo è Alberto Mossino, presidente del Piam, realtà che si occupa da molti anni di immigrazione.
«Notiamo un aumento di arrivo di donne da Guinea e Costa d’Avorio che raggiungono l’Europa già promesse spose a connazionali – racconta – Arrivano a Lampedusa via Tunisia e spesso vengono intercettate a Ventimiglia dove tentato di andare nei Paesi francofoni».
Quello dei matrimoni combinati è un fenomeno molto diffuso fra i migranti, qualunque sia il loro Paese di origine.
«Negli ultimi anni abbiamo avuto un’immigrazione soprattutto maschile – prosegue Mossino – Una volta qua subitosi sitemano con i documenti, trovano lavoro, casa e poi pensano a mettere su famiglia. Come è naturale che sia. Ma a quel punto hanno perso i contatti con fidanzate che avevano in patria e nelle vacanze che passano a casa non hanno abbastanza tempo per trovarsi una sposa, così incaricano la famiglia di farlo per loro».
Ma i ricongiungimenti per gli immigrati sono molto difficili. Così le future spose devono fare la stessa strada infernale dei loro futuri mariti finendo nelle mani dei trafficanti. Con tutte le conseguenze che ne derivano.
«Ci sono anche qui delle “classi di viaggio” – confida Mossino – Se i futuri sposi che vivono qui hanno un po’ di soldi da parte riescono a garantire un viaggio più sicuro alle ragazze. Ma sono pochi».
Quello che spesso non si conosce, è che non tutte le donne scelte per i matrimoni combinati sono contente di emigrare in Italia e vivere in un Paese diverso dal loro.
«Gli immigrati che vivono in Europa, hanno una casa e un lavoro, sono dei “partiti” molto appetibili nei loro Paesi di origine e sono tante le famiglie che offrono le loro figlie come mogli. Senza preoccuparsi di cosa pensano loro e soprattutto senza alcuna conoscenza diretta prima del matrimonio».
E questo non fa altro che creare future tensioni nelle nuove famiglie in Italia con litigi e conflitti che alimentano i casi di violenza domestica.
A complicare ulteriormente le cose vi è il contemporaneo conflitto fra mondo virtuale e mondo reale.
«Ci è capitato di venire a conoscenza di grandi “delusioni”. Ormai i ragazzini di tutto il mondo hanno in mano uno smartphone e le coppie si conoscono attraverso i social dove filtri e foto “ingannevoli” suscitano aspettative al punto da far partire le ragazze verso l’Europa per conoscere i fidanzati incontrati solo virtualmente. E quando arrivano qui si rendono conto che la realtà prospettata da foto, video, cose dette in chat era molto edulcorata ed è difficile tornare indietro».

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